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Fedorov a Bruxelles vuole più Europa.

Fedorov a Bruxelles vuole più Europa. "Col vostro sostegno sconfiggeremo l'aggressore russo"

Il sindaco di Melitopol in commissione Affari esteri con la vicepresidente della commissione Integrazione europea della Rada. "Abbiamo cambiato la nostra mentalità, ci sentiamo europei liberi"

Bruxelles – Sono consapevoli che sull’energia non si può pretendere troppo, ma sono certi che “col vostro supporto riusciremo a sconfiggere l’aggressore russo”. Ivan Fedorov, sindaco di Melitopol rapito dagli occupanti russi, e Maria Mesentseva, vicepresidente della commissione Integrazione europea della Rada, tornano a chiedere il sostegno economico e militare dell’Unione europea. Lo fanno in occasione del dibattito in commissione Affari esteri del Parlamento europeo, che li accoglie – per poi lasciar loro la parola per ultimi – nell’infuocato confronto tra le forze politiche, divise sull’effettiva efficacia delle sanzioni. Per i conservatori dell’ECR va fatto di più, perché, spiega Witold Jan Waszczykowski, “la guerra è ancora in corso”, e questo fatto da solo dimostra che “i cinque pacchetti di sanzioni non funzionano“.

Mesenteva vuole rassicurare i partner. “Le sanzioni funzionano”, ma in questo momento non si può fare affidamento sulla sola economia. In Ucraina si è capito che “un embargo su gas e petrolio è molto ambizioso” e per questo non semplice, ma in questo l’Italia sembra un esempio. La voglia di differenziare e trovare alternative a Gazprom non passa inosservata, e “dovrebbero tutti seguire l’esempio”.

Il sindaco di Melitopol avverte però l’esigenza di “liberare tutte le nostre città il più rapidamente possibile”. Vuol dire intensificare la risposta militare di Kiev, ed ecco allora la richiesta di più armi, rivolta soprattutto a Ungheria a Bulgaria, Stati membri restii a rifornire le forze armate ucraine. “Devono capire che se non sostengono l’Ucraina la guerra arriverà in Ungheria e Bulgaria”, avverte Fedorov. “Non capiscono che può accadere, ma è possibile” che succeda.

Le armi sono dunque uno degli interventi che i rappresentanti delle istituzioni ucraine chiedono. Istituzioni democratiche ed europee, come sottolinea Fedorov. “Siamo riusciti a cambiare la nostra mentalità. Abbiamo iniziato a sentirci europei liberi”. Ma poi è arrivata l’aggressione. “Vogliamo vivere in un’Ucraina democratica, ma per la Russia questa situazione è inconcepibile”.

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