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Disinformazione online, il monito della Corte dei Conti UE:

Disinformazione online, il monito della Corte dei Conti UE: "Le piattaforme online non rispondono per le loro azioni"

Una nuova relazione sottolinea che il piano d'azione del 2018 della Commissione Europea risulta "incompleto" nella lotta contro le fake news e che deve essere "aggiornato o riesaminato". Non basta un Codice di buone pratiche con misure volontarie

Bruxelles – È una relazione critica nei confronti della Commissione Europea, quella che la Corte dei Conti UE ha pubblicato oggi (giovedì 3 giugno) per analizzare le azioni di contrasto alla disinformazione online. Uno dei problemi “più gravi e diffusi” per i Ventisette, in particolare durante un momento cruciale della lotta contro il COVID-19 quale è la campagna di vaccinazione. Se nel 2018 è stato pubblicato un piano d’azione “pertinente nel momento in cui è stato elaborato”, tre anni dopo risulta “incompleto”, anche alla luce dei cambiamenti epocali dal punto di vista dell’uso delle tecnologie.

Non va sottostimata la portata della strategia della Commissione, la cui “attuazione è in larga misura sulla buona strada”. Tuttavia, Baudilio Tomé Muguruza, responsabile della relazione, ha sottolineato che è tempo di mettersi “al passo con le minacce emergenti” e raggiungere un “maggiore coordinamento” tra le istituzioni europee e gli Stati membri. Ma soprattutto, “è necessario migliorare il monitoraggio delle piattaforme online e far sì che rendano conto del proprio operato“, oltre a “includere una strategia coerente di alfabetizzazione mediatica” nella lotta alla disinformazione.

La relazione della Corte dei Conti UE ha preso in considerazione anche il Codice di buone pratiche istituito dall’esecutivo UE per favorire la collaborazione delle piattaforme online. Questo è stato la base di partenza per i report mensili da parte delle Big Tech sulle misure volontarie intraprese contro le fake news sulla pandemia e i vaccini anti-COVID. “Si è trattato di un approccio pionieristico”, ha osservatore il relatore, che però “non è riuscito a fare sì che le piattaforme online rispondessero delle proprie azioni e assumessero un ruolo più importante nella lotta attiva alla disinformazione”.

In altre parole, “l’obiettivo di sensibilizzare e rafforzare la resilienza sociale non è stato raggiunto“, dal momento in cui persiste “la frammentazione delle politiche volte ad accrescere la capacità delle persone di accedere, comprendere e interagire con i media”. Per tutte queste ragioni, l’Osservatorio europeo dei media digitali (che ha compiuto ieri il primo anno di vita) “potrebbe non raggiungere gli obiettivi prefissati“, ha avvertito il relatore.

Per la Corte dei Conti UE la lotta alla disinformazione rimane una delle sfide maggiori per l’Unione: “Qualsiasi tentativo di manipolare l’opinione pubblica rappresenta una grave minaccia”, ha sottolineato con forza Tomé Muguruza. Ma allo stesso tempo, nello sforzo di contrastarla, l’UE deve prestare attenzione a “non calpestare i propri valori fondamentali, come la libertà di opinione e di espressione“. In questo senso viene identificata la necessità non solo di rivedere il Codice di buone pratiche – come annunciato dalla Commissione Europea lo scorso 26 maggio – ma soprattutto di “aggiornare o riesaminare il piano d’azione del 2018“, per rispondere alla “costante evoluzione di tattiche, attori e tecnologie di disinformazione”.

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