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Judenhass: il rigurgito dell'antisemitismo in Germania

Judenhass: il rigurgito dell'antisemitismo in Germania

In questo numero Francesco De Felice affronta il ritorno dell'antisemitismo in Germania tra estremismo di destra, sinistra radicale e musulmani.

Di Francesco De Felice

La Germania non tollererà l’odio per gli ebrei. Il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha condannato in questo modo, con la massima severità, le manifestazioni contro Israele che musulmani e non solo stanno tenendo in questi giorni in Germania. I dimostranti protestano contro i bombardamenti dello Stato ebraico sulla Striscia di Gaza, da cui il movimento palestinese Hamas lancia missili e razzi contro obiettivi nel Paese. Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano “Bild”, il presidente tedesco ha ricordato che la Legge fondamentale garantisce il diritto alla libertà di espressione e di manifestazione. Tuttavia, “chi brucia le bandiere con la stella di David e grida slogan antisemiti sta abusando di questo diritto”. Per Steinmeier, si tratta di reati che devono esser perseguiti e “niente giustifica la minaccia contro gli ebrei in Germania o gli attacchi alle sinagoghe”. Il presidente tedesco ha, quindi, avvertito: “L’odio per gli ebrei, non importa da parte di chi, non sarà tollerato”. La stessa intransigenza è stata espressa dalla cancelliera Angela Merkel per mezzo del suo portavoce, Steffen Seibert, Secondo il funzionario, il governo federale rispetta il diritto di manifestare, ma chiunque usi le proteste contro Israele “per gridare il proprio odio per gli ebrei sta abusando” di tale libertà. Seibert ha quindi rimarcato che “la nostra democrazia non tollera” le proteste antisemite. Per il portavoce del governo federale, chiunque attacchi le istituzioni ebraiche in Germania “dimostra di non essere interessato a criticare uno Stato e un governo”, ma dà prova di “aggressione e odio verso una religione e coloro che ne fanno parte”.

Di fronte agli ultimi sviluppi della questione e ai suoi riflessi nel popolo tedesco, la Germania si mostra ancora una volta una wehrhafte Demokratie, ossia una democrazia capace di difendersi contro ogni deriva. Questa determinazione è massima quando le degenerazioni sono tangenti alla Vielfalt, quella pluralità che è il mito di fondazione della Germania contemporanea come società aperta. Tuttavia, nella offene Geselschaft, continua a scorrere un fiume carsico che sgorga dagli anni più oscuri della storia tedesca, quel passato che si ostina a non passare nonostante elaborazioni e rimozioni collettive. È l’antisemitismo, di cui le manifestazioni contro Israele di questi giorni sono soltanto l’ultimo rigurgito. Nel 2020, secondo gli ultimi dati dell’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) sui reati di matrice politica, i crimini di antisemitismo sono aumentati del 15,7 per cento a2.351 dai 2.032 dell’anno precedente. L’odio contro gli ebrei è, dunque, ancora vivo in Germania e non conosce confini, né di colore politico né di fede religiosa. L’antisemitismo non si ferma ai roghi delle bandiere israeliane, alle scritte ingiuriose sui muri o all’ironia discutibile delle solite battute. Essere ebrei in Germania, ancora oggi, può equivalere a una condanna a morte.

Non si è ancora spenta nella società tedesca l’eco degli spari che terrorizzarono Halle, in Sassonia-Anhalt, il 9 ottobre 2019, quando l’estremista di destra Stephan Balliet tentò di fare irruzione nella sinagoga del Paulusviertel per compiere una strage. Il bersaglio era la comunità ebraica, radunata nel tempio per la solennità dello Yom Kippur. Il terrorista nero aprì il fuoco contro il portone della sinagoga e tentò di farlo esplodere, ma non vi riuscì perché il sistema di sicurezza era stato recentemente potenziato. Fallito l’assalto, Balliet prese a vagare per le strade di Halle, uccidendo con un fucile di sua fabbricazione una donna da cui era stato rimproverato per aver fatto rumore. Un’altra vittima fu un cliente di una rivendita di kebab, ferito e poi freddato. Tutto veniva ripreso e trasmesso in diretta dallo stesso assassino, che aveva montato una telecamera sul proprio elmetto. Modus operandi e formazione di Balliet ricalcano i metodi dell’estremista di destra australiano Brenton Harrison Tarrant che, il 15 marzo 2019, aprì il fuoco nella moschea Al Noor e nel Centro musulmano di Christchurch in Nuova Zelanda, uccidendo 51 persone e ferendone 49 prima di essere arrestato. Con l’autore della strage di Christchurch, Balliet condivideva non soltanto le modalità dell’azione, ma anche la radicalizzazione sul web, nuova scuola di mistica e bacino di arruolamento per i terroristi di destra. Nei meandri di internet, Tarrant è, infatti, il modello dell’Übermensch per quanti si autorappresentano come crociati del terzo millennio. Una mitologia virtuale con una manifestazione pericolosamente reale nell’Internazionale nera formata da estremisti di destra che, in coordinamento o come lupi solitari, sono pronti alla violenza, con gli ebrei tra i primi bersagli. Nel caso dell’attacco contro la sinagoga di Halle, è stata la declinazione più classica dell’antisemitismo a spingere Balliet a colpire: il complotto giudaico. Nel manifesto che aveva diffuso in rete, il terrorista giudicava gli ebrei responsabili, tra l’altro, del femminismo, a sua volta causa del declino delle nascite nella “nazione bianca” e quindi dell’immigrazione di massa. L’obiettivo di Balliet era, dunque uccidere quanti più “non bianchi” possibile, “preferibilmente giudei”: colpire “anche soltanto un ebreo” sarebbe valso l’assalto contro la sinagoga di Halle. Questo delirio si è infranto davanti alla porta del tempio, con Balliet che, dopo i due omicidi e il ferimento di due passanti, venne arrestato dalla polizia al termine di un conflitto a fuoco in rimase ferito. Il 29 dicembre scorso, l’estremista di destra è stato condannato all’ergastolo in primo grado per duplice omicidio e tentata strage.

