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I Verdi giocano alla guerra
Robert Habeck - ©Wikimedia Commons

I Verdi giocano alla guerra

Alessandro Ricci analizza le conseguenze della dichiarazione del co-leader dei Verdi, Robert Habeck, che si è detto d’un tratto favorevole all’export di armi in Ucraina. Dichiarazione che ha mandato in crisi l’ala pacifista del partito e ha fatto sorgere nuovi interrogativi sulla politica estera dei Verdi.

Di Alessandro Ricci

Robert Habeck, copresidente dei Verdi con la candidata cancelliera Annalena Baerbock, munito di giubbotto antiproiettile ed elmetto, viaggia per l’Ucraina mettendo scompiglio nel suo partito. In visita a un villaggio distrutto nell’Ucraina orientale, l’esponente ecologista si è pronunciato a favore della fornitura di armi a scopo difensivo da parte della Germania all’Ucraina e “contro l’intervento militare della Russia” nell’est dell’ex repubblica sovietica. I Verdi, ha evidenziato Habeck, provengono dal pacifismo, ma quando si tratta di autodifesa di un paese oggetto di aggressione non è più possibile rifiutare l’aiuto. Allo stesso tempo, il copresidente dei Verdi ha definito “complicata” la possibile adesione dell’Ucraina alla Nato, perché il paese “non è preparato” e l’Alleanza atlantica “non agisce in modo ordinato” sulla questione. Tuttavia, il tema “non deve essere rimosso dal tavolo”, sebbene non sia ancora il momento di “concludere tutto adesso”. Due dichiarazioni, un piccolo terremoto.

Atlantisti e aperti antagonisti della Russia di Putin, i Verdi hanno sostenuto i movimenti per la democrazia ucraini dai tempi del movimento di Euromaidan e ora sono al fianco del governo di Kiev nella guerra in Donbass. Tuttavia, le affermazioni di Habeck spostano il baricentro degli ecologisti, che hanno avuto sempre una visione da “guerrieri democratici” per citare Angelo Panebianco, su posizioni più interventiste. Dichiarazioni che, inoltre, contraddicono la posizione del governo federale. Il portavoce dell’esecutivo, Steffen Seibert, ha infatti ribadito che per Berlino il conflitto in Ucraina deve avere una soluzione politica nel quadro del Formato Normandia. Sulla fornitura di armamenti dalla Germania all’ex repubblica sovietica, Seibert è stato molto chiaro: “Perseguiamo una politica di esportazione di armi restrittiva e responsabile e per quanto riguarda l’Ucraina non rilasciamo alcun permesso per le armi da guerra”.

Robert Habeck - ©Wikimedia Commons
Robert Habeck – ©Wikimedia Commons

Intanto, nei Verdi si è già levato un coro di critiche contro Habeck, a partire da Jürgen Trittin, già presidente del partito ed esponente dell’ala più di sinistra. “La vendita di armi all’Ucraina sarebbe in contraddizione con il nostro principio di non esportare armi in zone di guerra. Le consegne di armi continuano a minare l’attuazione degli accordi di Minsk”, ha dichiarato Trittin. I Verdi sostengono tradizionalmente una politica restrittiva sulle esportazioni di armi. Una posizione che gli ecologisti intendono mantenere. La bozza del programma per le elezioni del Bundestag del 26 settembre afferma, infatti, la volontà di porre fine alle “esportazioni di armi europee nelle aree di guerra e di crisi”, con controlli restrittivi sulle forniture militari. Questo obiettivo è stato ribadito da Annalena Baerbock, al tempo stesso maggiormente possibilista su altri fronti. La candidata cancelliera degli ecologisti si è, infatti, detta a favore del rafforzamento della missione che l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sta svolgendo in Ucraina. In particolae, Baerbock ha sottolineato che in questo teatro è necessario “il supporto della difesa aerea”. A voler leggere tra le righe, si tratta comunque di una richiesta di armamenti: difensivi, ma sempre armamenti.

Ça va sans dire, le dichiarazioni di Habeck hanno trovato d’accordo l’ambasciatore d’Ucraina a Berlino, Andriy Melnyk, che da tempo ha chiesto alla Germania di fornire al proprio paese cannoni antiaerei, sistemi di difesa per le coste del Mar Nero e del Mar d’Azov, corvette, motoscafi e sottomarini. Tuttavia, negli ultimi anni, il governo federale è rimasto fermo sul veto alle forniture di armi tedesche a Kiev. Nel 2018 e nel 2019, è stata approvata esclusivamente l’esportazione in Ucraina di armi da caccia e sport, per un valore di 2,1 milioni di euro in ciascuno dei due anni. Nel 2019, il dato era pari allo 0,03% del totale delle esportazioni militari tedesche. La Germania ha praticamente azzerato le consegne di armamenti verso la ex repubblica sovietica.

La posizione di Habeck e in parte di Baerbock pone ora diversi interrogativi sulla politica estera dei Verdi e su un certo riposizionamento che il partito sta vivendo. In un teatro di guerra non esistono armi di difesa perché, chiaramente, non può esservi alcun controllo sull’utilizzo degli armamenti. In secondo luogo, un’esportazione di armi diretta dalla Germania all’Ucraina metterebbe il cappello tedesco su una delle parti in conflitto. Tuttavia, Berlino è tra i negoziatori della soluzione diplomatica nel Formato Normandia. La questione verrebbe quindi ulteriormente complicata se la Germania vendesse armi all’Ucraina, con la Repubblica federale che perderebbe il ruolo di mediatore super partes. Inoltre, la Germania non ha alcun interesse ad alimentare ulteriormente il conflitto in Ucraina orientale. “La Russia sfrutterebbe l’armamento dell’Ucraina come pretesto per il dispiegamento delle proprie truppe in Crimea, nell’Ucraina orientale e al confine russo-ucraino”, ha sostenuto a riguardo il deputato della CDU Jürgen Hardt.

Infine, l’idea di includere l’Ucraina nella NATO potrebbe trasformare un conflitto regionale a bassa intensità in una nuova Guerra fredda (o calda). Mosca può interpretare una mossa in tal senso come un invito a prolungare indefinitamente il confronto. Infatti, la cancelliera Angela Merkel, sicuramente più esperta degli ecologisti su questo fronte, ha esercitato pressioni sugli Stati Uniti per rallentare il processo di adesione.

A ogni modo, la mossa di Habeck apre una questione: non tanto sulla guerra in Ucraina, ma su un possibile futuro dei Verdi al governo. Appare, infatti, una certa inesperienza degli ecologisti, che emerge con esternazioni come quelle del loro copresidente. Si potrebbe affermare che Habeck abbia tentato di inviare un segnale per un maggiore sostegno della Germania all’Ucraina. Tuttavia, il risultato è pessimo, con il dissenso all’interno degli stessi Verdi. È qui, dunque, che si mostra l’inesperienza del partito in questioni delicate e, soprattutto, in politica estera. Se questo doveva essere il momento della verità, Habeck sembra aver dimostrato una certa ingenuità. Chissà se dopo tutte le critiche ricevute, i copresidenti dei Verdi abbiano capito che la Realpolitik è spesso ben lontana dalle intenzioni.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.