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Per energia e clima gli enti locali chiedono più Europa delle regioni

Per energia e clima gli enti locali chiedono più Europa delle regioni

Le raccomandazioni nello speciale rapporto pubblicato dal Comitato europeo delle regioni per la settimana di città e regioni e plenaria del Comitato

Bruxelles – Più Europa, certo. Ma anche più Europa delle regioni. Gli enti locali tornano a reclamare un ruolo maggiore nella definizione delle politiche a dodici stelle sempre più centrali. Su contrasto ai cambiamenti climatici, transizione sostenibile, e risposta alla crisi energetica l’Europa degli Stati non può fare a meno dei suoi sindaci e dei suoi governatori. Il rapporto annuale sullo stato delle regioni e delle città redatto dal Comitato europeo delle regioni (Cor), ha tra le raccomandazioni politiche proprio quella di ripensare la cooperazione tra livelli decisionali, per un diverso e maggiore coinvolgimento di chi si trova a lavorare nei territori e sui territori ogni giorno.

Ecco allora che quando si parla di sicurezza e indipendenza energetica, “gli investimenti di REPowerEU nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica dovrebbero basarsi su progetti locali“. Inoltre, i regimi di finanziamento dell’Ue, gli appalti pubblici e le norme sugli aiuti di Stato “devono essere adattati per mantenere operativi i piani di investimento locali anche in tempi di alta inflazione”. Ancora, sempre a proposito di energia, è convinzione degli amministratori locali e del Comitato europeo delle regioni che a livello Ue, “è necessaria una revisione approfondita della governance del regolamento dell’Unione dell’energia per gettare le basi per un coinvolgimento sistematico delle città e delle regioni nella pianificazione e gestione della transizione verde”. Più Europa per il Green deal, più Europa delle regioni per il suo successo.

C’è poi la questione del surriscaldamento del pianeta, con le ricadute sui territorio. Anche qui si chiede di poter essere più in prima linea, visto che l’impatto per città e regioni è previsto in crescita. Tra il 1980 e il 2020 disastri naturali di varia entità hanno prodotto, in media, circa 12 miliardi di euro di perdita economica l’anno. Ma l’impatto di inondazioni, incendi, siccità “sta crescendo rapidamente”, rileva il rapporto, e i danni da cambiamento climatico “potrebbero raggiungere anche fino a 170 miliardi di euro l’anno”. Le inondazioni, da sole, costituiscono 8,5 miliardi di euro di perdita di benessere all’attuale tasso di riscaldamento globale, che “potrebbero aumentare” a 16 miliardi di euro se il riscaldamento globale dovesse assumere una tendenza più ripida, con 2°C di riscaldamento globale, e a 40 miliardi di euro con 3°C di riscaldamento globale.

Da qui l’invito a governi centrali e istituzioni Ue a una nuova agenda politica comune. Gli sforzi comuni per combattere i cambiamenti climatici “devono essere rafforzati a livello dell’UE e nazionale”, mentre, d’altra parte, l’attuazione tangibile delle misure di mitigazione e adattamento “deve essere progettata a livello locale, al fine di rispondere alle esigenze specifiche di ciascun territorio”. Sindaci e presidenti di regione chiedono di “essere visti come i protagonisti della transizione verde”, e in tal senso la conferenza sul clima dell’Onu di Sharm el-Sheik (Cop 27) in programma  “sarà un’opportunità cruciale per ribadire la richiesta di un ruolo maggiore per gli enti locali e regionali”.

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