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La Commissione UE apre alla contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi:

La Commissione UE apre alla contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi: "Oggi le loro condizioni sono a rischio"

Seconda la proposta di nuovi orientamenti, le regole UE sulla concorrenza non potranno equiparare i lavoratori autonomi alle imprese. Le parti sociali hanno tempo fino al 24 febbraio 2022 per rispondere alla consultazione

Bruxelles – I lavoratori autonomi dovrebbero poter accedere alla contrattazione collettiva senza essere ostacolati dalle regole UE in materia di concorrenza. È questo il cuore della consultazione pubblica lanciata oggi (giovedì 9 dicembre) dalla Commissione Europea sul progetto di nuovi orientamenti a favore dei lavoratori non subordinati online e offline, nel quadro del pacchetto di norme sui diritti dei rider e dei lavoratori della gig economy, il modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo.

Secondo quanto messo in luce dall’esecutivo UE, in linea di principio i lavoratori autonomi sono considerati alla stregua di imprese e, se negoziano collettivamente i propri onorari e altre condizioni, rischiano di violare l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). In altre parole possono essere coinvolti nel divieto di accordi, pratiche e associazioni tra imprese “che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del Mercato interno”. Nonostante i contratti collettivi rappresentino uno strumento fondamentale per migliorare le condizioni di lavoro, spesso i lavoratori autonomi non sono sicuri di poter partecipare a questo tipo di contrattazione, per timore che sia incompatibile con le regole di concorrenza dell’UE.

Il presupposto dei nuovi orientamenti è che, nell’era della gig economy, i mercati del lavoro sono cambiati e sia nel mondo online sia in quello offline la maggior parte dei lavoratori autonomi non godono dell’indipendenza che normalmente deriverebbe dal loro status. La conseguenza è che potrebbero incontrare difficoltà a migliorare la propria situazione ed essere esposti al rischio di un peggioramento delle condizioni di lavoro, compreso un reddito più basso.

È per questo motivo che il gabinetto von der Leyen ha preso in considerazione la necessità che il diritto comunitario in materia di concorrenza non ostacoli le opportunità di chi lavora in totale autonomia e senza dipendenti di migliorare la propria situazione. Alcuni accordi non comporterebbero l’intervento dell’Antitrust UE, dal momento in cui i lavoratori autonomi in questione “si trovano in una posizione negoziale debole e hanno difficoltà a modificare le proprie condizioni di lavoro”. Il progetto coinvolge un’ampia gamma di soggetti: dalle persone che si rapportano con altri operatori nel mondo online e offline, a quelle che lavorano attraverso piattaforme, fino a quelle che negoziano le proprie condizioni di lavoro con controparti “di un certo peso economico”, specifica la proposta.

“La digitalizzazione non incide soltanto sul modo di operare delle imprese ma anche sul modo di lavorare delle persone”, ha ricordato la vicepresidente esecutiva della Commissione UE per il Digitale, Margrethe Vestager, sottolineando che “pur avendo creato opportunità, per alcuni questo processo ha anche comportato sfide e rischi“, come nel caso dei lavoratori autonomi “che faticano a far sentire la propria voce sulle condizioni di lavoro in cui operano”. A questo punto tutte le parti sociali interessate potranno presentare le proprie osservazioni entro il 24 febbraio 2022 e la Commissione valuterà i contributi per pubblicare la versione definitiva degli orientamenti e la valutazione d’impatto nel secondo trimestre del 2022.

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