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Vaccini, Bruxelles frena sulla deroga ai brevetti e insiste su capacità produttiva e export delle dosi

Vaccini, Bruxelles frena sulla deroga ai brevetti e insiste su capacità produttiva e export delle dosi

Al Summit informale dei capi di Stato e governo in corso a Porto la sospensione temporanea della proprietà intellettuale sui vaccini slitta in cima ai lavori. Bruxelles disposta a parlarne ma solo nell'ottica di aumento della capacità di produzione sul breve periodo. Ai leader serve un mandato del Consiglio europeo con maggioranza qualificata

Bruxelles – Dopo una timida apertura di Ursula von der Leyen alla sospensione temporanea della proprietà intellettuale sui vaccini, l’UE tira il freno a mano. La deroga dei brevetti slitta oggi (8 maggio) in agenda alla riunione informale dei capi di Stato e governo riuniti in presenza a Porto, per il vertice sociale e per il summit UE-India. Ma, come sempre da un anno a questa parte, è sempre la pandemia a tenere banco.

Capacità produttiva, Certificato vaccinale, distribuzione internazionale e ovviamente deroga ai brevetti. Dopo aver affrontato le tematiche sociali, i leader sono tornati ieri sera (7 maggio) in serata a cena a discutere di COVID-19 e ne discuteranno anche questa mattina. “Non pensiamo che nel breve periodo questa (la deroga sui brevetti) possa essere una soluzione magica, ma siamo disposti a parlarne non appena ci sarà una proposta concreta da parte sul tavolo”, ha riassunto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in arrivo questa mattina al Vertice informale tra i leader. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha avanzato questa settimana la proposta di una deroga temporanea ai brevetti per consentire anche ai Paesi meno sviluppati di produrre vaccini a casa loro, per mostrarsi solidale sulla distribuzione delle dosi nel mondo. Dimenticandosi, però, che finora Washington ha scelto la linea del non esportare neanche una dose fino a che tutti gli americani non saranno vaccinati. Una scelta diversa da quella fatta da Bruxelles. Come Unione europea “siamo totalmente impegnati sul fronte della solidarietà internazionale attraverso” il meccanismo COVAX (di cui Bruxelles è contributore) ma anche perché “abbiamo scelto di esportare e incoraggiamo tutti i nostri partner a fare lo stesso”, ha ricordato Michel. Il messaggio è chiaro: prima autorizziamo l’export, poi parliamo di solidarietà internazionale.

A detta di Michel, i leader sono d’accordo a fare il possibile per aumentare nel breve periodo la capacità di produzione in tutte le parti del mondo. Anche valutare se una proposta di Washington possa aiutare in questo senso, ma per Bruxelles le due cose non sono strettamente collegate.  Insiste sul fatto che attualmente il problema è aumentare la capacità di produzione dei vaccini, che non necessariamente avverrà con una deroga della cosiddetta proprietà intellettuale, quindi bisogna rifletterci e intanto una soluzione a breve termine per aiutare con l’approvvigionamento globale dei vaccini è proprio sbloccare le esportazioni.

“L’Unione europea è l’unica regione democratica del mondo che esporta su larga scala”, ha ricordato ieri in conferenza stampa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea che considera l’Unione Europea di essere la “farmacia del mondo” con circa 200 milioni di dosi esportate per circa 200 milioni di dosi distribuite agli europei. Cinquanta e cinquanta. “Invitiamo tutti quanti si impegnano nel dibattito della deroga temporanea dei brevetti di unirsi a noi ad impegnarsi ad esportare una larga parte di quanto producono”, ha detto von der Leyen, confermando questa mattina tutte le dichiarazioni di ieri in conferenza stampa. Il punto – secondo Bruxelles – è che i vaccini servono ora anche nei Paesi terzi e una deroga temporanea sui brevetti rischia di non risolvere il problema nel breve e medio periodo. Si fa prima a condividere l’export di dosi, “con investimenti per accrescere” la capacità produttiva anche nei Paesi poveri.

Macron e Merkel

Dopo una timida apertura da parte delle istituzioni di Bruxelles, a frenare sono stati gli stessi Paesi UE, almeno quelli che pesano di più al Consiglio: Germania e Francia in primis, che porteranno oggi il loro disappunto al tavolo con gli altri leader. La cancelliera tedesca Angela Merkel – che non è fisicamente a Porto, ma parteciperà da remoto – si era già espressa negativamente sulla possibilità, dicendosi convinta anche ieri: “Mancano le capacità produttive, il problema non è la liberalizzazione dei brevetti”, ha ribadito ieri la portavoce della cancelliera. E se frena la Merkel, costringe tutta Bruxelles ad andarci molto più cauta con le dichiarazioni. Dello stesso parere il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, che arrivando al vertice ha insistito con convinzione sul fatto che la priorità “non sono i brevetti, ma la produzione”. Aumentare la produzione delle aziende farmaceutiche è la chiave anche per renderle in grado di esportare su larga scala verso i Paesi meno sviluppati. E la strada che sta battendo Bruxelles è quella di convertire le fabbriche già presenti in Europa per produrre più vaccini, “questo è il trasferimento di tecnologia”, sottolinea il presidente francese. “Ma nell’ordine del tempo, penso che sia un falso dibattito dire che l’urgenza è quella. L’urgenza è di produrre di più e di avere più solidarietà adesso”.

Una fonte europea ci ha spiegato che per decidere la deroga serve un mandato del Consiglio europeo, adottato a maggioranza non assoluta ma qualificata in modo da dare la possibilità alla Commissione di prendere questa decisione. Non è di certo una scelta che prenderanno oggi a una riunione informale, ma è un primo scambio di visioni sulla questione per arrivare preparati al prossimo vertice del 25 e 26 maggio, in cui i leader torneranno anche a discutere di Certificato verde digitale per tornare a viaggiare senza restrizioni, con un accordo politico che pende tra le tre Istituzioni nel trilogo.

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