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Terrorismo: il tenente travestito da migrante
Franco A. - ©Wikimedia Commons

Terrorismo: il tenente travestito da migrante

Lorenzo Monfregola racconta l’apertura del processo su una delle vicende più strane e inquietanti degli ultimi anni: il caso Franco A. Un ex tenente della Bundeswehr è accusato di aver preparato un atto terroristico false flag sotto la falsa identità di un rifugiato siriano. Il caso è stato decisivo nell’aprire una serie di indagini e provvedimenti politici contro l’estremismo di destra nell’esercito tedesco.

Di Lorenzo Monfregola

Il 20 maggio è iniziato a Francoforte il processo all’ex tenente della Bundeswehr Franco A., in cui verrà trattata una delle vicende tedesche più strane e significative degli ultimi anni. L’uomo è accusato di aver assunto per oltre un anno una seconda identità, quella di un cittadino siriano richiedente asilo in Germania, allo scopo di compiere un attentato terroristico con modalità false flag. Secondo l’accusa, Franco A., mosso dal suo estremismo di destra, voleva assassinare politici e personalità pubbliche per poi far ricadere la colpa sul suo alter ego siriano. La contorta vicenda Franco A. è pubblicamente esplosa nell’aprile 2017 ed è stata la scintilla che ha fatto scoperchiare il vaso di Pandora della diffusione dell’estremismo di destra nell’esercito tedesco. Il processo iniziato a Francoforte non sarà però semplice e il suo esito resta molto incerto.

Lo strano caso Franco A.

Il 22 gennaio 2017 una donna delle pulizie dell’aeroporto internazionale di Vienna trova una pistola nascosta nel pozzetto di una toilette per disabili. La donna chiama la polizia austriaca, che analizza l’arma: è una M.A.P.F. di produzione francese, modello 17, calibro 17.55, prodotta tra il 1928 e il 1944 ma funzionante e caricata con 6 pallottole. La polizia di Vienna rimette la pistola nel pozzetto, inserendo però un dispositivo di allarme nel nascondiglio. Il 3 febbraio 2017 nella toilette arriva un uomo tedesco alla soglia dei 30 anni. L’uomo cerca di prendere la pistola e viene subito arrestato. Il cittadino tedesco racconta agli agenti una storia inverosimile: un paio di settimane prima avrebbe trovato la pistola in un cespuglio, l’avrebbe messa in tasca, se ne sarebbe dimenticato fino a pochi minuti prima di prendere l’aereo e l’avrebbe allora temporaneamente nascosta nella toilette, allo scopo di consegnarla poi alla polizia al proprio ritorno a Vienna. L’uomo viene denunciato e, poco dopo, rilasciato. Tuttavia, la cosa più incredibile deve ancora accadere: gli agenti austriaci inviano le impronte digitali dell’uomo alla BKA, la polizia federale tedesca. Dal successivo controllo emergono due cose: le impronte sono sia quelle di Franco A., tenente in servizio presso il 291mo battaglione di fanteria della Bundeswehr inquadrato nella Brigata franco-tedesca con sede a Illkirch (presso Strasburgo), sia quelle di David Benjamin, registrato dal dicembre 2015 come richiedente asilo di cittadinanza siriana a Erding (in Baviera).

Franco A. - ©Wikimedia Commons
Franco A. – ©Wikimedia Commons

Il 17 febbraio iniziano le indagini da parte tedesca e il 27 aprile successivo Franco A. viene arrestato. Il 2 maggio l’inchiesta viene assunta dalla Procura generale federale (GBA), quella che indaga per crimini contro lo Stato (terrorismo, spionaggio, alto tradimento).

Tramite diverse perquisizioni, nello scantinato di Franco A. vengono trovate munizioni ed esplosivi, in parte sottratte illegalmente a depositi della Bundeswehr. Altre munizioni vengono reperite presso due amici dell’uomo (a cui lo stesso tenente le avrebbe affidate pochi giorni dopo essere rientrato da Vienna). Soprattutto, viene appurato che per oltre un anno Franco A. si è effettivamente spacciato per un richiedente asilo siriano. Come dimostrano i selfie trovati sul cellulare dell’uomo, il tenente A. ha approfittato di un aspetto non necessariamente nord-europeo e ha poi scurito il suo volto e colorato la propria barba. Franco A. si è quindi presentato al centro rifugiati di Erding con il nome di David Benjamin, sostenendo di essere un siriano cristiano, ex soldato, scappato dalle persecuzioni dovute alla sua fede e al suo nome possibilmente ebraico. Il tenente della Bundeswehr ha parlato in francese con i responsabili dell’Ufficio federale per la migrazione e rifugiati (BAMF), affermando di aver frequentato scuole francesi in Siria e di conoscere il francese meglio dell’arabo. Come appurato da successive indagini, gli impiegati del BAMF hanno incredibilmente e ripetutamente creduto alla storia raccontata del finto migrante. Il sedicente Benjamin ha quindi ricevuto un permesso di soggiorno provvisorio, un posto in un centro per rifugiati e un sussidio di sussistenza. In realtà Franco A., approfittando del grande caos tedesco nei mesi dell’emergenza migratoria, si è poi presentato raramente al centro per rifugiati, perché comunque sempre impegnato con il suo lavoro da militare a Illkirch, a ben 400 chilometri dalla Baviera.