Baillet e l’attacco alla sinagoga di Halle sono i casi più eclatanti dell’antisemitismo della destra radicale nella Germania contemporanea, ma non sono gli unici. Secondo i dati del Bka infatti, nel 2020è stato assegnato all’estrema destra il 94,6 per cento dei crimini contro gli ebrei registrati nel paese. Si tratta di 2.224 casi, in aumento del 17,18 per cento dai 1.818 del 2019. In particolare, i reati violenti sono stati 57, in calo dai 73 del 2019. Tuttavia, i casi di lesioni sono saliti da 44 a 51. A gruppi e singoli di sinistra sono stati imputati 10 reati di antisemitismo, con un balzo del 66,67 per cento dai sei del 2019. Motivazioni religiose sono state riscontrate in 31 crimini, con una crescita del 29,17 per cento dai 24 di due anni fa. L’apparato di sicurezza osserva questi sviluppi, mentre il governo rivolge ripetuti appelli alla cittadinanza affinché non rimanga indifferente di fronte al rigurgito dell’odio contro gli ebrei in Germania.

Soltanto ieri, l’incaricato del governo federale per la Vita ebraica e la Lotta all’antisemitismo, Felix Klein, ha chiamato i tedeschi a reagire contro ogni manifestazione antisemita nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente radiotelevisiva RBB. Di fronte alle manifestazioni contro Israele, con lanci di pietre contro il portale della sinagoga di Bonn, Klein ha dichiarato: “È spaventoso come gli ebrei qui in Germania siano ritenuti responsabili delle azioni del governo israeliano di cui non sono assolutamente parte”. Per il funzionario, è necessario reagire a questo antisemitismo. Pertanto, “la polizia e la magistratura devono intervenire se vengono compiuti dei reati” e, “come società”, i tedeschi devono dimostrare “solidarietà” ai propri connazionali di fede ebraica. In particolare, ha proseguito Klein, “allo stadio durante una partita di calcio, se la squadra avversaria o l’arbitro vengono insultati dando loro degli ebrei, allora come cittadini si deve intervenire”. Allo stesso modo, bisogna agire durante una festa se vengono pronunciate affermazioni antisemite, “anche a costo di turbare l’armonia”. Per Klein, infine, si deve intervenire anche quando slogan di estrema destra e antisemiti vengono condivisi nelle chat da agenti di polizia e militari. Sulla stessa linea dell’incaricato del governo federale per la Vita ebraica e la Lotta all’antisemitismo si è posizionato Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania (ZdJ). Schuster ha, infatti, chiesto ai tedeschi di pronunciare un chiaro e netto “ora basta” all’antisemitismo e di opporvisi, “ad alta voce e pubblicamente”. Tra i primi a pronunciarsi in tal senso è stato il presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Germania (ZMD), Aiman Mayzek. Intervistato dal quotidiano Rheinische Post, Mazyek ha dichiarato: “Chiunque si lamenta del razzismo. ma diffonde un simile odio antisemita, ha fallito completamente”. Con una netta presa di distanze dai musulmani che in Germania protestano contro lo Stato ebraico colpendo luoghi di culto e simboli dell’ebraismo, il presidente dello ZMD ha sottolineato: “Chiunque intenda criticare Israele, ma poi attacca le sinagoghe e gli ebrei, ci attacca tutti e avrà la mia resistenza”.

Tuttavia, gli antisemiti della Germania di oggi non sono soltanto neonazisti nei commissariati e nelle caserme, tifosi negli stadi, amici riunti intorno a uno Stammtisch o musulmani che solidarizzano con la popolazione della Striscia di Gaza, quando non con i lanci di missili di Hamas contro Israele. L’antisemitismo è, infatti, strisciante in Alternativa per la Germania (AfD), il partito nazionalconservatore che raccoglie consensi anche nell’estrema destra. La formazione ha perso molta della presa che aveva nell’elettorato, soprattutto a causa della sua svolta sempre più netta verso la destra völkisch. Mentre mancano poco più di quattro mesi alle elezioni del Bundestag del 26 settembre, AfD è al 10 per cento nei sondaggi. Per una rinascita, in molti nel partito confidano in Björn Höcke, presidente di AfD in Turingia e capo della corrente ultrà della formazione, Der Flügel ossia L’Ala. Scioltosi formalmente ad aprile del 2020, tale gruppo è stato classificato come organizzazione di estrema destra dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), l’agenzia di intelligence interna della Germania, il cui presidente Thomas Haldenwang ha definito Höcke “un estremista di destra e un nemico della democrazia”. A queste qualifiche manca quella di antisemita. Tuttavia, se ve ne fosse bisogno, tale lacuna può essere colmata ricordando quanto il presidente di AfD in Turingia dichiarò durante un comizio a Dresda, nel 2017. In quell’occasione, Höcke accusò i tedeschi di essere “l’unico popolo ad aver eretto un monumento della vergogna nel cuore della propria capitale”. Il riferimento era al Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa a Berlino. Inoltre, Höcke auspicò che la Germania compisse “una svolta di 180 gradi nella politica della memoria”. Sono dichiarazioni come queste contro cui i tedeschi di oggi e di domani sono chiamati a intervenire per arginare il fiume dello Judenhass e impedirne ulteriori rigurgiti.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.