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UE, secondo richiamo all'Italia per le specie invasive.

UE, secondo richiamo all'Italia per le specie invasive. "Attuare regolamento o sarà deferimento"

Bruxelles invia un parere motivato a 15 Stati membri, tra cui lo Stivale. Due mesi per dare chiarimenti soddisfacenti sulla strategia di protezione della natura o sarà rischio multa

Bruxelles – L’Italia continua a fare poco per tutelare l’ambiente e contrastare la perdita di biodiversità. La Commissione UE richiama il governo all’ordine andando avanti con la procedura d’infrazione per mancata attuazione del regolamento sulla lotta alle specie invasive. Bruxelles ha inviato  a Roma il parere motivato, ultimo passo della fase pre-contenziosa. Se nei prossimi due mesi non arriveranno risposte soddisfacenti, l’UE potrebbe decidere di deferire il Paese alla Corte di giustizia dell’UE.

Le specie esotiche invasive sono piante e animali che, a seguito di un intervento umano, sono introdotti accidentalmente o deliberatamente in un ambiente naturale in cui normalmente non si trovano, con gravi conseguenze negative per il loro nuovo ambiente. Le specie esotiche invasive sono una delle cinque principali cause della perdita di biodiversità in Europa e nel mondo.

“Gran parte delle specie esotiche invasive sono introdotte accidentalmente nell’Unione”, ricorda l’esecutivo comunitario, per cui “è di cruciale importanza dare priorità e gestire in modo più efficace i vettori d’introduzione accidentale”. Nel caso specifico, però, mancano indicazioni sulle azioni prese. L’Italia in questo richiamo è ‘in buona compagnia’, dato che il parere motivato è stato inviato ad altri 14 Stati membri per ragioni analoghe. “Non hanno elaborato, attuato e comunicato alla Commissione un piano d’azione (o una serie di piani d’azione) per affrontare i principali vettori tramite i quali le specie esotiche invasive di rilevanza per l’UE sono introdotte e si diffondono”.

Dopo otto mesi dall’apertura della procedura, non è cambiato niente. “Le risposte ricevute da questi Stati membri non sono state soddisfacenti”, e l’Italia non fa eccezione.

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