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Cooperative vitivinicole: alleanza tra Italia, Spagna e Francia per un piano di ripresa per il vino europeo

Cooperative vitivinicole: alleanza tra Italia, Spagna e Francia per un piano di ripresa per il vino europeo

In una lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen chiedono l'estensione delle misure anti-crisi per tutto il 2022 e l'introduzione di un piano triennale con nuove risorse finanziarie. Anche se Bruxelles ha già chiarito non ci sarà un budget aggiuntivo

Bruxelles – Brexit, COVID-19, competizione internazionale e cambiamenti climatici. Per far fronte alle difficoltà che negli ultimi anni ha dovuto affrontare il settore vitivinicolo aggravate dalla pandemia, le tre cooperative italiane, francesi e spagnole (Alleanza delle Cooperative -vino; La Coopération agricole Vignerons Coopérateurs e Coopératives Agroalimentaires Espagnoles) hanno scritto una lettera in data 5 luglio alla presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, chiedendo l’estensione delle misure anti-crisi per tutto il 2022 e l’introduzione di un “piano di sostegno triennale”, accompagnato da risorse finanziarie aggiuntive. Tra le misure auspicate – si legge nella lettera – investimenti per la viticoltura di precisione e NBT (nuove tecniche di editing genomico, che molti definiscono nuovi OGM) o anche il rafforzamento dei fondi per la promozione e investimenti per affrontare la sfida dell’accesso e scarsità dell’acqua.

Il comparto – denunciano le cooperative – ha subìto le conseguenze dei dazi reciproci con USA per la disputa Airbus-Boeing e gli effetti della Brexit “che hanno contribuito all’indebolimento della posizione del vino europeo sulla scena internazionale”. Sul settore si è poi abbattuta la pandemia Covid-19, ma non mancano le preoccupazioni per gli effetti del cambiamento climatico e gli eventi climatici estremi, come dimostrato dall’ondata di freddo artico che si è abbattuta sui vigneti la scorsa primavera “mettendo a repentaglio gran parte della produzione per il 2021”. “Stiamo raggiungendo il punto di non ritorno, senza un piano di rilancio, il rischio per noi di non farcela è reale”, avvertono.

Non è la prima volta che il comparto chiede alla Commissione europea di intervenire, sostenuti anche dal Parlamento europeo. L’Esecutivo ha affermato in più occasioni che non ci saranno risorse aggiuntive per aiutare il settore a far fronte alle conseguenze della pandemia, alle interruzioni del mercato internazionale o alla recente ondata di freddo.

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