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Transizione digitale e verde: le raccomandazioni della BEI su intelligenza artificiale e blockchain per la ripresa dell'UE

Transizione digitale e verde: le raccomandazioni della BEI su intelligenza artificiale e blockchain per la ripresa dell'UE

Un nuovo studio della Banca Europei degli Investimenti avverte che "aziende e governi in Europa stanno sottoinvestendo" nelle nuove tecnologie. La vicepresidente Czerwińska: "Dobbiamo dare alle start-up emergenti più potenza di fuoco"

Bruxelles – Fare perno su intelligenza artificiale e blockchain per guidare la transizione digitale e verde dell’Unione Europea. È questo lo strumento per raggiungere la sovranità tecnologica europea, secondo la Banca Europea degli Investimenti: lo sottolinea nel rapporto pubblicato oggi (martedì primo giugno), che mette in luce il ruolo centrale che rivestiranno queste due tecnologie “dirompenti” nell’economia digitale e nella ripresa del Vecchio Continente dalla crisi scatenata dalla pandemia COVID-19. Motivazioni più che sufficienti, secondo i relatori della BEI, per “allocare più risorse, aumentare la capacità di innovazione dell’Europa, guardare oltre i bisogni immediati e pensare a lungo termine”, rispondendo a una semplice domanda: “Dove vogliamo essere a dieci, venti, trent’anni da oggi?”

È stata la stessa vicepresidente della BEI, Teresa Czerwińska, a spiegare che queste sono le due tecnologie che getteranno le basi per il futuro delle nuove generazioni: “Tutte le principali economie del mondo stanno cercando di raggiungere una posizione di leadership nello sviluppo e nell’implementazione dell’intelligenza artificiale e della blockchain”. Per intelligenza artificiale (IA) si intendono “sistemi che mostrano comportamenti intelligenti analizzando il loro ambiente e intraprendendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere obiettivi specifici”. La blockchain invece è “una tecnologia che consente a persone e organizzazioni di raggiungere un accordo e registrare permanentemente transazioni e informazioni in modo trasparente senza un’autorità centrale”.

La vicepresidente della BEI, Teresa Czerwińska

Nello sviluppo di queste due tecnologie, “l’Europa è in ritardo soprattutto sul fronte dei finanziamenti, rappresentando solo il 7 per cento degli investimenti azionari globali annuali”, ha avvertito Czerwińska. Una carenza di investimenti che cozza con l’eccellenza nella ricerca europea: ecco perché “dobbiamo dare alle nostre start-up emergenti più potenza di fuoco per competere a livello globale“. Come dimostrato anche dalla proposta della Commissione Europea sul quadro normativo per l’intelligenza artificiale, l’UE è concentrata sia a sviluppare le potenzialità, sia a contrastare i rischi associati alle nuove tecnologie emergenti: “Le sfide riguardano in particolare le implicazioni affidabili, responsabili ed etiche”.

A questo riguardo, i vertici della BEI si sono detti “pronti a fornire supporto finanziario e di consulenza”, in collaborazione con l’esecutivo UE e il Fondo europeo per gli investimenti (già protagonisti di un progetto pilota da 100 milioni di euro). “Di recente abbiamo lanciato un co-investimento di 150 milioni per investire in progetti di intelligenza artificiale e blockchain”, ha ricordato la vicepresidente Czerwińska. “Questo rapporto ci guiderà ulteriormente nei nostri sforzi”.

Ritardi e prospettive

Elencando i benefici della digitalizzazione dell’economia e della società per la ripresa post-COVID, il rapporto della BEI sottolinea che “l’intelligenza artificiale può aiutare in modo significativo ad accelerare i processi di scoperta di farmaci e facilitare la condivisione cruciale di informazioni”. Nello stesso tempo, “le tecnologie blockchain forniscono un modo trasparente e decentralizzato di registrare elenchi di transazioni”, come per esempio “la gestione della catena di approvvigionamento, che si è dimostrata particolarmente vulnerabile durante la pandemia”.

Nonostante le misure per accelerare l’uso di queste tecnologie adottate dalla Commissione UE (1,5 miliardi di euro da Horizon 2020 e più 2,5 miliardi dal programma Europa digitale, oltre alle risorse del Next Generation EU) e dagli Stati membri per catalizzare le esperienze di ricercatori e specialisti in Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi, la Banca Europea degli Investimenti ha messo in guardia sul fatto che “aziende e governi in Europa stanno sostanzialmente sotto-investendo nell’intelligenza artificiale e nella blockchain rispetto ad altre regioni leader”. Questo implica che l’UE “fa fatica a tradurre la sua eccellenza scientifica in applicazioni commerciali e in successo economico”.

Nello specifico, Stati Uniti e la Cina insieme rappresentano oltre l’80 per cento dei 25 miliardi di euro di investimenti azionari annuali, mentre i Ventisette investono solo 1,75 miliardi (il 7 per cento). Lo studio stima che il divario sia pari a circa 5/10 miliardi di euro ogni anno: “Sebbene si preveda che l’impatto commerciale a lungo termine della pandemia su queste tecnologie sia positivo, l’accesso ai finanziamenti può diventare più difficile nel breve periodo a causa delle condizioni di mercato“, mettono in guardia i relatori della BEI.

Per invertire la rotta, lo studio mette in luce tre aree principali su cui intervenire per migliorare il panorama europeo dell’intelligenza artificiale e della blockchain. La prima riguarda l’aumento dei finanziamenti per lo sviluppo e la scalabilità delle start-up e delle piccole e medie imprese che operano in questo settore. La seconda coinvolge l’implementazione e il supporto delle nuove tecnologie sul mercato, mentre la terza area di intervento si dovrà focalizzare sullo sviluppo di un ecosistema europeo dell’innovazione integrato. “Le strozzature nel finanziamento dell’IA e della blockchain richiedono una risposta strategica tra pubblico e privato”, è l’ultima raccomandazione della BEI.

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