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    Home » Cronaca » La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ordinato di fermare le deportazioni di migranti dal Regno Unito al Rwanda

    La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ordinato di fermare le deportazioni di migranti dal Regno Unito al Rwanda

    Il primo volo previsto per le deportazioni di richiedenti asilo è stato bloccato dopo la sentenza della CEDU. La politica migratoria del governo britannico potrebbe violare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    15 Giugno 2022
    in Cronaca
    Migranti

    Bruxelles – Il piano del Regno Unito per la gestione delle persone migranti arrivate nel Paese in modo irregolare non è così infallibile come il premier, Boris Johnson, immaginava. Non solo la società civile britannica, ma ora anche la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) si è opposta alla deportazione dei richiedenti asilo verso il Rwanda, bloccando un volo che sarebbe dovuto decollare ieri (martedì 14 giugno) da una base militare nel Wiltshire verso la capitale ruandese Kigali con sette persone a bordo, tra cui un cittadino iracheno che aveva fatto ricorso alla CEDU.

    “La Corte ha deciso di concedere questa misura provvisoria per impedire l’allontanamento del richiedente fino a quando i tribunali nazionali non avranno avuto l’opportunità di esaminare prima tali questioni”, si legge nella sentenza, a proposito della necessità di una revisione giudiziaria della politica migratoria del governo britannico, che potrebbe violare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. I giudici di Strasburgo hanno tenuto conto in particolare delle preoccupazioni espresse dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) sul Partenariato per la migrazione e lo sviluppo economico con il Rwanda (MEDP) siglato da Downing Street 10 lo scorso 14 aprile: in primis il rischio di un trattamento contrario ai diritti della Convenzione del richiedente – negato accesso a procedure “eque ed efficienti” per la determinazione dello status di rifugiato – ma anche il fatto che la decisione dell’Alta Corte britannica di considerare il Rwanda come Paese terzo sicuro sia “irrazionale o basata su un’indagine insufficiente”. La sentenza ha tenuto anche conto dell’assenza di qualsiasi meccanismo “giuridicamente esecutivo” per il ritorno del richiedente asilo nel Regno Unito in caso di successo in un ricorso davanti ai tribunali nazionali.

    Il memorandum d’intesa tra Londra e Kigali per un accordo di partenariato in materia di asilo era stato stipulato il 13 aprile, mettendo nero su bianco ciò che un giorno dopo è stato firmato dalla ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, e il Ministro degli Esteri ruandese, Vincent Biruta. I richiedenti asilo le cui domande devono ancora essere esaminate dal Regno Unito – e per cui l’Alta Corte rifiuta di accogliere richieste di provvedimenti provvisori – possono essere trasferiti nel Paese dell’Africa orientale. È il caso del cittadino iracheno che si è visto notificare un ordine di allontanamento verso il Rwanda per il 14 giugno, dopo aver attraversato la Manica su un barcone e nonostante un medico del Centro di espulsione per migranti abbia constatato che il richiedente potrebbe essere stato vittima di tortura nel Paese d’origine.

    Tags: Boris JohnsonCorte europea dei diritti dell’uomoManicamigrantiRegno UnitoRegno Unito-Rwandarichiedenti asiloRwanda

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