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Carceri, nuovo schiaffo all'Italia:

Carceri, nuovo schiaffo all'Italia: "Rispettare rigorosamente i tetti massimi dei detenuti"

Il Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d'Europa inchioda nuovamente il Paese alle proprie mancanze. Negli istituti quasi quattromila persone oltre il consentito

Bruxelles – Basta con l’azione in deroga alle regole. L’Italia deve “rispettare rigorosamente” le norme in materia di carceri, così da porre fine una volta per tutte al problema del sovraffollamento degli istituti di detenzione. Il nuovo invito arriva dal Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, alla luce di una situazione che si trascina da troppo tempo un po’ ovunque, ma soprattutto in Italia.

Il sistema tricolore vede da sempre un numero superiore di persone in carcere di quanti siano i posti letto disponibili nella case circondariali. I numeri del ministero della Giustitizia (aggiornati al 31 marzo 2022) certificano che a fronte di 50.853 posti regolamentari da nord a sud della Paese, i posti effettivi sono 54.609. Ci sono dunque quasi quattromila detenuti in più di quello che l’Italia può permettersi, in una consapevole violazione dei suoi stessi standard.

Il Consiglio d’Europa richiama il Paese all’ordine, una volta di più. L’organismo internazionale ha già bocciato il sistema carcerario italiano, E’ da almeno tre anni al quinto posto, tra i Paesi UE (anche il Consiglio d’Europa non è un’istituzione UE), per sovraffollamento delle celle. Una situazione che resta tale, con una media di 105,5 detenuti per 100 posti. Da qui il nuovo monito, rivolto a tutti gli Stati europei “con il persistente sovraffollamento carcerario”. L’invito, per loro, è “affrontare questo problema con determinazione”. Per chi non ha una soglia massima al numero di detenuti in ogni istituto penale si invita a fissarne uno, per chi ha già dei tetti l’invito è invece di rispettare rigorosamente i parametri fissati per legge.

Una revisione delle capacità delle celle, insieme a misure alternative alla detenzione (“che restano modeste in molti Stati”), sono le due azioni che si invita a seguire per uscire dal paradosso per cui i fuori legge in custodia vivano in condizioni contrarie alla legge. Una sfida anche per il governo Draghi.

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