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Zelensky:
Ucraina, 25 febbraio 2022

Zelensky: "Obiettivo numero uno della Russia, ma non mi muovo da Kiev". E chiede all'UE sanzioni ancora più dure

Mentre le forze militari russe avanzano su Kiev, il presidente ucraino chiede "una coalizione contro la guerra" e di "esplorare tutte le possibilità" di misure restrittive contro Mosca: "Chi è pronto a combattere con noi?"

Bruxelles – “Io e la mia famiglia siamo l’obiettivo numero uno della Russia, ma io non mi muovo da qui”. È asciutto, ma determinato, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, nel descrivere in un video pubblicato nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 febbraio la situazione ormai tragica che il suo Paese sta vivendo di fronte all’invasione delle forze militari russe e l’avanzata sulla capitale. Ma il leader ucraino non ha risparmiato nulla nemmeno alle potenze globali, chiedendo più decisione nel loro sforzo a sostegno di Kiev: “Se voi, leader dell’UE e del mondo libero, non aiutate veramente l’Ucraina oggi, domani la guerra busserà anche alla vostra porta“, ha avvertito ieri sera durante il suo collegamento al Consiglio Europeo straordinario.

Invasione Ucraina RussiaMentre dalla capitale ucraina arrivano notizie di bombardamenti su edifici civili, di mezzi corazzati russi nel quartiere settentrionale di Obolon e di sparatorie dalle periferie al centro città, il bilancio del primo giorno di combattimenti, secondo il presidente Zelensky è di 137 deceduti – “eroi, non cittadini” – e di 316 feriti. Ma “l’Ucraina è stata lasciata sola a combattere contro la Russia”, ed è proprio qui l’accusa più dura nei confronti delle potenze mondiali, l’UE in prima fila: “Chi è pronto a combattere con noi? Non vedo nessuno. Chi è pronto a dare all’Ucraina una garanzia di adesione alla NATO? Tutti hanno paura”.

Siamo al secondo giorno dell’invasione russa pianificata dal presidente Vladimir Putin e oggi l’esercito e i cittadini ucraini si trovano a fronteggiare mezzi di terra che da 24 ore sono entrati sul territorio nazionale da tre fronti: da nord (compresa la Bielorussia), da est e sud (dalla Crimea e dal Mar d’Azov), con pesanti bombardamenti aerei su diverse città, aeroporti e infrastrutture militari. A differenza di quanto promesso da Putin, “le forze russe prendono di mira anche le aree civili dell’Ucraina“, ha aggiunto Zelensky, precisando che “faremo tutto il possibile per difendere il nostro Paese, la popolazione è eroica”. Dopo essersi appellato al popolo russo a “non seguire la strada della guerra di Putin”, il presidente ucraino si è rivolto direttamente all’establishment di Mosca: “Prima o poi dovrete parlare con noi su come porre fine ai combattimenti. Prima inizia questa conversazione, minori saranno le perdite anche per la Russia”.

Volodymyr Zelensky
Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky (25 febbraio 2022)

Ed è proprio qui che ritorna la questione del supporto delle potenze europee e mondiali. “Abbiamo bisogno di una coalizione contro la guerra“, per “difendere la nostra libertà, la nostra terra”, è stato l’appello di Zelensky durante una conversazione telefonica con il presidente della Polonia, Andrzej Duda. La richiesta di assistenza internazionale è stata rivolta in primis ai “Nove di Bucarest” – ovvero il gruppo formato da Bulgaria, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania – per “aiuti alla difesa, sanzioni, pressioni sull’aggressore”. Nel tweet di Zelensky si legge che “dobbiamo portare la Russia al tavolo dei negoziati” con l’Ucraina.

Ma c’è anche la questione delle misure restrittive dell’UE contro la Russia, approvate ieri sera dal Consiglio Europeo in coordinamento con Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Giappone, Australia e Norvegia. “Non tutte le possibilità di sanzioni sono state ancora esplorate, la pressione sulla Russia deve aumentare”, ha dichiarato con forza Zelensky, precisando di averlo comunicato alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Proprio da Bruxelles il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, annuncia che “un ulteriore pacchetto è in preparazione con urgenza” e seguirà il secondo (concordato ieri) con “conseguenze gravi e massicce”.

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