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    Home » Economia » Frammentazione e gelosie tra Stati frenano l’industria europea della difesa

    Frammentazione e gelosie tra Stati frenano l’industria europea della difesa

    Secondo il direttore dell’Organizzazione congiunta per la cooperazione sugli armamenti “serviranno ancora molti anni” per superare le divisioni

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    17 Febbraio 2022
    in Economia
    Foto d'archivio

    Foto d'archivio

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    Roma – “Sarebbe bellissimo realizzare un’industria europea della difesa”. Esordisce così l’ammiraglio Matteo Bisceglia, direttore dell’Organizzazione Congiunta per la Cooperazione in materia di Armamenti (OCCAR), davanti ai deputati della commissione Difesa della Camera che gli chiedono un parere in proposito. “Un embrione c’è”, concede, “ma ci vorranno molti anni perché ognuno è geloso di quello che fa”, sentenzia alla fine. Il motivo è che “oggi in Europa ogni Paese ha la propria fregata, i propri radar, il proprio carro armato: questa frammentazione è quella che determina la debolezza dell’intera Europa” nel settore dell’industria militare.

    L’OCCAR collabora con l’Agenzia Europea per la Difesa (EDA). Tuttavia, è un organismo “non europeo ma a vocazione europea”, spiega lo stesso direttore. L’Italia è tra gli Stati membri insieme con la Francia e la Germania, dalle quali partì l’iniziativa nel 1993, e con Spagna, Belgio e Regno Unito che si sono uniti strada facendo. Oggi porta avanti 16 programmi per la realizzazione di mezzi e sistemi di difesa ed entro l’anno dovrebbero diventare 20. Ha ordinativi per un valore di 80 miliardi di euro, con la previsione di raggiungere i 100 nello stesso periodo.

    Il ruolo dell’organizzazione è quello di “catalizzatore”, spiega l’ammiraglio ai deputati. “La difesa europea la decidono gli Stati, i quali però sono influenzati dalle industrie”, aggiunge, le cui pressioni producono l’effetto che ciascun Paese sviluppa programmi diversi a seconda dell’influenza a cui è più sensibile, con lo spirito campanilistico che la fa da padrone. “Governando le industrie per i singoli programmi”, sostiene Bisceglia, “OCCAR li fa colloquiare e ha questo effetto catalizzatore”.

    Oltre agli Stati membri già elencati, i cui ministri della Difesa siedono nel board che prende le decisioni, ci sono Stati partecipanti (Olanda, Svezia, Finlandia, Turchia) che con il benestare di quelli membri possono aderire ai vari progetti, e Stati osservatori (tra i quali il Brasile e l’Australia), ovvero al primo passo per un futuro ingresso come partecipanti.

    Anche la Commissione Europea partecipa ad alcuni programmi. Bisceglia riporta l’esempio del drone MALE RPASS. “Si tratta di un programma da 7,1 miliardi di euro, al quale la Commissione UE partecipa per 100 milioni”. È “un importo marginale”, indica l’ammiraglio, che però consente all’esecutivo europeo di stare “dentro e vi posso assicurare che ci dà del filo da torcere”. L’auspicio è che ciò possa imprimere un’accelerazione al compimento dell’integrazione nel campo della difesa.

    Tags: armamentidifesaedaindustria europea della difesaindustria militareMatteo BiscegliaOCCARue

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