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Prosegue l’inchiesta sulla Lobby nera: anche la Lega avvicinata dalla destra neofascista

Prosegue l’inchiesta sulla Lobby nera: anche la Lega avvicinata dalla destra neofascista

Nella seconda puntata dei giornalisti di Fanpage e trasmessa da Piazza Pulita, spuntano i nomi degli europarlamentari Angelo Ciocca e Silvia Sardone

Roma – La rete del ‘Barone nero’, si allarga anche alla Lega. È il “secondo tempo” dell’inchiesta giornalistica di Fanpage e che ieri è andato in onda nel programma Piazza Pulita su La7. I tentativi di infiltrazione della galassia neofascista ora coinvolgono anche esponenti della Lega come gli eurodeputati Angelo Ciocca e Silvia Sardone ma anche il consigliere regionale lombardo Massimiliano Bastoni e soprattutto la testa di ponte, l’ex deputato a Bruxelles Mario Borghezio.

Grazie alla telecamera nascosta è lui a rivelare che esiste una “terza Lega” (oltre quella istituzionale di Salvini e Giorgetti), più sottotraccia, e che rappresenta la corrente di estrema destra e con stretti legami con la formazione “Lealtà Azione”, di chiara ispirazione neofascista.

Nei filmati girati con una telecamera nascosta si vedono gli esponenti leghisti insieme sempre a Roberto Jonghi Lavarini (già indagato dalla procura di Milano con l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza), anello di congiunzione con l’estrema destra milanese. Il servizio mostra anche una sequenza di un’iniziativa elettorale vengono consegnati i pacchi dell’associazione no profit del Banco alimentare con i “santini” dei candidati spillati.

In riferimento alla campagna elettorale di Milano, Jonghi Lavarini è consapevole che certi legami non possono uscire allo scoperto ma rivela che l’estrema destra milanese è in grado di assicurare un pacchetto di 5.000 voti e che Ciocca “è il nostro referente politico”. Intervenuto in studio al telefono, l’europarlamentare ha subito preso le distanze e annunciato già per oggi una denuncia alla magistratura.

La seconda puntata si conclude con la richiesta del finanziamento illecito da parte di Jonghi Lavarini al giornalista che si era spacciato per un imprenditore.  Operazione da concludere prima dell’apertura dei seggi. Il finale è una valigia rossa fatta trovare tra i tavolini di un bar: doveva essere piena di soldi e invece conteneva libri sull’olocausto e una copia della Costituzione italiana.

 

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