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Bielorussia, alta tensione sul confine della Lituania. Michel:
Il valico di frontiera di Padvaronys, tra Lituania e Bielorussia

Bielorussia, alta tensione sul confine della Lituania. Michel: "Questa è la frontiera dell'Unione Europea"

Visita del presidente del Consiglio UE a Vilnius per denunciare la strumentalizzazione della migrazione illegale da parte del regime di Lukashenko. Intanto è stato condannato a 14 anni di prigione l'ex-candidato alle elezioni presidenziali 2020, Viktor Babariko

Bruxelles – È entrata nel vivo la sfida diplomatica tra Unione Europea e Bielorussia e per la prima volta Bruxelles si trova a dover rispondere ad azioni di ritorsione da parte del regime del presidente Alexander Lukashenko. Dopo l’imposizione delle sanzioni nei confronti dell’economia bielorussa, Minsk ha deciso di giocare la carta della migrazione irregolare verso la Lituania per far pressione sui Ventisette e spingerli a ritirare le misure restrittive. Ma proprio da Vilnius è arrivata la secca risposta del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel: “I confini lituani sono i confini europei“. Tradotto: ogni tentativo di “strumentalizzare la migrazione illegale per esercitare pressione” sugli Stati membri UE sono un attacco all’Unione nel suo insieme. E come tali saranno affrontati dalle istituzioni europee.

Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, al valico di frontiera di Padvaronys, Lituania (6 luglio 2021)

“Sono impegnato in prima persona per garantire la solidarietà degli Stati membri verso la Lituania“, ha confermato Michel durante la sua visita nel Paese (in programma tra ieri e oggi). “È questo il senso della reazione rapida di Frontex”, che da giovedì scorso (primo luglio) ha iniziato a mobilitare personale e mezzi “a sostegno delle autorità lituane e lettoni per prevenire il rischio di un aumento della pressione migratoria” sui due Paesi. Solo nel mese di giugno le autorità di Vilnius hanno registrato 412 ingressi irregolari sul territorio nazionale dalla Bielorussia, più di cinque volte il numero totale del 2020. Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente lituano, Gitanas Nauseda, Michel ha ribadito che “l’Unione Europea ha attuato sanzioni contro la Bielorussia e continua a lottare per promuovere i nostri valori”.

Proprio in merito alle sanzioni europee, non si è fatta attendere la risposta del presidente bielorusso Lukashenko, che ha incaricato il governo di limitare il transito delle merci in risposta alle sanzioni occidentali. “Sappiamo chi negli Stati Uniti, in Germania e in altri Paesi europei non vuole fornire componenti e materiali base alle nostre imprese”, tra cui “Skoda e Nivea“, ha attaccato, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa Interfax. “Prima di tutto, sono esclusi dal mercato bielorusso e, in secondo luogo, è vietato il transito attraverso la Bielorussia”.

Ma rimane caldo anche il fronte interno. Oggi la Corte suprema della Bielorussia ha condannato a 14 anni di prigione Viktor Babariko, ex-capo della banca Belgazprombank ed ex-candidato alle elezioni presidenziali del 2020, arrestato poche settimane prima del voto (insieme al figlio). È il primo avversario politico di Lukashenko ad essere condannato, con l’accusa di riciclare fondi ottenuti in modo criminale e di aver ricevuto una mega-tangente da 30,5 milioni di rubli bielorussi (più di 10 milioni di euro) quando era a capo di Belgazprombank.

La difesa del banchiere ha bollato la sentenza come “politicamente motivata”, considerati anche l’arresto e la detenzione in un centro del KGB per impedirgli la corsa alla poltrona di presidente della Bielorussia. Anche l’Unione Europea ha chiesto il “rilascio immediato e incondizionato” di Babariko, “nonché di tutti i prigionieri politici, i giornalisti detenuti e le persone che si trovano dietro le sbarre per aver esercitato i loro diritti fondamentali”, ha reso noto il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Peter Stano. Viktor Babariko “voleva vedere la Bielorussia come un Paese giusto, equo e aperto. Il regime si vendica di lui in modo orribile”, ha commentato la leader dell’opposizione e presidente legittima riconosciuta dall’UE, Sviatlana Tsikhanouskaya.

Proprio la legittimazione di Tsikhanouskaya da parte dell’Unione Europea sta diventando un elemento sempre più significativo nell’approccio dell’Occidente verso la Bielorussia. Ieri (5 luglio) il ministro degli Affari esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha conferito lo status diplomatico all’ufficio di rappresentanza della democrazia bielorussa guidato da Tsikhanouskaya: “Sono profondamente grata per l’enorme sostegno e per essere stati i primi ad accoglierci. Insieme, dimostriamo che la Bielorussia non è Lukashenko”, ha rivendicato durante la cerimonia ufficiale. Nel corso della sua visita a Vilnius, anche il presidente del Consiglio UE Michel ha incontrato la leader dell’opposizione, per ribadire che i Ventisette sono “fermamente con il popolo della Bielorussia” e che “il legittimo appello a un futuro democratico e al rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti umani deve essere finalmente ascoltato”.

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