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Consiglio d'Europa:
Parco urbano a Dublino. Il Consiglio d'Europa chiede di riconoscere un ambiente sano come diritto dell'uomo

Consiglio d'Europa: "Ambiente sano sia un diritto dell'uomo"

L'organismo internazionale di cui fanno parte tutti i governi dell'UE invita a modificare legislazioni nazionali in modo da garantire a tutti luoghi salubri e non inquinati

Bruxelles – Inserire la tutela dell’ambiente nella lista dei diritti umani. Il Consiglio d’Europa, che non è un’istituzione Ue, viene incontro all’Unione europea proponendo di condurre una battaglia giuridica che ben si inserisce negli impegni a dodici stelle per la sostenibilità. In una raccomandazione ai 46 Stati membri, l’organismo di Strasburgo chiede considerare il riconoscimento, a livello nazionale, del diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come un diritto umano. Si suggerisce in sostanza un intervento normativo per inserire nell’ordinamento nazionale, regionale e anche nelle costituzioni, il principio legato ad un ambiente salubre e l’impegno a garantirlo.

Nella sua raccomandazione il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa invita procedere, in modo uniforme e omogeneo, al riconoscimento dei principi generali del diritto ambientale internazionale, come il principio del danno da non conformità, il principio di prevenzione, il principio di precauzione e il principio “chi inquina paga”. Ancora, si insiste sulla necessità di equità intergenerazionale e sul principio di non discriminazione.

L’iniziativa, oltre che rispondere agli impegni della Commissione europea per una transizione sostenibile che tuteli ambiente e contrasti i cambiamenti climatici, incontra anche la richiesta che è giunta dal Parlamento europeo lo scorso anno. Un totale di 69 deputati europei di cinque gruppi (Verdi, Sinistra, S&D, Renew Europe e PPE) hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea e all’allora presidenza portoghese di turno chiedendo il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano e promuovere questa battaglia considerata come doverosa presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il Consiglio d’Europa, di cui fanno parte tutti i Paesi UE, si spinge più in là. Chiede misure per le categorie più vulnerabili, misure “obbligatorie e volontarie” per le imprese, e prevede valutazioni della situazione con eventuale aggiornamenti dei quadri nazionali in materia nonché la valutazione della messa in opera di tale politica tra cinque anni.

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