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    Home » Cronaca » Un futuro, prossimo, senza sigarette è possibile “ma i governi devono fare la loro parte”

    Un futuro, prossimo, senza sigarette è possibile “ma i governi devono fare la loro parte”

    Una conversazione con Grégoire Verdeaux, senior vice president di Philip Morris International: "Se alle persone non offri alternative queste resteranno sempre con quelle tradizionali"

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    15 Giugno 2022
    in Cronaca, NoEditoriale
    (Foto: Parlamento europeo)

    (Foto: Parlamento europeo)

    Losanna – Potremmo essere l’ultima generazione che ha avuto in mano delle sigarette tradizionali. Potremmo nel senso che è possibile, non che sia probabile. Lo ha spiegato Grégoire Verdeaux, vice presidente senior per le relazioni esterne di Philip Morris International (PMI), la multinazionale del tabacco con sede in svizzera.

    Lo ha fatto presentando a Losanna ad un selezionato panel della stampa internazionale una ricerca svolta a livello mondiale dalla società di analisi Povaddo, che ha intervistato 44mila persone in 22 Paesi per capire in sostanza l’approccio dei consumatori (fumatori e non) ai nuovi prodotti senza combustione.

    Grégoire Verdeaux

    “In dieci, quindici anni, le sigarette potrebbero uscire dal mercato europeo”, ha spiegato Verdeaux, se solo però i governi si convincessero a spingere per questo obiettivo. Il discorso è tra i più complessi, PMI produce sigarette e potrebbe limitarsi a vendere quelle, ma, sottolinea il manager, “ormai da anni, seguendo anche la domanda dei consumatori, stiamo sviluppando prodotti senza combustione basati sulla ricerca scientifica con cui intendiamo sostituire il consumo di sigarette tradizionali. Ad oggi siamo l’unica azienda del settore ad avere questo obiettivo”.

    Un obiettivo non semplice, che dipende non solo dall’azienda ma dall’intera società, e in cui i governi giocano un ruolo chiave: “senza la loro collaborazione non riusciremo a togliere le sigarette a combustione dai nostri mercati”, spiega Verdeaux, che lamenta anche “una notevole confusione nell’informazione in questo settore”, a causa della quale ad esempio non emerge “che i fumatori sentono il beneficio di passare dalle sigarette a prodotti alternativi”.

    Secondo l’indagine condotta da Povaddo “per i cittadini di tutto il mondo il dibattito sul fumo è troppo polarizzato, e vorrebbero che si trovasse una via di mezzo per politiche attive”. L’indagine è stata condotta su 22mila fumatori e 22 non fumatori, che si sono trovato d’accordo, dice la ricerca, sul fatto che “c’è fiducia nelle osservazioni della scienza”. William Stewart , presidente della società, spiega che “l’85 per cento dei cittadini sostiene che le decisioni che riguardano la salute dovrebbero essere prese su basi scientifiche”.

    Su questa affermazione si basa tutta la politica di PMI, perché, come dice Verdeaux, “la scienza è scienza, non è politica. Con un team mulidisciplinare di esperti abbiamo promosso studi scientifici ‘peer reviewed’, sottoposti allo scrutinio della comunità scientifica, senza contare l’ampia letteratura scientifica indipendente che ormai esiste sui nuovi prodotti senza combustione”. Questi studi affermano che i prodotti da fumo alternativi alla sigaretta che sono stati sviluppati negli ultimi anni, il “fumo elettronico”, hanno il potenziale per risultare meno dannosi, per alcuni anche molto meno dannosi, delle sigarette tradizionali. “E se alle persone non offri alternative queste resteranno sempre con le sigarette tradizionali, i cui danno sono ben noti”, sostiene il manager. La filosofia dell’approccio è riassunta in tre frasi: “se non fumi non iniziare; se fumi, smetti; ma se non smetti, passa ad alternative senza combustione”. Per Verdeaux, “noi siamo perfettamente in linea con l’Organizzazione mondiale della sanità quando dice che non si deve iniziare a fumare, e che chi inizia dovrebbe smettere del tutto, ma il nostro disaccordo nasce sul dopo: se una persona non smette dobbiamo offrirle poi delle vie alternative per uscirne, non può valere la regola del ‘lascia o muori’”.

    Insomma, il problema è che “vorremmo far passare il messaggio che questi prodotti possono integrare, e non sostituire, le politiche di prevenzione e cessazione, come sta già avvenendo in alcuni Paesi del mondo come la Nuova Zelanda, il Regno Unito, la Svezia e gli Stati Uniti”, e su questa base arrivare poi ad un confronto con i governi per trovare vie d’uscita dal fumo tradizionale: “Se un governo vuole sedersi ad un tavolo siamo pronti a farlo il giorno dopo”, conclude Verdeaux.

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