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    Home » Politica » Orbán vince il braccio di ferro con le capitali: il patriarca Kirill fuori dal sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia

    Orbán vince il braccio di ferro con le capitali: il patriarca Kirill fuori dal sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia

    Gli ambasciatori dei Ventisette a Lussemburgo si accordano sul sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, accontentando la richiesta del premier magiaro di rimuovere il capo della Chiesa ortodossa russa e patriarca di Mosca dalla lista nera di individui a cui la Commissione voleva congelare i beni e revocare il visto

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    2 Giugno 2022
    in Politica
    Orbán
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    Bruxelles – Poco meno di sessanta minuti. E’ il tempo che gli ambasciatori dei Ventisette Stati membri hanno impiegato oggi (2 giugno) a Lussemburgo per dare l’ok definitivo al sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, superando anche l’ultimo ‘no’ dell’Ungheria che si era opposto ieri all’inclusione nella lista nera dell’UE anche il patriarca russo Kirill. E hanno impiegato (relativamente) poco tempo accontentando la richiesta del premier magiaro Viktor Orbán e togliendo Kirill dalla lista dei sanzionati a cui la Commissione vuole congelare i beni e rimuovere anche il visto.

    Lo si apprende a Bruxelles da fonti diplomatiche presenti a Lussemburgo (dove è in corso la riunione del Consiglio Affari Generali per la coesione), che spiegano che l’approvazione formale del sesto pacchetto – proposto dalla Commissione Europea lo scorso 4 maggio – avverrà mediante procedura scritta con scadenza domani mattina alle 9. Questo significa che se entro le 9 di domani non ci saranno opposizioni formali da parte delle delegazioni nazionali, il pacchetto sarà in automatico pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

    https://twitter.com/Europe2022FR/status/1532359738473603073?s=20&t=NRwYCxFIvIDwksSdS9nHPQ

    La presidenza francese di turno all’UE è stata costretta a convocare una nuova riunione degli ambasciatori oggi, dopo che ieri la delegazione ungherese si era detta contraria all’inserimento di Kirill nella lista dei sanzionati. Budapest si è opposta nonostante i capi di stato e governo avessero trovato un accordo di principio sull’intero pacchetto al Vertice UE straordinario che si è tenuto a Bruxelles a inizio settimana. Per settimane, da quando è stato proposto lo scorso 4 maggio,  Orbán ha messo il veto sull’embargo al petrolio russo proposto dalla Commissione europea per essere introdotto gradualmente. L’Ungheria ha combattuto “una lunga battaglia, ma ne è valsa la pena. Fatta eccezione per i trasferimenti di gasdotti aggiunti e il nome del patriarca Kirill rimosso, il pacchetto è ora in linea con gli interessi di sicurezza nazionale dell’Ungheria, ha scritto in un tweet il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs, citando le parole del ministro ungherese degli Esteri, Péter Szijjártó.

    L’embargo petrolifero è parte centrale del sesto pacchetto approvato oggi. Entro la fine del 2022 l’UE dovrebbe tagliare il 90 per cento delle importazioni russe di petrolio in arrivo nel Continente, attraverso un embargo su tutto il petrolio in arrivo via mare e un impegno di Germania e Polonia a tagliare anche le proprie importazioni attraverso l’oleodotto Druzhba, che è stato per ora esentato dall’embargo per andare sempre incontro alle richieste di Orbán. “Ciò ridurrà la capacità della Russia di finanziare la sua guerra”, ha scritto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in un tweet salutando l’accordo raggiunto con favore.

    https://twitter.com/vonderleyen/status/1532371507724312577?s=20&t=NRwYCxFIvIDwksSdS9nHPQ

    Oltre all’embargo petrolifero, Bruxelles ha inserito nella lista nera altri 58 tra militari e responsabili di crimini di guerra a Bucha e nell’assedio della città di Mariupol (in aggiunta ai 1.093 individui e 80 entità già inserite). Saranno scollegate dal sistema dei pagamenti internazionali SWIFT tre nuovi istituti bancari, facendo salire il numero a dieci, tra cui Sberbank, una delle più grandi banche russe. Inoltre, considerato il fatto che il Cremlino si affida a contabili, consulenti e spin-doctor europei, Bruxelles vieterà la fornitura di questi servizi alle società russe. Infine, il sesto pacchetto di sanzioni UE contro la Russia colpisce tre grandi emittenti statali russe,  Rossiya RTR/RTR Planeta, Rossiya 24 e TV Centre International, che non saranno più autorizzate a distribuire i loro contenuti nei Paesi membri dell’Unione Europea via cavo, satellite, Internet o tramite app per smartphone.

    Tags: guerrarussiasanzioniukraineungheriaunione europeaviktor orban

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