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    Home » Cronaca » Corte dei Conti Ue: rischi nel ricorso a consulenti esterni da parte della Commissione

    Corte dei Conti Ue: rischi nel ricorso a consulenti esterni da parte della Commissione

    Nella scelta l'esecutivo europeo "non assicura appieno un rapporto costi-benefici ottimale né una piena tutela dei propri interessi"

    Perla Ressese di Perla Ressese
    30 Giugno 2022
    in Cronaca
    blacklist

    La sede della Corte dei Conti europea, a Lussemburgo

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    Bruxelles – Secondo una relazione pubblicata oggi dalla Corte dei conti Ue, la Commissione europea nomina e si avvale di consulenti esterni in un modo che “non assicura appieno un rapporto costi-benefici ottimale né una piena tutela dei propri interessi”.

    Secondo i magistrati contabili “il quadro disciplinante il ricorso a tali servizi presenta lacune significative che comportano potenziali rischi connessi alla concentrazione dei fornitori di servizi, all’eccessiva dipendenza e ai conflitti di interesse”. Si aggiungono poi due carichi pesanti: “I rischi non sono sufficientemente monitorati” e ci sono “debolezze nel modo di valutare il lavoro svolto dai consulenti esterni e il valore aggiunto prodotto”.

    Secondo l’esame della Corte, il sistema informativo della Commissione europea non è in grado di fornire un quadro completo delle modalità con cui ci si avvale di consulenti esterni. Quel che è certo è che la Commissione ha fatto sempre più ricorso a consulenti esterni per svolgere vari servizi di consulenza e di supporto. Negli ultimi anni, ha ricostruito la Corte, l’esecutivo europeo “ha stipulato contratti per un valore di circa 1 miliardo di euro all’anno aventi per oggetto un’ampia gamma di servizi di questo tipo, quali attività di consulenza, studi, valutazioni e ricerca”. I consulenti esterni sono coinvolti principalmente nell’attuazione delle politiche di vicinato e di allargamento, dei partenariati internazionali, degli strumenti di politica estera e delle azioni per l’ambiente e il clima a livello dell’UE. 

    “L’esternalizzazione di alcuni compiti può essere utile e talvolta necessaria”, ha dichiarato François-Roger Cazala, il membro della Corte responsabile dell’audit. “Tuttavia – ha sottolineato il magistrato – la Commissione europea dovrebbe sforzarsi di ottenere il massimo valore possibile dalle somme spese. È necessario migliorare la trasparenza e l’obbligo di rendiconto in relazione ai compiti che possono essere esternalizzati e alla gestione dei rischi di concentrazione dei prestatori, di eccessiva dipendenza e di conflitti di interesse”.

    In particolare per i servizi di consulenza e di ricerca, le due categorie che rappresentano l’80 per cento dell’importo appaltato, secondo la Corte dei conti “non vi sono orientamenti in merito al possibile livello di esternalizzazione dei compiti, alle modalità di definizione dei servizi dei consulenti esterni e alle capacità e competenze da mantenere interne”. Inoltre, per alcuni servizi di consulenza appaltati per svolgere compiti ricorrenti, la Commissione “non effettua analisi costi-benefici e dei bisogni per valutare i vantaggi dell’affidarsi a fornitori esterni piuttosto che a personale interno prima di avviare nuove richieste di appalto”.

    Sebbene i criteri utilizzati per selezionare le offerte vincitrici fossero adeguati, la Commissione “non ha sufficientemente monitorato e gestito rischi importanti associati al ricorso a consulenti esterni, tra cui i rischi di concentrazione dei prestatori e di eccessiva dipendenza da un numero relativamente ridotto di fornitori di servizi”, denuncia la Corte. Nel corso del periodo sottoposto ad audit (2017-2019), la Commissione ha stipulato contratti con 2.769 consulenti esterni. Tuttavia, “i primi dieci prestatori hanno rappresentato da soli il 22 per cento (circa 600 milioni di euro) degli importi aggiudicati totali”. Non è raro, afferma la relazione, che un unico prestatore si aggiudichi appalti consecutivi nell’arco di diversi anni, nonostante siano organizzate regolarmente procedure di appalto aperte.

    Il rischio di concentrazione su un numero ridotto di consulenti esterni comporta quello che “alcuni prestatori dotati di vasta esperienza di collaborazione con la Commissione si aggiudichino appalti più facilmente”. Inoltre, le procedure per individuare e prevenire potenziali conflitti di interesse sono “prevalentemente controlli formali, che da soli non possono garantire la gestione dei rischi di conflitto di interesse”, sottolineano i magistrati.

    Esaminando i singoli contratti, la Corte riconosce che la Commissione verifica la qualità attesa dei servizi forniti dai consulenti esterni prima di effettuare loro i pagamenti. Ciononostante sottolinea che “la Commissione non ha valutato in modo coerente la performance dei consulenti esterni, ad eccezione degli studi e delle valutazioni. Solo alcune direzioni generali effettuano analisi degli insegnamenti tratti o valutazioni costi-benefici ex post e, quando queste vengono eseguite, non vi è alcuna raccolta di informazioni centralizzata che consenta di utilizzare al meglio i risultati prodotti dai consulenti esterni”. La Corte ritiene che ciò riduca la capacità della Commissione di individuare potenziali ambiti di miglioramento e aumenti inoltre il rischio di riassumere consulenti che in passato hanno fornito servizi scadenti.

    Tags: commissione europeaconsulentiCorte dei conti Ue

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