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La riforma della giustizia digitale nell'UE passa dalla sicurezza dei sistemi e dal rispetto dello Stato di diritto
Il commissario per la Giustizia, Didier Reynders

La riforma della giustizia digitale nell'UE passa dalla sicurezza dei sistemi e dal rispetto dello Stato di diritto

Al Forum ministeriale UE il commissario Reynders ha anticipato che l'esecutivo comunitario adotterà tre proposte legislative su "libertà, sicurezza e giustizia nell'ambiente digitale" entro la fine del 2021

Bruxelles – È il giorno del Forum ministeriale sulla giustizia digitale, l’evento che ha portato a un confronto diretto tra i titolari dei ministeri della Giustizia dei Paesi membri UE sullo stato della digitalizzazione dei sistemi nazionali, e per l’occasione la Commissione Europea ha lanciato la nuova versione del portale europeo della giustizia elettronica. Ma non solo. Aprendo il forum di oggi (martedì 12 ottobre), il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, ha anche anticipato le prossime mosse dell’esecutivo comunitario: “Entro la fine dell’anno adotteremo tre proposte legislative per rafforzare l’ambiente digitale quando si tratta di libertà, sicurezza e giustizia”.

Nel dicembre dello scorso anno l’esecutivo UE ha presentato una serie di iniziative per modernizzare i sistemi giudiziari dell’Unione e in questo senso si inserisce il nuovo portale, che fornisce una guida pratica sulle leggi nazionali e le procedure giudiziarie nei singoli Paesi membri. Ora l’obiettivo di Bruxelles è spingere sulla cooperazione transfrontaliera e implementare l’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto dei giudici. “Dobbiamo guardare al futuro della giustizia, ora che stiamo per entrare nel decennio digitale”, ha sottolineato Reynders: “Il test della pandemia COVID-19 ha dimostrato che la transizione digitale è necessaria e che può portare benefici ai sistemi giudiziari“, dalla possibilità di ascoltare i testimoni da remoto, fino all’accesso ai fascicoli giudiziari a distanza.

Il commissario europeo ha posto l’accento sul fatto che “se non assicuriamo che i sistemi siano moderni, efficienti e aggiornati ai tempi, sarebbe impossibile garantire lo Stato di diritto“. Un tema su cui si è insistito molto durante il forum ministeriale sulla giustizia digitale, anche considerato lo scontro tra Bruxelles e Varsavia proprio sul rispetto dei valori fondanti dell’Unione e delle sentenze della Corte di Giustizia dell’UE. L’uso della tecnologia non può però andare a scapito della salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini: “I sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio vanno regolamentati anche nell’ambito giudiziario, come abbiamo definito nella proposta di quadro normativo ad aprile” ha ricordato Reynders.

Altra questione cruciale, in termini di sicurezza, è il contrasto agli attacchi informatici (“se non saremo all’altezza, il futuro dei nostri sistemi giudiziari sarà a rischio”). Senza però dimenticare che “quando discutiamo di digitalizzazione, non possiamo pensare che sia un processo che accade dal giorno alla notte”, ma “richiede conoscenze e competenze sviluppare sul territorio”. Ecco perché il commissario Reynders ha ribadito ancora la necessità per gli Stati membri di “impegnarsi e sfruttare i fondi del Next Generation EU per spingere sulla digitalizzazione“.

giustizia ue marta cartabia
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, al Forum ministeriale sulla giustizia digitale (12 ottobre 2021)

È questo il caso dell’Italia, che nel proprio Piano nazionale di ripresa e resilienza ha programmato una spesa pari a 2,3 miliardi di euro per l’innovazione organizzativa della giustizia e il sostegno della digitalizzazione delle procedure giudiziarie. A confermare l’impegno italiano su questo fronte, è intervenuta al Forum sulla giustizia digitale la ministra Marta Cartabia: “L’eccessiva lentezza dei processi è uno dei maggiori problemi in Italia, ma la tecnologia e l’elaborazione dei dati attraverso l’intelligenza artificiale possono rafforzare la riforma del sistema giudiziario”. Ricordando che “legge e tecnologia si devono parlare”, la ministra italiana ha voluto sottolineare con forza che “non si tratta solo di una questione di efficienza, ma la modernizzazione rafforza soprattutto lo Stato di diritto“. Di qui, la conseguenza naturale che “la tecnologia deve essere di supporto, ma non può mai sostituire i giudici”, ha concluso il suo intervento Cartabia.

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