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Sul Superbonus edilizio nuovo scontro tra Conte e Draghi.

Sul Superbonus edilizio nuovo scontro tra Conte e Draghi. "Critica una misura apprezzata in Europa"

Il giudizio pronunciato all'europarlamento del premier ha irritato il leader del Movimento 5 Stelle che ora allarga la polemica: "Se vogliono spingerci fuori dal governo lo dicano". Anche Tajani difende gli incentivi edilizi e chiede chierezza al governo

Roma – Riesplode la polemica sul superbonus delle ristrutturazioni edilizie. Lo scontro nella maggioranza di governo si era placata solo pochi giorni fa con l’ultimo decreto energia, su cui comparivano nuove correzioni. Ma Mario Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, avevano ceduto alle richieste dei partiti solo per ragioni di equilibrio e restando dubbiosi sull’intervento che costa diverse decine di miliardi di euro. E ieri nell’aula dell’Europarlamento Il premier ha ribadito il suo pensiero. “Possiamo non essere d’accordo sul superbonus del 110 per cento, e non siamo d’accordo sulla validità di questo provvedimento”. Si trattava di una replica alle critiche del co-presidente dei Greens, Philippe Lamberts. “Una misura apprezzata in Europa” e che alcuni Paesi vorrebbero adottare, sosteneva l’esponente dei Verdi europei ma su cui il governo italiano ha espresso i suoi dubbi specie sull’applicazione. “Il costo di efficientamento (energetico ndr) – ha spiegato Draghi – è aumentato di tre volte. I prezzi degli investimenti necessari per attuare le ristrutturazioni sono più che triplicati, perché il superbonus di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo”. Così lo scontro torna caldissimo sull’asse Strasburgo-Roma ed è il leader del Movimento 5 Stelle che aggiunge un ulteriore doléance nei confronti del premier Draghi.

“Critica una misura che gli ha consentito di andare in Europa e in tutto il mondo a testa alta, a fregiarsi di un Pil al 6,6 per cento”, commenta stizzito Giuseppe Conte che ricorda la proroga della misura sulle ville unifamiliari fino a settembre, che il M5S rivendica. Una schermaglia che naturalmente va oltre il superbonus, che li vede distanti sulla crisi ucraina e cela una buona dose di competizione personale. “Dicono spesso che il Movimento voglia far cadere il governo, – si lamenta Conte – inizio a pensare che qualcuno voglia spingerci fuori dal governo. Se fosse questa l’intenzione ce lo dicano chiaramente”. Se poi le parole di Draghi a Strasburgo “siano una rappresaglia” per la richiesta di tornare in aula sull’invio di armi all’Ucraina “allora sarebbe un’offesa gravissima al popolo italiano”, replica Conte. Cinquestelle che difendono senza esitare il leader e la misura “che anche la Commissione europea ha riconosciuto come sia un’ottima pratica” dice l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo, “ha poco senso che venga smentito dallo stesso governo uno strumento fondamentale per la transizione verde”.

Ovvio che il M5S faccia le barricate e tuttavia trova sponda in ampi spazi nella maggioranza compreso il Pd, Lega e Forza Italia che con il numero due Antonio Tajani chiede chiarezza al governo. “Il superbonus è uno strumento per il rilancio dell’edilizia, è ovvio che deve essere a tempo”, dice il presidente della commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo. Appena prorogato “se il premier dice che non funziona si creano incertezze con il rischio che qualche impresa fallisca e si perda lavoro”. Una preoccupazione condivisa dall’Associazione nazionale costruttori edili, Ance, con la denuncia del presidente Gabriele Buia: “Ci dicano cosa intendono fare di questa misura, questo clima di incertezza rischia di bloccare migliaia di lavori già partiti o in procinto di partire, creare enormi contenziosi e di far fallire centinaia di operatori”. Le numerose correzioni adottate per limitare le frodi e gli aumenti di prezzo, in qualche caso frutto di speculazioni, stanno così causando problemi e disorientamento per imprese e cittadini.

“Sul superbonus Draghi ha detto una grossa e incomprensibile inesattezza” attacca l’eurodeputato M5S Dino Giarrusso, “i dati confermano che la misura è ottima e per lo Stato i guadagni sono maggiori delle spese”. Un calcolo che però è difficile da riscontrare, soprattutto perché gli incentivi edilizi non si riferiscono solo a questa misura e la giungla di modifiche rende ormai molto complicati gli stessi controlli. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia nazionale per l’energia, Enea, il totale di investimenti ammessi era di circa 27,5 miliardi di euro per un totale di circa 155 mila cantieri per i quali è stato realizzato già il 70 per cento dei lavori.

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