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Il piano per tagliare i consumi di gas spacca l'UE. Italia nel fronte dei 'no' alla proposta di Bruxelles

Il piano per tagliare i consumi di gas spacca l'UE. Italia nel fronte dei 'no' alla proposta di Bruxelles

Pioggia di critiche sul target del 15 per cento uguale per tutti e sui poteri della Commissione europea di dichiarare lo stato di allerta. Gli Stati negoziano con Bruxelles per rivedere il testo in vista del Consiglio energia del 26 luglio

Bruxelles – I piani della Commissione europea di ridurre i consumi di gas per prepararsi a un inverno senza il quello importato dalla Russia dividono le capitali, che punteranno a modificare la proposta avanzata dall’esecutivo comunitario. Bruxelles ha proposto mercoledì una riduzione (volontaria) del 15 per cento dei consumi di gas dal primo agosto fino al 31 marzo del prossimo anno, pari a 45 miliardi di metri cubi, di gas per far fronte allo scenario di una interruzione completa delle forniture da parte di Mosca (da cui, fino allo scorso anno, arrivava il 40 per cento del gas importato).

La percentuale di riduzione dei consumi proposta dalla Commissione sarebbe uguale per tutti i Paesi, ma non altrettanto uguale sarebbe il risultato della riduzione, perché in ogni Stato membro andrebbe calcolata in base alla media dei consumi di gas dei cinque anni precedenti (2017-2021). In termini assoluti è la Germania il Paese europeo a cui è richiesto di tagliare di più la domanda di gas, seguita dall’Italia. Ovvero, i due Paesi europei più dipendenti dal gas, quindi anche da quello russo. A quanto si apprende a Bruxelles, tra i punti più critici e divisivi del piano c’è proprio il fatto che il target sia lo stesso per tutti. Molti Stati membri considerano il 15 per cento “troppo ambizioso e difficile da raggiungere” e l’Italia è al momento tra gli Stati membri più critici su questo punto.

La Commissione europea, nella voce del portavoce Eric Mamer, ha minimizzato il dibattito teso tra i governi rispondendo alla stampa durante il quotidiano briefing che è “normale che ci siano delle discussioni su questioni cruciali come questa, non è la prima volta, ed è una cosa positiva che gli Stati membri stiano discutendo di questo”. Ha poi difeso la proposta della Commissione spiegando che è stata avanzata sulla base di “fatti e sul rischio serio di una interruzione di gas russo” da un momento all’altro. Se lo scenario (del taglio alle forniture) diventerà realtà, “le conseguenze ci saranno per tutti”, ha avvertito Mamer. E non solo sul fronte energetico, ma anche economico dal momento che “tutte le nostre economie sono ormai interconnesse”. Per questo l’Ue deve agire in maniera unitaria” per far fronte alle crisi, è “vitale una risposta comune alle sfide che abbiamo di fronte” e a beneficiarne saranno tutti.

Dopo la Spagna e il Portogallo, anche la Grecia e la Polonia hanno pubblicamente espresso insofferenza verso i piani di Bruxelles. Attraverso fonti di Palazzo Chigi, anche il governo di Roma conferma la contrarietà al target – che diventerebbe obbligatorio di fronte a una crisi di gas – di riduzione, che nei fatti può penalizzare alcuni Paesi più di altri. Ma c’è un secondo punto su cui i governi stanno negoziando in queste ore con la Commissione europea per rivedere la proposta. Anche se il quadro rimane poco omogeneo, quasi unanime è la contrarietà riscontrata tra gli Stati membri a conferire più poteri alla Commissione europea nel dichiarare lo stato di allerta di fronte a una crisi di approvvigionamento.

Bruxelles ha chiesto ai governi il potere di rendere questo obiettivo del 15 per cento obbligatorio (di sua iniziativa o per iniziativa di almeno tre Stati) di fronte a un serio rischio di carenza di gas o di crisi di approvvigionamento, facendo leva sull’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che invoca maggiori poteri all’Ue in caso di “gravi difficoltà nell’approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell’energia”. I governi, da sempre reticenti a concedere più potere alla Commissione europea, non ci stanno e stanno chiedendo in queste ore una revisione della proposta. Agli Stati membri è lasciato ampio margine di manovra su come e dove andare a tagliare quando necessario, su a quali settori dare priorità ma molti di loro hanno espresso preoccupazione e chiedono la possibilità di dire di ‘no’ attraverso il veto.

Da Palazzo Berlaymont questa mattina il portavoce Mamer si è affrettato ad assicurare che sarà “il Consiglio a decidere se attivare l’articolo 122 e, dunque, lo stato di allerta sul gas, non è la Commissione e ci sono delle condizioni da rispettare”, che andranno chiarite insieme. Il confronto tra gli ambasciatori dei Ventisette è in corso in una riunione del Coreper (il comitato dei rappresentanti permanenti presso l’UE). Ne seguirà un’altra anche lunedì, alla vigilia del Consiglio straordinario dell’energia in cui la presidenza ceca di turno al Consiglio spera di trovare la quadra politica per il via libera. In quanto proposta di regolamento del Consiglio, è necessaria una maggioranza qualificata tra gli Stati membri per approvarla.

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