Durante le perquisizioni della primavera 2017, nell’abitazione di Franco A. sono stati trovati anche frammenti di appunti, tra cui una lista che riporta i nomi di specifici politici ed esponenti di Ong. Sono state rinvenute anche alcune fotografie che ritraggono le automobili parcheggiate di lavoratori della fondazione antirazzista Amadeu Antonio di Berlino, oltre a schizzi sulla posizione della stessa fondazione. Sempre secondo l’accusa, in altri appunti Fanco A. avrebbe preparato un attacco con armi da fuoco a Berlino, con successiva fuga fino al centro per rifugiati, allo scopo di lasciare appositamente le proprie tracce come David Benjamin.

Brigata interforze franco-tedesca - ©Wikimedia Commons
Brigata interforze franco-tedesca – ©Wikimedia Commons

Nell’aprile 2017 è emerso anche che nel 2013 Franco A. aveva presentato una tesi per il suo corso universitario militare in Germania e presso la prestigiosa École spéciale militaire de Saint-Cyr in Francia. Proprio il comandante dell’accademia francese aveva però rifiutato il lavoro, segnalando per iscritto ai superiori tedeschi di Franco A. come il testo fosse intriso di razzismo, estremismo di destra e complottismo. In particolare, la tesi sposava profondamente temi etno-razzisti, suprematisti e antisemiti. Gli ufficiali tedeschi avevano quindi esaminato il caso, convocando poi Franco A. e accettandone le sue giustificazioni. Al giovane veniva infine semplicemente chiesto di scrivere un’altra tesi e nel luglio 2015 Franco A. diventava ufficialmente soldato di professione. Malgrado la comunicazione dei militari francesi, i superiori tedeschi di Franco A. non hanno di conseguenza mai segnalato il caso al MAD, il Servizio federale di controspionaggio militare, tra le cui competenze rientrano la prevenzione e la repressione di ogni estremismo nella Bundeswehr.

Nel dicembre 2017, il GBA ha incriminato Franco A. per “preparazione di un atto violento pericoloso per lo Stato”, possesso illegale di armi e altri reati. Nel frattempo, il tenente è stato radiato dall’esercito. Un amico dell’uomo è stato condannato per la semplice detenzione illegale di armi, mentre un altro amico di Franco A., il militare Maximilian T. (oggi collaboratore di un parlamentare di AfD), è stato indagato ma non incriminato. Per un certo periodo, dopo la richiesta del GBA, il Tribunale superiore di Francoforte non ha accettato l’incriminazione dello stesso Franco A., ritenendo che gli indizi per la preparazione concreta e definita di un attacco fossero comunque insufficienti. Il GBA si è allora rivolto alla Corte di giustizia federale (BGH), insistendo anche sulla natura estremista di destra dell’indagato. Il BGH ha quindi deciso che il Tribunale di Francoforte avrebbe dovuto far partire il processo. Franco A. è ora accusato principalmente di aver pianificato un attentato terroristico false flag il cui obiettivo potevano essere l’allora ministro della Giustizia Heiko Maas, oggi titolare degli Esteri, la vicepresidente del Bundestag Claudia Roth, deputata dei Verdi, o la direttrice della fondazione Amadeu Antonio, Anetta Kahane. L’accusa prevede un’eventuale pena fino a 10 anni.

La scintilla del dossier Rechtextremismus nell’esercito

Dalla scoperta del caso Franco A. all’apertura del processo a suo carico sono successe molte altre cose. Un susseguirsi di eventi che è andato molto al di là del singolo procedimento per terrorismo contro l’ex tenente. Durante l’analisi del cellulare di Franco A. è emersa la sua frequentazione attiva di ambienti etno-nazionalisti e la sua partecipazione a chat di estrema di destra e prepper, come il cosiddetto “Hannibal Netz” (sospettato di potenziali attività eversive) o il network che ruota intorno all’associazione militare tedesca Uniter (attualmente sotto osservazione dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione, BfV, ossia l’agenzia di intelligence interna della Germania).

