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Prezzo del petrolio: ecco quanto potrebbe durare il trend positivo

Prezzo del petrolio: ecco quanto potrebbe durare il trend positivo

Gli andamenti che sono stati registrati nel corso degli ultimi tempi sono ancora fin troppo oscillanti, caratterizzati da picchi ottimistici e dei passi indietro collegati senza ombra di dubbio a un livello di incertezza molto alto

Come è successo nel corso delle ultime settimane, tutti gli addetti ai lavori si stanno focalizzando sempre di più sul momento attraversato dal petrolio, coinvolto in un vero e proprio slancio positivo di tutto rispetto. Nel corso degli ultimi giorni, le quotazioni stanno avanzando notevolmente, ma è chiaro che gli addetti ai lavori e chi ha intenzione di investire online sul prezzo petrolio si stanno domandando quanto possa durare questa situazione.

Continua a recuperare il greggio, rimettendosi in corso e superando l’1%. Quindi, viene abbastanza naturale chiedersi che cosa voglia dire questo nuovo aumento in riferimento alle quotazioni dell’oro nero, ma soprattutto bisogna capire quanto possa durare questo periodo.

È molto interessante mettere in evidenza come il petrolio sia inevitabilmente la materia prima su cui, in questo momento, pesano gli occhi di tutto il mondo. Gli andamenti che sono stati registrati nel corso degli ultimi tempi sono ancora fin troppo oscillanti, caratterizzati da picchi ottimistici e dei passi indietro collegati senza ombra di dubbio a un livello di incertezza molto alto.

È chiaro ormai a tutti come la motivazione principale che impedisce di capire con precisione l’andamento delle quotazioni dell’oro nero corrisponda alla pandemia. Come si svilupperà e in che modo andrà a incidere sulla domanda di carburante?

L’aumento del prezzo: i fattori che lo sostengono

Nel corso delle ultime ore è stato evidenziato un forte slancio delle quotazioni del greggio. Le varie informazioni di settore, infatti, hanno permesso di capire come le scorte americane abbiano fatto registrare una riduzione maggiore in confronto alle previsioni, mentre l’OPEC ha incrementato le prospettive in riferimento alla domanda.

Ad ogni modo, è bene anche considerare come i guadagni siano sempre piuttosto limitati, visto che il piano vaccinale globale per contrastare il Coronavirus non sta andando così bene, ma anche per colpa dell’incremento dell’offerta. Scendendo ancora di più nel dettaglio, i future Brent hanno fatto registrare un aumento pari all’1,13%, raggiungendo i 64,39 dollari al barile, mentre il prezzo WTI ha superato, di poco, la soglia di 60 dollari, con un aumento pari all’1,23%.

C’è una grande fiducia nel fatto che il settore energetico possa tornare ad assestarsi su una crescita costante: i segnali principali in tal senso arrivano sostanzialmente dalla ripresa economica che è stata registrata non solamente in Cina, ma anche sul mercato a stelle e strisce. Entrambe le potenze in questione, infatti, hanno fatto registrare dei dati davvero molto incoraggianti ed un aspetto da non sottovalutare è senz’altro quello legato al ritmo a cui sta proseguendo la campagna vaccinale negli Stati Uniti. In tutti e due i casi, si tratta di due aspetti importantissimi in riferimento al petrolio.

Non solo, dal momento che un momento di debolezza del dollaro americano ha anche offerto quella piccola spinta verso l’alto nel corso degli ultimi giorni, ma d’altro canto, come è stato messo in evidenza da parte dell’approfondimento analitico di Vanda Insights, è mancato quell’impulso rialzista abbastanza forte per togliere l’oro nero dal suo intervallo di scambio, al momento particolarmente limitato.

Non è finita qui, dal momento che ING ha voluto anche mettere in evidenza un aspetto molto interessante che riguarda l’Iran. Infatti, la comunicazione che il paese asiatico stia cercando di arricchirsi di un elemento come l’uranio, è stata vista in maniera positiva da parte degli analisti, portando a pensare anche come gli Stati Uniti siano sempre più distanti da una possibile revoca delle sanzioni all’Iran, così come un’intesa sul nucleare sembra quantomeno utopistica in questo momento. La comunicazione della Repubblica Islamica ha messo in evidenza l’intenzione di arricchire l’uranio fino a toccare il 60% in purezza, dopo le accuse lanciate a Israele di aver manomesso un impianto nucleare fondamentale.

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