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Polonia e Ungheria, l'UE avvia (sottotono) le verifiche sullo Stato di diritto

Polonia e Ungheria, l'UE avvia (sottotono) le verifiche sullo Stato di diritto

Inviate due lettere amministrative per chiedere informazioni sulla situazione nei Paesi, che ora hanno due mesi per rispondere. In gioco ci sono i fondi europei

Bruxelles – La Commissione europea accende i riflettori su sistemi ungherese e polacco. La presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, ha inviato due lettere, una per ciascun governo, per chiedere informazioni sulle norme in vigore nel Paese. L’UE avvia le verifiche sullo Stato di diritto nel rispetto delle condizionalità che prevedono la possibilità di tagliare i fondi europei in caso di discostamento dai valori fondamentali dell’Unione.

A Budapest e Varsavia sono stati concessi due mesi di tempo, che scadranno il 19 gennaio, per fornire le rassicurazioni richieste. Non si tratta di una procedura d’infrazione, o almeno non ancora. Quella inviata da von der Leyen non è una lettera di messa in mora quanto di lettere amministrative. Nel mirino dell’UE la politica portata avanti dalla Polonia sulla giustizia e il rischio di annullamento dell’indipendenza della magistratura, mentre dell’Ungheria preoccupano corruzione e clientelismo, e si chiedono lumi circa il funzionamento del sistema di appalti.

La mossa di von der Leyen intende rispondere alle pressioni esercitate dal Parlamento europeo. L’Eurocamera ha avviato un procedimento legale contro la Commissione sul meccanismo dello Stato di diritto, e l’esecutivo comunitario, che vuole evitare lo scontro con i due Stati membri dell’est, deve ora anche evitare la crisi politico-istituzionale con il Parlamento. La via della lettera amministrativa consente di guadagnare tempo senza strappi eccessivi, ma come l’invio di lettere verrà presa dalle diverse parti in causa è ancora tutto da appurare.

Le prime reazioni non sono certo delle migliori, com’era facile attendersi. Katalin Cseh, l’ungherese vicepresidente del gruppo dei Liberali europei, critica l’operato di von der Leyen, rea, a suo giudizio, di aver agito troppo tardi e troppo timidamente. “Dopo 323 giorni dall’entrata in vigore del meccanismo sullo stato di diritto, ora le lettere sono state inviate a Budapest e Varsavia: non notifiche formali, ma indagini informali”. Un qualcosa che, critica, “è uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini europei che chiedono interventi”.

Intanto l’UE avvia le verifiche sullo Stato di diritto. Fa muovere gli ingranaggi della macchina sanzionatoria, perché messa alle strette dal Parlamento, certo, ma pure per la necessità di trovare una quadra con interlocutori sempre più spigolosi. Sui migranti si consumano braccia di ferro, così come sulle politiche in materia di omosessualità e comunità LGBTI. Tutte questioni che rischiano di paralizzare il funzionamento del Consiglio.

Von der Leyen si muove, perché era ora che lo facesse. I suoi servizi chiariscono che queste lettere non riguardano il piano per la ripresa, dossier si cui si vorrebbero evitare altri strappi e comunque oggetto di riserve di Bruxelles, che ancora non ha approvato le due strategie di rilancio economico dopo le ricadute da pandemia. Ma se le risposte attese non dovessero soddisfare l’esecutivo comunitario, difficile immaginare che le azioni sui contributi europei non finiscano per intaccare il recovery.