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L'EDITORIALE

di Lorenzo Robustelli
Direttore di Eunews Follow @LRobustelli
La
Bandiera Unione europea

La "COFOE" aiuta la nuova Unione. Ma ci si deve credere

A questa Conferenza sul Futuro dell’Europa non ci credevo. Continuo ad avere qualche riserva, ma ammetto che mi devo ricredere sulle prospettive che ha aperto.

In queste settimane dopo la chiusura di questo “esercizio di democrazia” si rincorrono i dibattiti nei quali si analizza cosa è successo e cosa potrà essere d’ora in poi. Le idee sono tante, come è giusto che sia, ma devo dire che tutti, non solo i soliti che si riempiono la bocca con la difesa e la promozione del “ruolo dei cittadini” abbiamo subito il fascino di assistere a un avvicinamento dei cittadini alle istituzioni europee. Certo, il numero di cittadini coinvolti direttamente è insignificante, anche perché i partecipanti sono stati scelti a caso sulla base di alcuni criteri socio-economici-culturali e di genere, ma quel che conta è che si è messo in piedi un meccanismo.

Certo, questo meccanismo può anche essere già stato fermato nel momento in cui scrivo, ma nel caso che non lo sia, e non credo che lo sarà, può essere un meccanismo che porta ad una maggiore partecipazione dei cittadini alle questioni europee, e dunque ad una loro maggiore conoscenza e quindi a più libertà e partecipazione. Non credo che l’esercizio vada necessariamente ripetuto così com’è stato a scadenze fisse. Abbiamo un Parlamento, e credo nella democrazia rappresentativa, ma va mantenuto acceso, e qui si parrà la nobiltà dell’impegno delle istituzioni europee, quel focherello che si è acceso nell’animo di quei tanti che hanno partecipato alle migliaia di iniziative che nei singoli Paesi hanno fatto da corollario alla Conferenza, e che non potrà che coinvolgere altri. Nelle forme che verranno, che saranno inventate.

I cittadini partecipanti sono stati scelti a caso. E’ dunque possibile, anzi è certo, che alcuni abbiano deciso di non partecipare per i più disparati motivi, ma perché in questa Conferenza gli euroscettici non si son visti? Perché i sovranisti, se c’erano, hanno taciuto? O forse c’erano, perché il loro numero non è insignificante in Europa, e però hanno scoperto che l’Unione serve, che le sue colonne portanti hanno un senso ed un valore, e che quel che si deve fare è solo impegnarsi perché le cose funzionino meglio, perché le regole siano adeguate ai tempi?

I partiti euroscettici, al momento di approvare le conclusioni della Conferenza non le hanno sostenute, e sono stati gli unici a farlo, perché il Consiglio, pur non convinto, ha lasciato che le cose andassero avanti, la Commissione si è impegnata a dar corso ad almeno alcune delle proposte, la maggioranza del Parlamento ha approvato, ma la destra parlamentare ha detto “no”. Non c’è da gioire in questo, ritengo, per gli europeisti, ma c’è anzi da lavorare per togliere a queste forze l’alibi facile dell’opposizione tanto per farla e trovare la maniera di fargli giocare un ruolo responsabile nella riforma dell’Unione.

La fortuna di questa Conferenza è stata l’emergenza dettata dalla guerra della Russia in Ucraina, questo va detto. Il COVID ha strizzato i dibattito che doveva durare due anni in pochi mesi, perché l’ideatore vero di questa avventura, Emmanuel Macron, voleva essere lui a concluderne i lavori da presidente di turno dell’Unione, ma la sciagura della guerra ha permesso di evidenziare i limiti operativi, e fors’anche democratici, di questa Unione, imponendo di rimettere sul tavolo temi, come quello della riforma dei Trattati, che i cittadini hanno chiesto ma che fino a gennaio erano un tabù. Senza un elemento che spingesse un po’ tutti a riconoscere che qualcosa va fatto (anche se ben 13 Paesi si sono espressi comunque contro il metter mano ai Trattati) forse questa Conferenza sarebbe rimasta poco più che una serie di gite in giro per l’Unione.

Così non è stato, i cittadini hanno elaborato proposte che non sono state “proposte da bar” ma frutto di un confronto al quale i partecipanti, pur in fretta, pur sommariamente, sono stati preparati. E’ un patrimonio che si inizia a creare, che non dobbiamo sprecare. Questo giornale, grazie alla collega Fabiana Luca che ha insistito con determinazione per seguire tutti i lavori sin dall’inizio, sacrificando più di un fine settimana, ha informato su tutto e continuerà a farlo. E’ la nostra parte, contiamo che anche tanti altri scelgano di fare la loro.