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    Home » Non categorizzato » Il gruppo dei datori di lavoro del CESE contro la risoluzione sui salari minimi

    Il gruppo dei datori di lavoro del CESE contro la risoluzione sui salari minimi

    Votano in massa un "controparere" contro quello approvato a maggioranza sulla proposta della Commissione europea

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    25 Marzo 2021
    in Non categorizzato
    La sede del Cese, a Bruxelles

    La sede del Cese, a Bruxelles

    Bruxelles – Il Gruppo Datori di lavoro del Comitato economico e sociale europeo ha votato oggi in massa contro il parere della maggioranza del CESE sulla proposta della Commissione europea su “Salari minimi adeguati nell’Unione europea” e ha presentato un controparere, che sarà allegato al parere del CESE, in quanto ha raccolto più di un terzo dei voti, cosa che non è accaduta più che una manciata di volte nella nostra storia”, spiegano fonti del Comitato.

    “Siamo nel bel mezzo di una crisi pandemica senza precedenti e non abbiamo bisogno di una direttiva sul salario minimo che rischia di minare la contrattazione collettiva e aggiungere complessità alla ripresa e alla ricostruzione della nostra economia”, ha detto il presidente del gruppo Employers, Stefano Mallia.

    “Vogliamo una maggiore convergenza sui salari, compresi i salari minimi, che contribuirebbe a migliorare la coesione sociale ed economica, eliminare il divario retributivo di genere e migliorare le condizioni di vita e di lavoro, garantendo nel contempo condizioni di parità nel mercato unico”, ha affermato Mallia. “Ma spetta a ciascuno Stato membro decidere, in base alle condizioni nazionali, conformemente al rispettivo sistema di relazioni industriali”.

    Il gruppo dei datori di lavoro sottolinea nel suo parere contrario la preoccupazione che la politica europea del salario minimo legale possa potenzialmente avere effetti negativi sull’occupazione, soprattutto nel caso dei giovani e dei lavoratori scarsamente qualificati, e potrebbe aggravare la non conformità, il che potrebbe anche spingere a numero di lavoratori a basso salario verso l’informalità. Il lavoro sommerso porta alla concorrenza sleale e deteriora i sistemi sociali e fiscali e viola i diritti dei lavoratori, compresi i diritti a condizioni di lavoro dignitose e un salario minimo, si legge nel parere contrario.

    I datori di lavoro mettono in dubbio la base giuridica della proposta della Commissione. Tra le principali preoccupazioni c’è quella che l’UE non ha la competenza per agire sulla “retribuzione”, compresi i suoi livelli, e che tale azione potrebbe interferire con l’autonomia delle parti sociali.

    “Riteniamo di poter aiutare la Commissione e le altre istituzioni a riconsiderare possibilmente e ad adottare un approccio più equilibrato e cauto, cercando una vera convergenza dell’UE attraverso uno strumento non vincolante, nel pieno rispetto dell’autonomia delle parti sociali e dei diversi modelli di relazioni industriali”, ha affermato Milena Angelova, correlatrice del parere del CESE.

    Nove Stati membri hanno inviato una lettera alla Presidenza tedesca e portoghese del Consiglio dell’Unione europea sulla necessità di un’analisi giuridica e hanno fatto riferimento a una raccomandazione del Consiglio quale strumento giuridico migliore.

    Nei Paesi, che si basano esclusivamente sulla contrattazione collettiva per la fissazione di minimi salariali, non tutti i lavoratori sono coperti da contratti collettivi e, tra coloro che sono coperti da contratti collettivi, non tutti sono coperti da salari minimi.

    “Temiamo che la direttiva possa essere interpretata nel senso che conferisce a tutti i lavoratori il diritto di essere coperti dalla protezione del salario minimo. Ciò interferirebbe con l’autonomia delle parti sociali e non rientrerebbe nelle competenze dell’UE. In tutte le circostanze questa parte del La proposta crea un’enorme incertezza giuridica e rischia di spingere questi paesi verso una copertura universale, cambiando così i modelli ben funzionanti del mercato del lavoro”, ha affermato Christian Ardhe, membro svedese del CESE.

    Al parere del CESE sarà dunque allegato il controparere del Gruppo Datori di lavoro, che ha ottenuto in plenaria 106 voti favorevoli, 147 contrari e 17 astensioni, dunque un numero sufficiente a sostegno per essere formalmente unito al parere di maggioranza.

    Tags: cesecomitato economico e sociale europeoimprenditorisalario minimo

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