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GDPR, gli esperti sanitari chiedono una revisione del regolamento per la condivisione dei dati trans-frontalieri

GDPR, gli esperti sanitari chiedono una revisione del regolamento per la condivisione dei dati trans-frontalieri

Secondo l'ultimo report dell'European Academies' Science Advisory Council, il quadro giuridico europeo attualmente in vigore sarebbe troppo restrittivo sul flusso di informazioni personali pseudonimizzate, fondamentali per il progresso della ricerca medica

Bruxelles – È arrivata dagli esperti sanitari dell’European Academies’ Science Advisory Council (EASAC), la richiesta alle istituzioni europee di rivedere il regolamento generale sulla protezione dei dati. Da quanto emerge dall’ultimo report pubblicato dal comitato di consulenza delle Accademie scientifiche, il GDPR ostacolerebbe in modo eccessivo la condivisione dei dati sanitari pseudonimizzati con ricercatori al di fuori dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo (SEE).

Secondo gli esperti dell’EASAC, la condivisione di questo genere di dati sanitari è necessaria per migliorare la collaborazione internazionale della ricerca nel settore pubblico e per massimizzare i benefici nella salute dei cittadini europei. Il quadro giuridico europeo sulla protezione dei dati attualmente in vigore sarebbe troppo restrittivo e nel rapporto viene chiesto di adattarlo per superare le nuove sfide portate anche dalla pandemia COVID-19.

“I cittadini europei traggono grande vantaggio dalla condivisione internazionale dei dati sanitari”, ha sottolineato George Griffin, coautore del rapporto. Allo stesso tempo, Griffin ha sottolineato che “consente ai ricercatori di utilizzare al meglio le risorse limitate” e di “garantire che la ricerca condotta altrove sia rilevante anche per i pazienti in Europa”.

Un altro problema riconosciuto nel rapporto è rappresentato dalla frammentazione delle norme nazionali in materia di salute. Dal momento in cui questo tema è competenza degli Stati membri, i diversi quadri normativi rendono più complessa la condivisione dei dati sanitari non solo all’esterno del territorio europeo, ma anche all’interno. Per questo motivo gli autori hanno sottolineato che è “urgentemente necessaria una soluzione”, sia per le collaborazioni di ricerca in corso che per i nuovi studi.

Si stima che nel 2019, solo con lo US National Institutes of Health, i paesi SEE abbiano attivato più di 5 mila progetti di collaborazione. Ma spesso ci si scontra con ostacoli a livello di trasferimento diretto dei dati sanitari a istituzioni straniere, oltre a quelli di accesso a distanza dei dati nella loro posizione originale. “Perché la ricerca possa prosperare, i dati personali pseudonimizzati spesso devono essere condivisi a livello internazionale tra i gruppi di ricerca”, ha aggiunto Volker ter Meulen, coautore del rapporto. “Questo deve essere fatto in modo semplice e tempestivo, garantendo la protezione dei dati personali“.

Con la sua strategia farmaceutica, la Commissione Europea punta a creare uno spazio di dati sanitari europeo affidabile e incentrato sul paziente. L’obiettivo è quello di progettare il futuro della digitalizzazione del comparto sanitario, garantendo un accesso più facile ai dati sanitari “comparabili e interoperabili” attraverso un “sistema interconnesso”. A riguardo, si attende ancora una proposta legislativa.