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Green Pass, la Commissione propone 9 mesi di validità vaccinale standard per viaggiare in UE

Green Pass, la Commissione propone 9 mesi di validità vaccinale standard per viaggiare in UE

Bruxelles propone un aggiornamento delle raccomandazioni sui viaggi interni e da Paesi extra UE, l'obiettivo è evitare un nuovo quadro frammentato di regole. I certificati sanitari scadranno dopo 9 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario, più avanti arriverà la proroga per le dosi di richiamo. Gli Stati devono approvare la proposta, che dovrebbe essere in vigore dal 10 gennaio

Bruxelles – Il Green Pass per i viaggi all’interno dell’UE dovrebbe avere una validità standard di 9 mesi dal completamento della vaccinazione primaria e chi ne è in possesso non dovrebbe essere sottoposto a ulteriori misure restrittive, come test o quarantene. E’ quanto propone oggi (25 novembre) l’Esecutivo Europeo in un aggiornamento sulle regole per i viaggi dentro l’UE, in cui insiste (ancora una volta) sulla necessità di un approccio coordinato e più centrato sulla situazione personale di chi viaggia rispetto alla situazione epidemiologica del Paese da cui si parte. Vista l’urgenza di frenare i contagi da Coronavirus in Europa, la Commissione propone agli Stati di arrivare a una decisione entro la fine dell’anno, in modo da poter applicare gli aggiornamenti a partire dal 10 gennaio 2022.

La proposta della Commissione sul Green Pass

Chi viaggia attraverso i confini europei e ha un green pass da meno di 9 mesi dalla seconda dose (dalla prima nel caso del vaccino monodose Johnson&Johnson) dovrebbe viaggiare senza ulteriori restrizioni all’arrivo. Alle persone senza un certificato digitale COVID UE valido potrebbe essere richiesto un test effettuato prima o dopo l’arrivo. L’aggiornamento proposto introduce un nuovo limite temporale per la validità delle vaccinazioni, chiarendo che saranno necessari dei richiami del vaccino oltre il periodo di 9 mesi. Il periodo scelto di 9 mesi tiene conto delle linee guida del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) pubblicata ieri che raccomanda la somministrazione di dosi di richiamo in tutta la popolazione a partire da 6 mesi dopo aver completato il ciclo di vaccinazione. Dopo questi sei mesi, Bruxelles mette in conto un periodo aggiuntivo di 3 mesi per dare modo agli Stati di organizzare le loro campagne e vaccinare i cittadini con i booster.

Per ora la Commissione dice di non essere in grado di proporre un tempo limite anche per la validità dei green pass emessi sulla base dei richiami dal momento che ancora non ci sono studi su quanto a lungo dovrebbe durare l’efficacia delle dosi booster, anche se ci sono buone possibilità che l’efficacia sia più lunga della vaccinazione primaria. “Visti i dati emergenti – si legge nella comunicazione – ci si può aspettare che la protezione dalle vaccinazioni di richiamo possa durare più a lungo di quella risultante dalle serie di vaccinazioni primarie”.

Didier Reynders

Le mappe periodiche a colori dell’ECDC sulla situazione epidemiologica vedono un aggiornamento e andranno a combinare i nuovi casi (tasso di incidenza) con il numero dei vaccinati. Secondo la proposta, la mappa dovrebbe servire principalmente “a scopo informativo”, ma anche a coordinare le misure per le aree con un livello di circolazione del virus particolarmente basso (“verde”) o particolarmente alto (“rosso scuro”): ovvero per chi arriva da aree “verdi” non si dovrebbero essere applicate restrizioni, mentre vanno “scoraggiati i viaggi da e per le zone “rosso scuro”.

Esenzioni alle restrizioni restano per i lavoratori transfrontalieri, i minori di 12 anni e ai viaggiatori essenziali. La proposta della Commissione agli Stati prevede inoltre una procedura semplificata per il cosiddetto “freno di emergenza”, che consente agli Stati di reintrodurre misure restrittive in casi di aumento dei contagi semplicemente con una notifica alla Commissione e al Consiglio.

“Il certificato digitale COVID dell’UE è diventato un vero standard e stiamo passando a un approccio ‘basato sulla persona’”, ha spiegato il commissario Reynders in conferenza stampa. “Il nostro obiettivo principale è evitare misure divergenti in tutta l’UE” ricordando che la libera circolazione “è uno dei diritti fondamentali degli europei”. “Questo vale anche per la questione dei booster, che saranno fondamentali per combattere il virus”.

Ylva Johansson

I viaggi da Paesi extra UE

Poco dopo in conferenza stampa scende la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, per illustrare la proposta di aggiornare la raccomandazione sui viaggi non essenziali dall’esterno dell’UE. Anche in questo caso l’approccio non è più orientato al Paese da cui si parte, ma sui vaccini. La Commissione propone che gli Stati membri continuino ad accogliere tutti i viaggiatori vaccinati con vaccini autorizzati nella UE (Biontech-Pfizer, Moderna, Johnson&Johnson e AstraZeneca) ma anche a quelli che hanno completato il processo di elenco degli usi di emergenza dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ai quali sarà richiesto in aggiunta un risultato negativo di un test PCR negativo. I bambini tra i 6 e i 17 anni dovrebbero poter viaggiare nell’UE con un test PCR negativo effettuato prima della partenza anche se non sono vaccinati, mentre gli Stati membri potrebbero richiedere ulteriori test dopo l’arrivo, la quarantena o l’autoisolamento. Test e vaccinazione non sono richiesti per i bambini sotto i 6 anni.

Come per i viaggi interni, l’aggiornamento introduce un limite temporale di 9 mesi per l’accettazione dei green pass dopo il ciclo di vaccinazione primaria. Anche qui le misure dovrebbero essere adottate dagli Stati entro il 10 gennaio, mentre a partire dal primo marzo 2022 si dovrebbe porre fine all’elenco di Paesi extra UE a cui garantire l’ingresso nell’area Schengen senza restrizioni (attualmente ci sono 20 Paesi) vista la crescente diffusione di vaccinazioni in tutto il mondo.

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