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Taglio domanda elettricità e tetto sugli extra profitti, accordo politico Ue sulle misure di emergenza contro il caro energia

Taglio domanda elettricità e tetto sugli extra profitti, accordo politico Ue sulle misure di emergenza contro il caro energia

Riduzione della domanda di elettricità, un tetto massimo a 180 euro/megawattora sui ricavi dei produttori di elettricità a costi bassi (gli inframarginali), un prelievo del 33 per cento delle società di combustibili fossili. All'accordo politico seguirà la procedura scritta con il via libera formale la prossima settimana

Bruxelles – Riduzione della domanda di elettricità, un tetto massimo sui ricavi dei produttori di elettricità a costi bassi (gli inframarginali), un prelievo da parte delle società di combustibili fossili. I ministri europei dell’energia hanno impiegato oggi (30 settembre) poco meno di un’ora per trovare un accordo politico sulle misure di emergenza contro il caro energia proposte dalla Commissione europea lo scorso 14 settembre, che secondo le stime di Bruxelles consentiranno anche di raccogliere circa 140 miliardi di euro (117 miliardi di euro dai ricavi inframarginali e altri 25 miliardi da un contributo di solidarietà dalle aziende delle fossili) da poter redistribuire ai consumatori, famiglie e imprese, più colpiti dalla crisi dei prezzi. All’accordo politico raggiunto oggi, spiegano fonti, seguirà una procedura scritta per l’adozione formale, con l’idea di arrivare al via libera entro la fine della prossima settimana.

I ministri hanno approvato senza difficoltà le misure dopo circa due settimane di lavoro preparatorio degli ambasciatori dei 27 Stati membri, mediato dalla presidenza di turno della Repubblica ceca con quattro bozze di compromesso presentate alle capitali. Nello specifico, le misure approvate prevedono di introdurre un obiettivo obbligatorio di riduzione del consumo di elettricità del 5 per cento durante le ore di picco, e un obiettivo non vincolante di ridurre la domanda complessiva di elettricità di almeno il 10 per cento fino al 31 marzo 2023, ma senza imporre agli Stati membri un obbligo vincolante.

La presidenza di Praga ha lavorato nelle ultime due settimane per garantire che gli Stati membri abbiano “più flessibilità” sulla riduzione dei consumi di elettricità, su quando e come attuare questa riduzione, in primis rivedendo la definizione di “ore di punta” della domanda, che non sarà più calcolata solo in base all’aumento dei prezzi dell’energia (come nella proposta della Commissione) ma anche in termini di consumi effettivi di energia. La riduzione dei consumi di elettricità sarà calcolata su un periodo di quattro mesi (01/12/2022-31/03/2023), anziché su base mensile come dalla proposta della Commissione. Le misure di emergenza prevedono anche due tipologie di tetto sugli extra profitti delle compagnie energetiche, un cap pari a 180 euro/megawattora sui ricavi dei produttori di energia elettrica diversi da gas a basso costo, ovvero energia eolica, solare, geotermica; idroelettrica senza serbatoio; combustibile da biomassa, escluso il bio-metano; rifiuti; energia nucleare, lignite; petrolio (greggio e altri prodotti petroliferi), la torba. Il tetto in questo caso dovrebbe essere applicato da dicembre 2022 a giugno 2023; e poi un prelievo del 33 per cento sarà applicato alle imprese che producono elettricità attraverso i combustibili fossili, da calcolare sui profitti del 2022 che superano del 20 per cento i profitti medi dei tre anni precedenti. In entrambi i casi le risorse andranno reindirizzate per sostenere famiglie e imprese. A ottobre dovrebbe arrivare la proposta dell’Esecutivo per modificare il quadro temporaneo degli aiuti di stato e fornire sostegno in forma di liquidità alle imprese energivore che oggi risentono dei costi elevati della produzione.

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