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La pubblicità nella posta elettronica deve rispettare la privacy e non confondere

La pubblicità nella posta elettronica deve rispettare la privacy e non confondere

La Corte di giustizia dell'UE si pronuncia sui servizi di Inbox Advertising nelle caselle mail. Non è vietata, ma restano fermi principi come il consenso e la trasparenza

Bruxelles – La pubblicità nella posta elettronica è consentita a determinate condizioni, altrimenti diventa una pratica commerciale illecita contraria alla norme dell’UE. La Corte di giustizia si pronuncia sull’Inbox Advertising, il servizio di annunci attivo negli account e-mail. I giudici di Lussemburgo non bocciano la promozione commerciale, che ai sensi della direttiva in materia non è vietata, ma chiariscono che è soggetta a delle condizioni.

Innanzitutto va tutelata la privacy. Visualizzare i consigli per gli acquisti nella forma di banner nella parte superiore della casella di posta possa “compromettere l’obiettivo di tutela degli utenti da interferenze nella loro vita privata mediante comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta”. Ciò perché l’indicizzazione del messaggio in testa alla lista dei messaggi di posta in arrivo può creare “un rischio di confusione”. Il titolare dell’account di posta può essere indotto a cliccare sul banner pubblicitario ed essere così reindirizzato, “contro la sua volontà”, su un determinato un sito internet.

Per questo occorre informare e ottenere il consenso dell’interessato. L’uso di posta elettronica a fini di commercializzazione diretta è consentito “a condizione che il destinatario vi abbia preliminarmente acconsentito”, chiariscono i giudici di Lussemburgo nella sentenza. La pubblicità nella posta elettronica è consentita inoltre se non è invasiva.  La direttiva sulle pratiche commerciali sleali del 2005 vieta le “ripetute e sgradite sollecitazioni commerciali” attraverso qualsia mezzo, inclusi i canali telematici e la posta elettronica. Per cui continuare a inviare lo stesso messaggio comporta una violazione delle norme, con il rischio di segnalazioni.

La sentenza della Corte di giustizia arriva nel giorno dall’annuncio della proposta della Commissione di nuove misure di contrasto alla pubblicità politica on-line basata sui dati sensibili. Dunque gli operatori del mercato adesso dovranno agire con una maggiore, rinnovata attenzione. Già adesso si corre il rischio di non tenere conto dell’obbligo di rispetto dei dati personali, con le nuove regole si aggiungeranno anche quelli sensibili, e gli utenti-consumatori potranno denunciare i comportamenti contrari alle regole.

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