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Economica, sociale e ambientale: al G20 di Firenze l'impegno per la sostenibilità dei sistemi alimentari

Economica, sociale e ambientale: al G20 di Firenze l'impegno per la sostenibilità dei sistemi alimentari

Le venti principali economie al mondo siglano la Carta sulla sostenibilità di Firenze per ridurre gli sprechi alimentari e puntare all'obiettivo "fame zero" nel mondo. Il ministro Patuanelli: "Il pianeta non ci aspetta, dobbiamo mettere in campo politiche che invertano la rotta"

Bruxelles – Fame zero e riduzione degli sprechi alimentari. Sono gli obiettivi che i ministri dell’Agricoltura del G20 sottoscrivono e racchiudono nella Carta della sostenibilità siglata sabato (18 settembre) a Firenze, nell’ultima giornata di lavori del G20 agricoltura a guida italiana. Su iniziativa del ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli, i ministri delle venti principali economie al mondo hanno concordato nella dichiarazione finale non solo l’impegno per raggiungere la sicurezza alimentare “senza lasciare indietro nessuno”, ma anche di impostare una nuova idea di agricoltura del futuro che tenga conto del cambiamento climatico, della lotta agli sprechi, che spinga su innovazione e ricerca, sostegno al reddito degli agricoltori e sulla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale nel quadro del G20.

“Il pianeta non ci aspetta”, avverte Patuanelli alla conferenza conclusiva, dando appuntamento agli omologhi al prossimo G20 in Indonesia tra un anno. Dodici mesi di tempo in cui “dobbiamo essere in grado di mettere in campo politiche che invertano la rotta in modo definitivo senza guardare al consenso e alle ricadute immediate, tutto ciò che facciamo avrà effetto tra molti anni”, ha sottolineato. Cinque pagine e ventuno punti strategici: la nuova Carta sulla sostenibilità di Firenze mette in guardia del fatto che sebbene la pandemia non abbia messo a repentaglio i sistemi alimentari occidentali – che hanno invece registrato un aumento della produzione nell’ultimo anno – ancora un quarto della popolazione mondiale soffre d’insicurezza alimentare, aggravata dalla pandemia da COVID-19. E’ il grande paradosso nel mondo che vede chi produce cibo non averlo sulla propria tavola o non avere la giusta redditività per il lavoro che svolge per portare cibo nelle case degli altri.

Economica, sociale e ambientale: se il tema al centro del vertice è la sostenibilità, questa deve essere affrontata in tutte e tre le dimensioni che la caratterizzano. I ministri sottolineano che tutte le sfide dei prossimi decenni – “cambiamento climatico, eventi meteorologici estremi, i parassiti, le malattie di animali e piante e gli shock come la pandemia da Covid-19” – richiedono un’azione coordinata ed efficace, anche con un dialogo con i Paesi in via di sviluppo per condividere strumenti e far sviluppare le capacità di produzione interna più adatte alle esigenze locali.

Il vertice di due giorni al Palazzo Vecchio del capoluogo toscano, ha “confermato un consenso ampiamente condiviso sul fatto che la sostenibilità è la chiave per garantire la vitalità e la competitività dell’agricoltura in tutto il mondo”, riconosce a nome dell’UE il commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Pone l’accento sull’importanza della sostenibilità per la sicurezza alimentare. “I sistemi alimentari sostenibili e resilienti sono infatti fondamentali per la sicurezza alimentare e la nutrizione” perché contribuiscono “a diete sane ed equilibrate, eliminazione della povertà, gestione migliore delle risorse naturali, conservazione e protezione degli ecosistemi e mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici”.

Sostenibilità non solo è il tema al centro del G20 ma anche uno dei principali (se non il principale) elemento innovativo della riforma della PAC (2023-2027) attualmente al vaglio di Bruxelles. Nel Forum di apertura alla riunione del G20, Wojciechowski ha citato il modello agricolo italiano basato su piccole e medie aziende come una storia di successo in termini di sostenibilità. “Per me è importante trarre una lezione dalle caratteristiche dell’agricoltura italiana, è un settore che va bene, perché si basa su una struttura di piccole e medie imprese, e di fatto l’indice di produttività delle imprese è molto alta”, ha concluso il commissario europeo.

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