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Ucraina, Draghi chiede al Parlamento una svolta interventista. La realtà ci mette davanti a una scelta
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Ucraina, Draghi chiede al Parlamento una svolta interventista. La realtà ci mette davanti a una scelta

Nelle comunicazioni alle Camera sugli sviluppi del conflitto, piena convergenza dell'Italia alle scelte dell'UE e degli alleati della Nato. Le sanzioni stanno facendo male a Mosca e sull'energia pronti all'emergenza con diversificazione delle fonti, carbone e petrolio compresi.

Roma – Il Cremlino abbandoni i piani di guerra e ritiri le truppe. Ma a “un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza”. Il passaggio chiave del presidente del Consiglio Mario Draghi arriva circa a metà delle comunicazioni alle Camere sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina. “L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà – sostiene il premier – e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili”.

Anche per l’Italia è una svolta nelle relazioni internazionali e significa, armi e mezzi militari all’Ucraina così come l’adesione totale alle sanzioni economiche pesanti decise a Bruxelles. “Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati” dice Draghi nel primo intervento al Senato che ripercorre le ultime cronache drammatiche che giungono dal conflitto e le ultime decisioni prese dal governo fino a ieri pomeriggio per affrontare i vari capitoli dell’emergenza.

Comunicazioni che ricalcano anche il testo della risoluzione unitaria che verrà votata da entrambi i rami del Parlamento con un amplissima maggioranza a cui si è aggiunta anche l’opposizione di Fratelli d’Italia che ha aderito all’impostazione del governo. E anche questo rappresenta un inedito per la politica estera italiana, soprattutto l’aspetto “interventista”, in un conflitto non più regionale e che potrebbe aprire scenari rischiosi nell’equilibrio internazionale.

Draghi ha ricordato la determinazione dei cittadini russi che stanno manifestando contro la guerra con conseguenze gravi come gli arresti in massa: “Ammiro il coraggio di chi vi prende parte, il Cremlino dovrebbe ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra”. Per sostenere il popolo ucraino l’impegno del governo comporta una serie di interventi per l’accoglienza dei profughi, il contributo alla Croce rossa internazionale e materiale sanitario per l’assistenza alla popolazione. Supporto attraverso corridoi umanitari per sfollati e rifugiati in accordo con le istituzioni di Bruxelles, perché “i valori europei dell’accoglienza e della fratellanza devono valere oggi più che mai” spiega il premier.

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Collaborazione e coordinamento con gli alleati dell’UE nella delicata decisione di un supporto militare alle autorità ucraine, nel rafforzamento del dispositivo della Nato per un convinto e pieno sostegno alle autorità ucraine e al presidente Zelenzky.

Draghi allinea l’Italia sull’adozione delle sanzioni e le misure finanziarie restrittive, posizione che non era scontata guardando all’iniziale titubanza e non solo di alcune posizioni della maggioranza. “L’Unione Europea e gli alleati hanno dato prova di grande fermezza e unità” dice Draghi, “ un pacchetto che ha inflitto già costi molto elevati a Mosca. Il rublo ieri ha perso circa il 30 per cento rispetto al dollaro, la borsa di Mosca ha chiuso e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, dal 9,5per cento al 20 per cento per provare a limitare il rischio di fughe di capitali”.

Misure pesanti che avranno riflessi sulle nostre economie e in Italia sulla sicurezza energetica su cui il capo del Governo si è soffermato a lungo. Anche se la Russia dovesse interrompere i flussi di gas questo “non dovrebbe comportare problemi” ha spiegato, grazie alle riserve di stoccaggio e alla prevedibile riduzione dei consumi con l’arrivo di temperature più miti.

Ma se la riduzione delle forniture dovesse prolungarsi “la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata” ha ammesso e per questo il governo è impegnato per un piano che comprende forniture da altri Paesi, come l’Algeria o l’Azerbaijan, una maggiore diversificazione delle fonti, in prima battuta delle rinnovabili, con l’aumento della capacità di gassificazione  ma anche “per periodi limitati all’emergenza incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio”. “Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese – ha aggiunto – ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità”.

Sul fronte dell’energia Draghi ha sollecitato nuovamente a un approccio comune dell’UE, da dedicare in questa fase allo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas per “ottenere prezzi più bassi e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati”.  Le ricadute della crisi energetica sulle economie europee, la guerra impone la necessità di nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie che per il presidente del Consiglio italiano “l’Unione Europea deve agevolare per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa”.

Una crisi che ci ricorda “l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa”. Un passaggio che la risoluzione unitaria al voto affronta in maniera netta dove si legge l’impegno a “sostenere in sede europea la ulteriore sospensione del Patto di stabilità e la istituzione di un fondo europeo compensativo per gli Stati maggiormente penalizzati dalle sanzioni”

Si torni a dialogare, “auspichiamo il successo di questo negoziato, anche se siamo realistici sulle sue prospettive” confessa infine il premier, “non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza”.

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