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È stato sospeso il restauro con fondi UE della casa di un collaborazionista nazista in Kosovo dopo le proteste

È stato sospeso il restauro con fondi UE della casa di un collaborazionista nazista in Kosovo dopo le proteste

È stato bloccato il programma guidato dall'ONU per restituire alla comunità la dimora di Xhafer Ibrahim Deva nella città di Kosovska Mitrovica, anche per le critiche a Bruxelles: "Non deve avvenire la distorsione del passato"

Bruxelles – Tutto fermo, nessuna mano di bianco sulla storia. Sono bastati due giorni di polemiche – nonostante le spiegazioni sui motivi e i principi ineccepibili alla base del progetto – per bloccare il programma di restauro della casa di Xhafer Ibrahim Deva, collaborazionista ai tempi dell’Albania occupata dal regime nazista, con l’utilizzo di fondi dell’Agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite (UNPD) e della rappresentanza UE in Kosovo.

A causa delle proteste della società civile, dell’ambasciatore tedesco in Kosovo, Jörn Rohde, e della relatrice per il Kosovo al Parlamento UE, Viola von Cramon-Taubadel, UNDP e UE hanno annunciato la sospensione del progetto di recupero del bene culturale in pericolo nella città di Kosovska Mitrovica, per riconsegnarlo alla comunità come spazio per eventi culturali e come Centro Regionale per il Patrimonio Culturale. “Esprimiamo il forte rammarico per qualsiasi offesa involontaria causata con l’annuncio dell’inizio dei lavori omettendo il background storico di Xhafer Deva”.

L’edificio nella città del Kosovo settentrionale fu casa del collaborazionista della Germania nazista, macchiatosi di pogrom e crimini contro ebrei e serbi durante la seconda guerra mondiale. Deva, dopo la caduta del Protettorato Italiano del Regno d’Albania nel 1943, fu nominato ministro degli Interni albanese e capo dell’amministrazione locale di Mitrovica, collaborando con i nazisti per stabilire un governo albanese filo-tedesco in Kosovo. Sotto la sua amministrazione furono condotte operazioni anti-partigiane e anti-serbe e furono reclutati uomini nella 21esima divisione Waffen-SS Skanderbeg.

Dopo la lettera di denuncia inviata dalla vicepremier e ministra per la Cultura e l’informazione della Serbia, Maja Gojković, alla commissaria UE per la Cultura, l’istruzione e la gioventù, Mariya Gabriel, e al direttore esecutivo dell’UNPD, Akim Steiner, è stata in particolare l’eurodeputata tedesca dei Verdi a denunciare il progetto come “cancellazione del passato e distorsione dei fatti sul noto collaboratore nazista“. Su Twitter si era detta “personalmente preoccupata”, perché si configurava la possibilità di “revisionismo della storia della Seconda Guerra Mondiale e negazione dell’Olocausto”, a pochi giorni dal ricordo delle vittime delle persecuzioni naziste. Secondo von Cramon-Taubadel “questa deve essere un’opportunità per permettere a tutte le comunità del Kosovo di unirsi nella creazione di una narrazione comune e di una verità inclusiva e basata sui fatti“, anche su chi ha collaborato a commettere crimini contro ebrei, serbi, albanesi e altre comunità.

Immediata la replica di UE e UNPD sulle prospettive del progetto di restauro dello stabile che, tra le altre funzioni dalla sua edificazione nel 1930, fu casa del collaborazionista nazista: “Stiamo rivalutando il nostro ruolo e il nostro contributo“, compresa la possibilità di “utilizzare l’attuale controversia come occasione per affrontare apertamente il passato attraverso discussioni e consultazioni di tutte le comunità interessate”, si legge nel comunicato congiunto. Ribadendo la “ferma condanna contro l’antisemitismo, la xenofobia, la crescente intolleranza e il bigottismo verso le minoranze etniche“, i co-finanziatori del progetto hanno ricordato che in Kosovo dal 2016 sono stati completati lavori di ristrutturazione di 35 siti culturali e religiosi, “tutti finalizzati a rafforzare la fiducia e la coesione sociale, aumentando il rispetto per il patrimonio culturale condiviso da diverse comunità e religioni” nel Paese.

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