Nel maggio 2017 l’allora ministra della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen, ha reagito in maniera decisa e spettacolare al caso del tenente dalla doppia vita. Con un seguito di giornalisti, von der Leyen si è recata proprio nella caserma di Illkirch per supervisionare un’ispezione volta a scoprire la presenza di materiale di estrema destra e neonazista, a partire da memorabilia della Wehrmacht. Materiale che è stato rinvenuto, così come in diverse altre caserme. In questo contesto è anche arrivata la dichiarazione di von der Leyen secondo cui la “Bundeswehr ha un’idea sbagliata dello spirito di corpo” e “un problema di attitudine, quindi un problema di comando su vari livelli”. Dure critiche alla Bundeswehr sono poi giunte dal mondo politico per la già citata mancata segnalazione di Franco A. al MAD dopo il caso della sua tesi di laurea. A partire dal caso Franco A. si è così aperta una stagione in cui l’infiltrazione e la diffusione dell’estremismo di destra nell’esercito sono diventate un tema sempre più apertamente dibattuto in Germania. Sono stati scoperti e resi pubblici network, gruppi, chat di estrema destra che coinvolgevano membri della polizia, dell’esercito e della stessa intelligence. Il MAD ha iniziato a occuparsi molto di più del dossier della destra radicale nelle caserme, aprendo anche maggiormente alle segnalazioni interne. Quando nel 2019 von der Leyen ha poi lasciato il ministero della Difesa per la nomina a presidente della Commissione europea, a sostituirla è arrivata Annegret Kramp-Karrenbauer. Con l’attuale ministra della Difesa, il dossier dell’estrema destra nella Bundeswehr è diventato ancora più chiaramente (geo)politico. La questione ha assunto la forma di una rimodulazione dei rapporti delle istituzioni tedesche con un soggetto militare rimasto per decenni in disparte. L’hard-power liberaldemocratico di Berlino vuole oggi bonificare la Bundeswehr dai segmenti estremisti di destra prima di assegnarle un ruolo ben più importante negli equilibri di potere della Germania. Questo passaggio è divenuto plateale nel luglio 2020, quando Kramp-Karrenbauer ha annunciato il parziale smantellamento e la ristrutturazione del commando forze speciali dell’esercito (KSK), più volte travolto da scandali per l’infiltrazione di estremisti di destra tra i propri ranghi. Nel novembre successivo, la ministra della Difesa ha poi deciso di destituire il direttore dello stesso MAD, Christof Gramm, per sostituirlo successivamente con Martina Rosenberg, prima donna a guidare un’agenzia d’intelligence nella storia della Germania.

Processo dall’esito incerto

Il processo di Francoforte contro Franco A. dovrebbe durare fino ad agosto e l’esito resta incerto. L’ex tenente, che ha più volte parlato con media tedeschi e internazionali (incluso il New York Times), si dichiara da sempre innocente rispetto all’accusa di terrorismo. L’uomo non nega di essersi spacciato per rifugiato siriano, ma dichiara di averlo fatto per condurre un’indagine volta a dimostrare le falle del sistema di asilo della Germania. In merito alle liste di politici e attivisti, l’ex militare afferma che si trattava di semplici appunti personali. In merito ad armi e munizioni, A. si presenta sostanzialmente come un militare prepper senza però progetti violenti. Cruciale resta tuttavia il passaggio della pistola nascosta a Vienna, su cui l’accusato non ha risposte credibili, ma su cui anche gli inquirenti non si sono fino ad oggi espressi con un’ipotesi definitiva. Nessuno ha ancora davvero capito perché quell’arma fosse nascosta in un posto così controllato come l’aeroporto internazionale di Vienna.

Sul fronte delle perizie psichiatriche, che in un caso del genere vengono ovviamente considerate con serietà, l’uomo non è stato mai dichiarato incapace di intendere o di volere.

Molti degli osservatori che hanno letto le carte del processo sembrano sostanzialmente concordare sul fatto che tutti gli elementi del caso fossero così allarmanti da rendere a dir poco inevitabile l’intervento della Procura Federale per terrorismo. Al tempo stesso, diverse prove del processo potrebbero rivelarsi soprattutto indiziarie.

Per ora, c’è un’unica certezza: comunque vada a finire, il processo contro Franco A. assumerà nuovamente un particolare significato nel dibattito sulla penetrazione dell’estremismo di destra nella Bundeswehr.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.