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Diritto alla riparazione e vendita di prodotti sostenibili: la proposta della Commissione UE arriverà entro fine 2022

Diritto alla riparazione e vendita di prodotti sostenibili: la proposta della Commissione UE arriverà entro fine 2022

Lo ha annunciato la vicepresidente dell'esecutivo comunitario, Věra Jourová, nel corso del dibattito in sessione plenaria dell'Eurocamera sulla necessità di contrastare lo spreco di apparecchi elettronici e l'inquinamento ambientale

Strasburgo, dall’inviato – Arriverà “entro la fine del 2022” la proposta di iniziativa legislativa della Commissione UE sul diritto dei consumatori alla riparazione dei prodotti e sulla vendita di prodotti sostenibili. È questo l’annuncio della vicepresidente per i Valori e la trasparenza, Věra Jourová, nel corso del dibattito in sessione plenaria del Parlamento Europeo. “I servizi della Commissione stanno lavorando a livello preparatorio e l’obiettivo è quello di incoraggiare l’utilizzo di prodotti per un periodo più lungo, rendere la riparazione più semplice e stimolare l’uso dei beni di seconda mano”, ha precisato la vicepresidente.

L’iniziativa si inserisce all’interno della strategia sull’economia circolare presentata il 30 marzo dall’esecutivo comunitario per rafforzare nei prossimi due anni i requisiti di sostenibilità e circolarità della maggior parte dei prodotti immessi sul mercato europeo. In questo senso, sempre la settimana scorsa, il gabinetto von der Leyen ha presentato le linee-guida per l’aggiornamento delle regole sulla durata dei beni, con al centro il diritto di “fare scelte informate e rispettose dell’ambiente” al momento dell’acquisto. “La transizione verde non può prescindere dalla riparazione dei prodotti e questo riguarda tutta la catena di approvvigionamento”, ha spiegato Jourová agli eurodeputati, ed è per questo che “la prassi deve diventare l’ideazione di prodotti durevoli, riparabili e aggiornabili“. In questo quadro, anche la sfera digitale darà il suo contributo: “Il Data Act promuoverà la riparazione dei prodotti e la transizione verde”, con riferimento alla proposta di iniziativa legislativa che stabilisce le condizioni per creare valore nell’economia dei dati industriali.

Durata Apparecchi ElettroniciTotale l’allineamento da parte dei gruppi politici del Parlamento UE sulla necessità di introdurre nella legislazione comunitaria il diritto alla riparazione, posizione approvata con 509 voti a favore, 3 contrari e 13 astensioni. “Meno di tre anni, è questo il tempo medio di vita di uno smartphone“, ha attaccato Anna Cavazzini (Verdi) durante la sua interrogazione parlamentare alla Commissione UE sul diritto alla riparazione. “Questi prodotti sono responsabili di 14 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, contengono terre rare che arrivano anche dalla Russia, eppure dopo nemmeno tre anni li gettiamo”, ha aggiunto l’eurodeputata tedesca, chiedendo la “fine della società dell’usa e getta”. L’economia circolare passa da “una maggiore trasparenza sulle scelte dei consumatori”, che può aprire la strada a “un mercato unico sostenibile”. La necessità di introdurre il diritto alla riparazione per i consumatori a livello UE è legato al fatto che “il 79 per cento dei cittadini europei vuole fare scelte sostenibili sulla transizione verde“, ma il problema quotidiano è che “appena si rompe un pezzo, siamo costretti a cambiarlo, perché non si trovano i pezzi di ricambio”, ha ricordato Cavazzini.

Tra le proposte degli eurodeputati c’è la possibilità di dare incentivi ai consumatori per scegliere la riparazione piuttosto della sostituzione, come garanzie estese o ricevere un dispositivo sostitutivo per la durata di una riparazione. Chieste poi regole sulle informazioni che i venditori devono dare ai consumatori, compresi “punteggi di riparazione”, durata stimata, pezzi di ricambio e aggiornamenti software, ma anche un’etichettatura intelligente come codici QR o passaporti digitali dei prodotti. I requisiti di durata e riparazione dovranno essere inclusi nella direttiva sull’ecodesign da parte della Commissione UE e dovrà essere previsto un meccanismo di responsabilità congiunta produttore-venditore per la non conformità dei prodotti.

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