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Bielorussia, i deliri di Lukashenko e l'incontro tattico di Putin. La doppia strategia anti-UE sul fronte orientale
Da sinistra: Alexander Lukashenko e Vladimir Putin

Bielorussia, i deliri di Lukashenko e l'incontro tattico di Putin. La doppia strategia anti-UE sul fronte orientale

Il presidente bielorusso dà sfogo alle sue teorie cospirazioniste sullo "strangolamento" del Paese da parte dell'Occidente, mentre l'omologo russo organizza un vertice bilaterale a Sochi per venerdì (28 maggio). Per Mosca "non ci sono motivi per non fidarsi di Minsk" sul dirottamento del volo Ryanair

Bruxelles – Si muove il fronte orientale dopo la dura reazione dell’Unione Europea sul dirottamento del volo Ryanair e l’arresto del giornalista Roman Protasevich e della compagna Sophia Sapega. Le mosse di Minsk e Mosca ricordano quelle del gatto e la volpe: una doppia strategia – l’una sfrenata e delirante, l’altra tattica e attendista – per intorbidire le acque europee e cercare di prendere per sfinimento l’opposizione al regime del presidente bielorusso, Alexander Lukashenko.

Sul versante bielorusso, proprio il presidente Lukashenko è un fiume in piena nel suo discorso al Parlamento nazionale (nello stesso momento in cui la leader dell’opposizione e presidente legittima riconosciuta dall’UE, Sviatlana Tsikhanouskayasi confrontava con gli eurodeputati della commissione Affari Esteri). “Gli attacchi dell’Occidente contro la Bielorussia hanno superato una linea rossa”, è stato l’esordio di un’arringa frenetica e cospirazionista: “Sono passati dall’organizzazione delle rivolte alla fase dello strangolamento“. Un Paese che si troverebbe sotto il fuoco incrociato delle potenze mondiali – Russia esclusa – anche se Minsk sarebbe solo “un terreno di prova sperimentale, prima di muovere verso est e attaccare Mosca“.

Il giornalista e oppositore bielorusso Roman Protasevich, ex-direttore del canale bielorusso di informazione Telegram, Nexta

C’è spazio anche per le violente accuse nei confronti del giornalista arrestato domenica (23 maggio) dopo la deviazione del volo Atene-Vilnius. Un “estremista mercenario”, lo ha bollato Lukashenko, “che lavorava per i servizi segreti occidentali” e che avrebbe addirittura “preso parte alla guerra nel Donbass” in Ucraina. “Questi fatti sono noti anche nella fraterna Russia e lui non lo ha nascosto” (dai lividi sul viso di Protasevich che si notano nel video diffuso dai media pro-regime, si intuisce che se c’è stata è stata una confessione forzata).

C’era un terrorista su quell’aereo“, ha rincarato la dose Lukashenko, ribadendo che “lui e i suoi complici hanno anche tramato un massacro“. Una versione che, prima di ogni altra considerazione, cozza con quanto dichiarato dal ministero degli Interni bielorusso. Lunedì un portavoce aveva fatto sapere che – mentre l’aereo era in volo – aveva ricevuto una e-mail dall’organizzazione terroristica palestinese Hamas: secondo questo presunto testo, una bomba piazzata a bordo del velivolo sarebbe stata fatta scoppiare sopra la capitale lituana, se l’Europa non avesse smesso di dare sostegno a Israele. La ricostruzione era già di per sé fantasiosa, ma il presidente non l’ha nemmeno accennata, anche perché non funzionale alla sua causa.

Da sinistra, il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, e l’omologo russo, Vladimir Putin

Rimane invece cauto, sul versante russo, il presidente Vladimir Putin. Non è una novità che il Cremlino abbia mire egemoniche sulla Bielorussia e in questo senso si spieghi il supporto offerto a Minsk in diverse occasioni per farlo allontanare dalla sfera di influenza europea. La ragnatela di Mosca è complessa e una rottura di netto con Unione Europea e Stati Uniti sarebbe controproducente ai fini del disegno russo. Ecco perché Putin ha preferito piuttosto programmare un incontro con l’omologo bielorusso a Sochi per venerdì (28 maggio). Secondo quanto riporta l’agenzia stampa russa Interfax, “si parlerà soprattutto di economia, alla luce della situazione che si sta sviluppando intorno alla Bielorussia e alla Russia”.

Anche sulla questione del dirottamento del volo Ryanair “Mosca non ha motivi per non fidarsi di Minsk”, ha reso noto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “La Bielorussia non ha forzato l’aereo ad atterrare di sua iniziativa, stava seguendo le regole appropriate in caso di una minaccia”.

Un tatticismo e una difesa dello status quo che mette in allerta i leader europei, reduci da un Consiglio Europeo in cui già si è discusso della possibilità che il Cremlino sia in qualche modo coinvolto nella vicenda (“Non abbiamo ancora evidenze a riguardo, non potevamo inserire questo punto nelle nostre conclusioni”, aveva spiegato ieri la cancelliera tedesca, Angela Merkel). Da Bruxelles è arrivato però oggi il primo strappo: “Il dittatore Lukashenko prende appunti da Putin”, ha scritto su Twitter il presidente del gruppo del PPE al Parlamento Europeo, Manfred Weber. “La Russia ha un’innegabile responsabilità nelle violazioni dei diritti umani che hanno avuto luogo in Bielorussia, incluso il rapimento di Roman Protasevich”.

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