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Europa "epicentro della pandemia", si inaspriscono le restrizioni per i non vaccinati

Dai Paesi Bassi alla Grecia: di fronte alla risalita dei contagi da Coronavirus il green pass sta diventando obbligatorio ovunque per scongiurare un nuovo lockdown totale o parziale. L'allarme dell'OMS: si rischia "un altro mezzo milione di morti quest'inverno". A Bruxelles si riunisce il comitato consultivo sul COVID

Bruxelles – Anche l’Europa è dentro la quarta ondata di pandemia da COVID-19. Con l’aumento dei casi di Coronavirus nella maggior parte dei paesi dell’UE e di quelli limitrofi, l’intera regione europea è ora “l’epicentro della pandemia globale”, ha avvertito ieri (5 novembre) Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) per l’Europa. Se non si inverte la rotta il rischio è quello di “vedere un altro mezzo milione di morti quest’inverno”.

Quando parla di regione europea, Kluge fa riferimento non solo all’UE ma a 53 Stati che comprendono anche l’Asia centrale e che solo nell’ultima settimana hanno riportato quasi 1,8 milioni di nuovi casi di COVID-19 rispetto a quella prima (+6 per cento), oltre la metà di tutti i casi di infezione a livello globale. Per questo si parla di regione europea – che ha registrato anche un aumento del 12 per cento dei decessi – come dell’epicentro di questa nuova ondata che rischia di aggravarsi in prossimità delle feste di Natale. Il picco di decessi è probabilmente dovuto al fatto che in molti Paesi dell’area in questione, la vaccinazione di massa arranca. Il virus, esattamente come è successo un anno fa, si diffonde più velocemente nei mesi freddi invernali quando le persone passano più tempo a socializzare al chiuso che all’aperto.

Tasso vaccinazione completa al 4 novembre (Dati ECDC)

Il numero crescente di casi anche nell’Unione Europea, ha riaperto il dibattito sulla reintroduzione di misure restrittive prima delle festività natalizie e su come convincere più persone a vaccinarsi. Dopo l’accelerata degli ultimi mesi, il tasso di vaccinazione anche in Unione si è fermato (75,6 per cento degli adulti vaccinati completamente e 80 per cento di quelli con almeno una dose) perché in molti Stati dell’Europa orientale fatica a prendere quota.

I Paesi UE hanno iniziato a reagire in ordine sparso, ma la tendenza generale è quella di inasprire le restrizioni solo per i non vaccinati. La città di Vienna, ad esempio, ha dichiarato ieri l’intenzione di vietare alle persone non vaccinate di entrare nei caffè, ristoranti ed eventi con più di 25 persone. Misure altrettanto stringenti saranno probabilmente  introdotte presto in tutta l’Austria mentre le infezioni sono in aumento. Da questa settimana anche in Grecia i non vaccinati dovranno esibire un tampone negativo per accedere a servizi statali di base, banche, ristoranti e negozi al dettaglio.

Nei Paesi Bassi sono in vigore da oggi nuove restrizioni, dopo che il governo le aveva allentate lo scorso 25 settembre: il green pass olandese diventa obbligatorio in tutti i luoghi potenzialmente affollati, come parchi divertimento e musei, e l’uso obbligatorio potrebbe essere esteso presso anche all’ambiente di lavoro. Torna l’uso delle mascherine obbligatorie anche negli spazi pubblici interni, con l’esortazione del governo a lavorare da casa per quanto possibile. Anche in Belgio, scrivevamo, è tornata con il mese di novembre la raccomandazione al telelavoro e obbligo di mascherina a scuola e nei negozi, con l’utilizzo di green pass per accedere a bar e ristoranti.

Anche in Germania – che ha registrato ieri un picco massimo dall’anno scorso di 33mila nuove infezioni da COVID-19 – è in corso una riunione di due giorni dei ministri della salute statali e potrebbero prendere in considerazione misure simili per affrontare l’inverno. Si muovono con lentezza anche gli Stati dell’Est: l’Ungheria – con il 67 per cento della popolazione vaccinata – ha esortato le persone a farsi vaccinare, annunciando la somministrazione obbligatoria per le istituzioni statali, autorizzando anche le aziende private a rendere obbligatori i vaccini per i dipendenti, se necessario.

Romania (39 per cento) e Bulgaria (26 per cento) sono ormai da mesi i Paesi dell’UE con il tasso più basso dei vaccinati, dove gli ospedali fanno fatica a gestire a un’ondata di pazienti COVID-19. Anche in Repubblica Ceca è stato introdotto questa settimana l’obbligo di mostrare il green pass con prova di vaccinazione o un test (negativo) per entrare nei servizi della ristorazione, con regole più stringenti sulle mascherine negli spazi pubblici. Così come anche in Polonia, l’uso della mascherina torna obbligatorio negli spazi pubblici chiusi, mentre cinema, teatri e hotel lavorano con una capacità ridotta al 75 per cento.

La maggior parte degli Stati è ancora restia a prendere in considerazione un ritorno al lockdown sul modello di un anno fa, principalmente per non mettere in pericolo la ripresa economica. L’avvertimento dell’OMS – a cui è seguito anche quello dell’Agenzia europea per i medicinali – è stato fin troppo chiaro: se non si prendono misure adeguate ora, l’Europa rischia un altro inverno da dimenticare. Di diverso rispetto a un anno fa c’è che nella maggior parte dei casi le infezioni in coloro che sono vaccinati non portano a conseguenze gravi e i tassi di ospedalizzazione sono inferiori. Merito dei vaccini, ma il problema continua a essere la parte della popolazione ancora non vaccinata. La scelta di molti governi nelle prossime settimane, come ad esempio ha già fatto quello del Belgio, potrebbe essere di aprire a tutti la possibilità di ricevere una terza dose di vaccino (booster) per mantenere alta la protezione, visto che ormai è trascorso quasi un anno dall’inizio della campagna in Europa.

A Bruxelles si tiene d’occhio la situazione e ci si augura un coordinamento europeo, soprattutto in vista delle ferie natalizie in cui si tende a spostarsi di più anche tra i confini europei. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ospiterà in giornata il comitato consultivo dell’UE per un aggiornamento sulla situazione epidemiologica e decidere il da farsi.

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