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    Home » Politica » L’opinione pubblica europea è sempre più divisa sulla guerra in Ucraina

    L’opinione pubblica europea è sempre più divisa sulla guerra in Ucraina

    In aumento, secondo il sondaggio dello European Council on Foreign relations, la frattura tra chi vuole la pace il prima possibile, anche se implica perdite territoriali per l’Ucraina, e chi la giustizia, punendo la Russia

    Alessandra Tommasi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@aletommasi3" target="_blank">@aletommasi3</a> di Alessandra Tommasi @aletommasi3
    21 Giugno 2022
    in Politica
    Ucraina Russia UE

    Bruxelles – L’opinione pubblica europea è sempre più divisa sulla guerra in Ucraina tra chi vuole la pace il prima possibile e chi vuole invece “giustizia” contro la Russia. È quanto emerso dallo studio pubblicato oggi (21 giugno) dallo European council on foreign relations (Ecfr). Il documento si basa su un sondaggio online svolto dal think-tank nel maggio 2022 in dieci Paesi europei – Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia – su un campione di 8.172 intervistati. Un periodo, secondo lo studio, in cui gli europei sono diventati più consapevoli delle conseguenze economiche e sociali della guerra a causa dell’alta inflazione e delle crisi sul piano alimentare ed energetico.

    Nessun Paese mette in dubbio il fatto che sia la Russia ad aver dato inizio al conflitto: oltre l’80 per cento degli intervistati ritiene Mosca responsabile. I dati più alti sono degli Stati confinanti o che si sentono più minacciati, come la Finlandia (90 per cento) o la Svezia (83 per cento), o anti-russi come la Polonia (83 per cento). Un’opinione condivisa da Germania (66 per cento), Francia (62 per cento) e Italia (56 per cento). Gli italiani sono però anche i più scettici: il 27 per cento incolpa l’Ucraina, gli Stati Uniti o l’Unione Europea per lo scoppio della guerra. Tutti i Paesi ritengono inoltre che Mosca sia l’ostacolo principale per eventuali accordi di pace, con alte percentuali in Finlandia (87 per cento), Svezia (82 per cento), Gran Bretagna (76 per cento), Polonia (74 per cento) e Spagna (69 per cento). Quest’opinione è meno diffusa in Romania (42 per cento) e in Italia (39 per cento), ma è comunque prevalente in entrambi gli Stati.

    Secondo gran parte dei cittadini europei, i governi nazionali dovrebbero interrompere le relazioni economiche, diplomatiche e culturali con Mosca e ridurre la sua dipendenza dal petrolio e dal gas russo (58 per cento), anche a discapito degli obiettivi climatici. Un risultato che, secondo lo studio, evidenzia il sostegno dell’opinione pubblica europea al sesto pacchetto di sanzioni. In Italia solo il 44 per cento, il punteggio più basso dei dieci Paesi, ritiene che di dover ridurre il proprio livello di dipendenza dall’energia russa. Nessuna esitazione anche sul sostegno all’Ucraina: i cittadini intervistati vogliono che vinca e sono disposti a mostrarsi solidali garantendo armi e assistenza economica, accogliendo più rifugiati e appoggiando il suo ingresso nell’Ue.

    Gli europei sono però divisi sugli obiettivi da conseguire nel lungo periodo nell’ambito della guerra in Ucraina. Nei 10 Paesi intervistati, il 35 per cento è a favore della ‘pace’, anche se implica perdite territoriali per l’Ucraina, e il 22 per cento vuole ‘giustizia’, ripristinando l’integrità territoriale del Paese e punendo la Russia per l’invasione. Un altro 20 per cento include invece gli indecisi. Il fronte della ‘pace’ è sostenuto principalmente dagli italiani, il 52 per cento, mentre i polacchi sono in prima linea per la giustizia, con il 41 per cento. Il fronte della ‘pace’ è motivato dalle preoccupazioni per l’impatto della guerra, perché ritiene che gli effetti del conflitto sull’Ucraina – e sull’Ue – saranno peggiori rispetto a quelli sulla Russia. Mentre sulla risposta politica europea gli appartenenti al gruppo ‘giustizia’ e gli indecisi sostengono il taglio dei legami economici, diplomatici e culturali con la Russia, quelli del gruppo ‘pace’ si oppongono al taglio degli ultimi due. La stessa divisione persiste sulla questione della difesa: il fronte della ‘pace’ si oppone all’idea di una no-fly zone e al dispiegamento di truppe in Ucraina, mentre gli altri gruppi sembrano favorevoli.

    A prevalere è la sensazione che i governi siano troppo concentrati sulla guerra, trascurando altre problematiche. Secondo il 42 per cento degli intervistati ha affermato che i propri governi dedicano troppo tempo alla guerra in Ucraina, mentre il 36 per cento è soddisfatto della quantità di attenzione dedicata al conflitto e il 4 per cento ritiene che il proprio governo sia troppo poco concentrato sulla guerra. Polonia e Romania sono gli unici Paesi dove oltre la metà degli intervistati ha affermato che il proprio governo ha prestato troppa attenzione alla guerra in Ucraina. Un dato che in Italia è comunque pari al 48 per cento. Le principali preoccupazioni degli europei riguardo al conflitto sono l’impatto che questo sta avendo sul costo della vita e la minaccia di un’escalation nucleare. Gli intervistati in Germania, Italia e Francia sono principalmente preoccupati per l’impatto della guerra sul costo della vita e  sull’aumento dei prezzi dell’energia. Svedesi, britannici, polacchi e rumeni lo sono invece più per la minaccia di una guerra nucleare. I Paesi più lontani dalla Russia, cioè Portogallo e Spagna, sono preoccupati per entrambe le minacce quasi allo stesso modo, mentre la Finlandia per la minaccia di un’azione militare russa.

     

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