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    Home » Politica Estera » L’UE organizza una visita in Turchia in pompa magna. Forse è troppo

    L’UE organizza una visita in Turchia in pompa magna. Forse è troppo

    Von der Leyen e Michel si recheranno in visita da Erdogan il prossimo 6 aprile

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    30 Marzo 2021
    in Politica Estera

    Bruxelles – Il prossimo 6 aprile la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel si recheranno in visita dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Una visita che vuol sottolineare una ripresa delle buone relazioni tra Unione e Turchia dopo un lungo periodo di tensioni, dovuto alle attività di trivellazione e prospezione nelle acque contese con Cipro, ora trasformato in una ripresa dei colloqui con la Grecia e dalla disponibilità a riaffrontare la questione cipriota sotto l’egida dell’ONU. Per questi motivi i leader riuniti nel vertice del Consiglio europeo la scorsa settimana si sono detti pronti a “impegnarsi con la Turchia in maniera graduale, proporzionata e reversibile su questioni di interesse comune”.

    Next week Tuesday April 6 @eucopresident and president @vonderleyen will travel to Turkey for a meeting with president @RTErdogan

    — Barend Leyts (@BarendLeyts) March 29, 2021

    “Ma c’è l’esigenza di rispettare i diritti umani” e “l’abbandono della Convenzione di Istanbul (contro la violenza sulle donne, ndr) rappresenta un grave passo indietro”, su un tema nel quale “non si possono ammettere passi indietro”. No, questa cosa non l’hanno detta i leader dei Ventisette, l’ha detta Mario Draghi, il presidente del Consiglio italiano in Parlamento, appena prima del Consiglio europeo che, già era noto, aveva oramai preso una piega di tolleranza verso gli atti anti-democratici realizzati da Erdogan. Draghi probabilmente ha voluto marcare una posizione diversa senza però porre veti in Consiglio, per non spaccare un consesso già fragile. E Draghi queste stesse cose spiega di averle dette anche personalmente ad Erdogan, durante una telefonata che ha definito “articolata”.

    Eppure no, l’Unione sul tema dei diritti umani, della democrazia, si limita a fugaci accenni quando parla di Turchia. Tuona quando se ne parla in generale, quando non c’è un potente partner di mezzo, ma quando si scende nel particolare la prima dama dell’Unione è pronta a recarsi nel Paese dove i diritti delle donne sono una questione di serie B, dove i partiti di opposizione vengono sciolti d’autorità, dove i giornalisti finiscono in carceri delle quali si buttano le chiavi, dove i rettori delle università sono scelti dal presidente della Repubblica e gli studenti che protestano vengono arrestati a centinaia, dove sui Curdi la repressione è di una violenza inaudita. E l’alto rappresentante UE per la Politica estera Josep Borrell ha parlato nei giorni scorsi di “sviluppi positivi nell’ultimo mese”…

    L’UE è pronta a collaborare con Ankara in chiave economica e soprattutto migratoria. Un tema, quest’ultimo, che è particolarmente delicato per la Germania di Angela Merkel, meta preferita da tanti migranti, che però, a pochi mesi dalla elezioni, potrebbero rappresentare un elemento di disturbo notevole per la CDU/CSU, che già tanti problemi ha. Dunque il Consiglio europeo chiede di accelerare nella cooperazione doganale, e poi soprattutto, prende atto con soddisfazione dell’impegno del governo turco di farsi carico di 4 milioni di rifugiati siriani, ed è pronto a versare altri soldi ad Ankara per questo “sforzo” e dà mandato alla Commissione di “presentare un proposta di proseguire con il finanziamento dei rifugiati siriani in Turchia”. In Europa non deve arrivare nessuno.

    In questo quadro una visita ad Erdogan, la scelta di rafforzarne l’immagine interna ed internazionale è certamente una scelta eccessiva, ed è eccessivo che ci vada una donna, che dovrebbe, per il suo incarico, rappresentare tutte le donne europee. E anche i diritti di quelle turche.

    Tags: charles micheldiritti umanidonneErdogangermaniaturchiaunione europeaursula von der leyen

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