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L'UE avverte i Balcani (soprattutto la Serbia) su sanzioni alla Russia:

L'UE avverte i Balcani (soprattutto la Serbia) su sanzioni alla Russia: "Legami con Putin non compatibili con i nostri valori"

Prima volta dei ministri balcanici al Consiglio Affari Esteri, per un confronto sull'impatto della disinformazione del Cremlino nella regione. L'alto rappresentante UE, Josep Borrell, ha ribadito che "oggi non si può essere neutrali sull'aggressione dell'Ucraina, nonostante i vincoli con Mosca"

Bruxelles – Non c’è più spazio per l’ambiguità. L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica estera, Josep Borrell, ha inviato un messaggio deciso ai Paesi dei Balcani Occidentali e in particolare alla Serbia del presidente Aleksandar Vučić sulla questione dell’allineamento alle sanzioni contro la Russia: “Tenere legami stretti con Vladimir Putin non è compatibile con i valori UE, oggi non è possibile rimanere neutrali sull’aggressione russa dell’Ucraina”, al netto di “legami, vincoli e pressioni dell’opinione pubblica”. Non è una questione di interferenza nella politica interna dei Paesi della regione, quanto piuttosto di prospettiva di adesione all’Unione: “Stiamo parlando delle aspettative nei confronti dei partner come futuri Paesi membri, che dovranno essere allineati con la nostra politica estera“.

Josep Borrell
L’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica estera, Josep Borrell

Quello che esce oggi (lunedì 16 maggio) dalla prima riunione informale tra i 27 ministri degli Esteri UE e i sei omologhi balcanici è un riferimento esplicito a Belgrado: “Chi non l’ha fatto, come la Serbia, dovrà adeguarsi il prima possibile alle sanzioni“. Rimangono forti le preoccupazioni per i rapporti serbi con il Cremlino, che potrebbero fornire una testa di ponte per le mire di Putin sulla destabilizzazione della regione nel cuore dell’Europa. Forte apprezzamento per i Paesi dei Balcani Occidentali che si sono allineati alle sanzioni UE nei confronti della Russia, vale a dire Albania, Montenegro e Macedonia del Nord, anche se si teme il “rischio di una grande esposizione alle minacce di Mosca, perché schierarsi a favore dell’ordine internazionale può avere un prezzo”, ha avvertito l’alto rappresentante Borrell. In realtà anche il Kosovo ha adottato la stessa posizione, ma “alcuni Stati membri non ne riconoscono l’indipendenza” (Cipro, Grecia, Romania, Spagna e Slovacchia). I quattro Paesi balcanici vengono considerati “ostili” dal Cremlino e questo dà la misura del “pericolo che corrono” in termini politici, economici e di sicurezza: ecco perché “saranno integrati in qualsiasi piano comune sulle questioni dell’energia e dell’aumento dei prezzi del gas“, ha assicurato Borrell.

Oltre al tema dell’allineamento dei Balcani Occidentali alle sanzioni contro la Russia, tra le altre fonti di preoccupazione per Bruxelles c’è ancora lo stallo sull’avvio dei negoziati di adesione UE per Albania e Macedonia del Nord, causato dal veto della Bulgaria. “Serve uno sblocco immediatamente, questo è il mio impegno e la mia volontà”, è l’esortazione dell’alto rappresentante, che per la prima volta si è esposto in maniera sinistra sulla questione: “Questo ritardo è insostenibile e ho dovuto porre un limite di tempo. Se la questione non sarà risolta entro la fine della presidenza di turno francese del Consiglio dell’UE (entro il primo di luglio, ndr), mi aspetto una forte crisi con i partner balcanici“. Quello di Borrell è “più di un auspicio, che non si tengano in sospeso Paesi che rispettano tutte le condizioni richieste, e c’è una forte volontà in Consiglio”.

In caso contrario, c’è il rischio di fare “un grande regalo alla Russia”, già impegnata nella destabilizzazione dei Balcani Occidentali e nella ricerca di nuovi alleati per eludere le sanzioni imposte dall’UE e a livello internazionale. “Costerebbe a noi e a tutta la regione, anche in termini di prospettive politiche, non possiamo permettercelo”, ha ribadito con forza Borrell. Lo stesso discorso si può fare sulla questione della liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo, su cui “la Commissione ha rilevato che rispetta i criteri necessari da tempo”, sulla crisi in Bosnia (“il Paese deve rimanere unito e sovrano, l’idea di smantellarlo è incompatibile con la prospettiva UE”) e sul dialogo Pristina-Belgrado: “I ministri hanno parlato del rispetto degli accordi non ancora applicati, bisogna progredire sul percorso facilitato dall’UE e abbandonare provocazioni unilaterali”, è il rinnovato invito dell’alto rappresentante, che ha chiesto “una nuova riunione di alto livello” con il premier kosovaro, Albin Kurti, e il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, “prima dell’estate”.

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