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Nord Stream non riparte e schizzano i prezzi del gas. Berlino apre alla tassa sugli extra-profitti delle aziende energetiche

Nord Stream non riparte e schizzano i prezzi del gas. Berlino apre alla tassa sugli extra-profitti delle aziende energetiche

Il mercato si apre dopo l'annuncio di Gazprom sull'interruzione dei flussi a tempo indeterminato e il prezzo del gas torna a salire. Il governo di Berlino annuncia un piano da 65 miliardi contro il caro energia e promette un tetto ai profitti dell'elettricità

Bruxelles – Nord Stream non riparte e i prezzi del gas in Europa risalgono alle stelle. Questa mattina il prezzo di riferimento del gas è salito 272 euro per megawattora (MWh) dopo l’annuncio della Russia dello scorso venerdì che una perdita di combustibile nel Nord Stream avrebbe  costretto il principale gasdotto per gli approvvigionamenti europei a rimanere chiuso oltre i tre giorni di interruzione della manutenzione previsti la scorsa settimana (dal 31 agosto al 2 settembre).

Una mossa strumentale, sostiene tutta Bruxelles, che mette in difficoltà i governi alle prese con gli approvvigionamenti prima dell’inverno. Il gasdotto Nord Stream è la principale infrastruttura per il trasporto del gas russo verso il continente, collega i giacimenti di gas siberiani direttamente alla Germania settentrionale attraverso il Mar Baltico e a capacità massima può trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas verso Berlino. Già da metà estate, il gasdotto stava lavorando al 20 per cento della capacità (circa 2, in una mossa calcolata dal Cremlino per mettere pressione ai governi europei alle prese con il riempimento degli stoccaggi del gas.

Nord Stream non riparte e la Germania, la principale economia europea e più dipendente dal gas russo, corre ai ripari di fronte al rischio che i flussi di gas russo siano interrotti definitivamente, alzando i costi delle bollette. Il cancelliere Olaf Scholz ha promesso ieri pomeriggio un nuovo pacchetto di aiuti da 65 miliardi di euro contro la crisi dei prezzi dell’energia, appena due giorni dopo l’annuncio del colosso russo del gas Gazprom di sospendere a tempo indeterminato i flussi di metano verso l’Europa.

Come ricordato da Scholz in conferenza stampa, si tratta del terzo pacchetto di aiuti varato da Berlino che fa salire a quota 95 miliardi di euro il sostegno economico stanziato dal governo tedesco dall’inizio della guerra di Russia in Ucraina a febbraio contro le bollette energetiche e l’inflazione. Molto più che negli altri Paesi dell’Ue: in Italia, finora, il sostegno ha raggiunto i 50 miliardi (ma si attende questa settimana un nuovo annuncio da parte del governo dimissionario di Mario Draghi), 45 miliardi sono stati stanziati in Francia e 27 miliardi in Spagna. Tra le misure annunciate dal cancelliere – a capo di una coalizione di socialdemocratici, Verdi e liberali – ci sono finanziamenti una tantum per pensionati e studenti, ma soprattutto l’idea di mettere in campo un piano per colpire i profitti imprevisti delle aziende energetiche, come già era emerso dal confronto tra il ministro tedesco per il Clima, Robert Habeck, e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Nelle parole di Scholz dopo l’annuncio sul Nord Stream prende forma con concretezza l’idea tassare gli extra profitti delle società energetiche, ma solo quelle che non producono elettricità attraverso il gas. “Stabiliremo un tetto alle entrate per coloro che nel mercato elettrico non devono pagare prezzi elevati del gas, ovvero che producono elettricità con energia eolica, solare, biomassa, carbone o nucleare. Faremo in modo che tali profitti eccessivi non possano continuare a essere utilizzati scremandoli in una certa misura”, ha detto, senza fornire cifre precise che potrebbero essere recuperate per essere poi erogate a sostegno delle famiglie e consumatori. L’idea di Scholz è quella di garantire ai cittadini forniture di base di elettricità a prezzi più convenienti rispetto a quelli attuali, trainati dal gas. Poco dopo il cancelliere tedesco ha ribadito l’intenzione in un’intervista all’emittente “Zdf”, spiegando che la misura arriverà “in un futuro prossimo” andando a rilevare i profitti in eccesso sul mercato dell’elettricità. Li definisce “profitti casuali, profitti in eccesso” con cui è possibile restituire “miliardi” ai cittadini, ha aggiunto Scholz.

La misura per il cancelliere tedesco andrebbe attuata in tutta l’Unione europea, ma si dice pronto ad andare da solo se in Europa non sarà attuata in tempi rapidi. “Faremo tutto ciò che ho intenzione di illustrarvi, in conformità con le normative rapidamente trovate in Europa, o applicandole rapidamente a livello nazionale”. Scholz ha affermato di aspettarsi che l’UE “affronti rapidamente” la questione, aggiungendo che è “molto chiaro che abbiamo bisogno di rapidi cambiamenti in questo settore”, soprattutto dal momento che non è chiaro se Nord Stream riprenderà i flussi.

La Commissione europea ha già raccomandato agli Stati membri di imporre la cosiddetta ‘tassa sui profitti inattesi’ attraverso le linee guida contro il caro energia, come misura temporanea per affrontare la crisi. Diversi Stati membri, compresa l’Italia, hanno già seguito il consiglio di Bruxelles, ma in questo caso l’idea è quella di promuovere un intervento a livello europeo. La questione sarà affrontata alla prossima riunione dei ministri dell’energia che vedrà le capitali in un confronto difficile su come prepararsi davvero all’arrivo dell’inverno senza il gas russo, il principale fornitore all’Europa. Proposte concrete da parte della Commissione europea sulla riforma del mercato energetico europeo si attendono però mercoledì 14 settembre, quando la presidente Ursula von der Leyen pronuncerà di fronte all’Eurocamera riunita a Strasburgo l’annuale discorso sullo stato dell’Unione. Che quest’anno in larga parte sarà dedicato alla guerra in Ucraina e alla crisi dell’energia che ne è derivata.

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