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Gli interpreti del Parlamento Ue in sciopero: le riunioni virtuali danneggiano la salute
Un'interpete al lavoro (Foto: Parlamento europeo)

Gli interpreti del Parlamento Ue in sciopero: le riunioni virtuali danneggiano la salute

Parlamentari che si connettono dall'auto in viaggio, altri che usano apparati di scarsa qualità creano situazioni ad alto rischio. Metsola: Lavoriamo a trovare una soluzione, ma dobbiamo permettere "di intervenire a distanza in circostanze specifiche"

Bruxelles – Gli interpreti interni al Parlamento europeo sono i sciopero perché denunciano problemi di salute e orari di lavoro  troppo lunghi. Il problema, spiega la loro associazione internazionale di categoria (Aiic), discende dalle interpretazioni di persone connesse on line (con il sistema Interactio), che spesso hanno una qualità audio molto scadente, il che rende tecnicamente complessa e faticosa la traduzione.

Per ora dunque il lavoro di interpretariato sarà limitato alle persone fisicamente presenti negli spazi del Parlamento, mentre non saranno più tradotti gli interventi da remoto.

Negli ultimi due anni, a causa della pandemia le riunioni da remoto si sono moltiplicate, ma qualche parlamentare ha probabilmente esagerato, collegandosi ai meeting dalla propria auto in corsa, con una connessione Internet e apparecchiature scadenti.

Dagli interpreti si spiega che una bassa qualità della ricezione audio costringe ad un’eccessiva pressione acustica sulla coclea, un osso a forma di spirale dell’orecchio interno. Secondo quanti riporta il quotidiano on line EUobserver, dal febbraio 2021 100 interpreti del personale su circa 250 hanno segnalato problemi di salute uditiva ai servizi medici del Parlamento europeo. Attualmente il 63,5% degli interpreti soffrirebbe di disturbi dell’udito.

Con una mossa forse indispensabile per l’importanza dei lavori in corso, lunedì il Parlamento ha risposto con una mossa giudicata da alcuni lavoratori antisindacale, esternalizzando l’interpretazione di una sessione della Commissione Esteri a un fornitore di servizi. Il servizio stampa del parlamento ha affermato che l’esternalizzazione è stata una “misura eccezionale e rara, che è stata presa già in passato”.

Sulla questione, che è di importanza capitale per i lavori del Parlamento, è intervenuta anche la presidente Roberta Metsola, che il 26 giugno ha inviato un’e-mail agli interpreti del personale, con in copia i sindacati. L’e-mail, vista da EUobserver, afferma che il parlamento continuerà a consentire agli eurodeputati “di intervenire a distanza in circostanze specifiche”. Ma ha anche promesso che il Parlamento è disposto a lavorare per trovare una soluzione al problema. “Il dialogo sociale, di cui sono garante, è ora iniziato”, ha scritto Metsola.

Secondo i sindacati però le assunzioni esterne sono una violazione del diritto alla contrattazione collettiva e che inoltre questi lavoratori non sono accreditati presso il Parlamento europeo, ponendo possibili questioni sulla qualità del servizio.