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    Home » Politica » COVID, l’UE per restrizioni coordinate ma proporzionate e su basi scientifiche

    COVID, l’UE per restrizioni coordinate ma proporzionate e su basi scientifiche

    I leader chiedono solo di "comunicare" di più le decisioni che i governi restano liberi di adottare. Il vaccino va accelerato per tutti, non solo i non immunizzati.

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Dicembre 2021
    in Politica, Cronaca
    Non solo green pass. Il vertice del Consiglio dell'UE apre a misure restrittive, ma solo se proporzionate e su basi scientifiche [foto: European Commission]

    Bruxelles – Sui vaccini bisogna insistere, sulle regole comuni bisogna ritornare e renderle più chiare. Andare oltre il sistema del green pass europeo si può, a patto che le misure siano “proporzionate” e sempre “sostenute dalle migliori basi scientifiche”. Il vertice del Consiglio europeo cerca di riordinare le fila dopo che gli Stati membri hanno iniziato a gestire in modo tutto nazionale l’avanzata della variante Omicron, che preoccupa sempre di più. Non si riprende l’Italia di Draghi più di tanto, e anzi si riconoscono le ragioni che hanno portato alla reintroduzione di tamponi obbligatori per chi è vaccinato.

    Le conclusioni del Consiglio su questo tema ribadiscono l’importanza di misure coordinate, e fonti europee chiariscono questa dicitura vuol dire “informare la Commissione europea, i Paesi vicini e poi gli altri” delle misure che si intende adottare. A Draghi non si contestano dunque le decisioni, quanto il modo in cui sono state adottate. Per il futuro, dunque, l’imperativo è ‘parlare’.

    Ma serve molto di più. Occorre contrastare in virus in modo efficace ed efficiente. Quanto al primo obiettivo serve procedere con l’immunizzazione, sui cui bisogna insistere. “La somministrazione del vaccino a tutti e il richiamo sono cruciali e urgenti“, recitano le conclusioni. Non c’è obbligo vaccinale, ma per i capi di Stato e di governo dell’UE è fondamentale l’obbligo a lavorare per “superare l’esitazione al vaccino”, troppo spesso legata anche a “disinformazione”. Qui vuol dire lavorare non solo sul movimento no-vax, ma pure “con chi pensa che dopo due dosi si è protetti e sicuri”, spiega un addetto ai lavori.

    La questione delle dosi è alla base degli accordi sul secondo obiettivo, quello di un contrasto efficiente del virus. Quando i leader hanno varato il green pass, questa estate, erano rimasti in sospeso alcuni aspetti, primo fra tutti quello della validità. Il certificato digitale COVID cambia di validità a seconda degli Stati, che restano liberi di deciderne una durata variabile dai 9 a 12 mesi a seconda del Paese che lo emette. Gli Stati vogliono la fine di questa variazione.

    https://twitter.com/amendolaenzo/status/1471498354584477699

    La Commissione europea ha ricevuto il mandato a produrre atti delegati per chiarire su questo punto, che dovranno insistere sull’evidenza delle basi scientifiche. Sono attesi la prossima settimana, con i leader che convergono sui 9 mesi come validità standard del certificato europeo valido ovunque, come suggerito dal team von der Leyen. “Nove mesi dopo l’ultima dose”, si spiega ancora a Bruxelles. L’esecutivo comunitario è chiamato inoltre a chiarire meglio l’aspetto dei viaggi non essenziali, da scoraggiare in tempi di impennate nei contagi.

    Ma c’è anche la questione esterna, perché senza copertura vaccinale completa non si potrà mai veramente abbassare la guardia. Si rinnova l’impegno a esportare fiale verso i Paesi terzi, in particolare quelli africani. Per aiutarli al meglio, servirà “un maggiore impegno con i produttori e l’Organizzazione mondiale della sanità”, che i leader demandano all’esecutivo comunitario, il quale dovrà anche “monitorare” il rispetto degli impegni.

    Tags: certificato covidCOVIDgreen passpandemiaueviaggi

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