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I popolari europei fanno quadrato attorno a Tajani. Weber:

I popolari europei fanno quadrato attorno a Tajani. Weber: "Come ministro degli Esteri sarebbe simbolo di continuità"

Dopo la bufera scatenata dagli audio di Berlusconi, il presidente del Ppe ha confermato che la sua famiglia politica europea supporterà solo governi con posizioni chiare a sostegno di Kiev. Il coordinatore nazionale di FI è considerato il "ponte" e "garanzia" tra Roma e Bruxelles

Bruxelles – Dimenticare Silvio Berlusconi: la “garanzia”, il “ponte” tra Roma e Bruxelles, ha un nuovo nome e cognome: Antonio Tajani. La pensano così tutti i vertici del Partito Popolare Europeo, sotto la pressione mediatica dell’ultimo audio pubblicato dall’agenzia di stampa LaPresse in cui si sente il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, prendere posizioni controverse sulla guerra russa in Ucraina e lontane dalle posizioni ufficiali della famiglia europea dei popolari.

Manfred Weber Ppe
Il presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, al Summit Ppe (20 ottobre 2022)

Tajani come possibile ministro degli Esteri del prossimo governo sarebbe per noi il simbolo della continuità“, ha messo in chiaro il presidente del Ppe, Manfred Weber, a margine del summit pre-vertice dei leader Ue, sottolineando che “la sua posizione è cristallina, è il ponte tra la forte posizione di Forza Italia al Parlamento nazionale e il pilastro europeo qui” a Bruxelles. Sempre il coordinatore nazionale del partito “è la garanzia del programma e dell’approccio pro-europeo e pro-Ucraina di Forza Italia“, ha specificato Weber, con una precisazione netta sul fatto che “è chiara” la posizione dei popolari nei confronti delle capitale europee, dalla Svezia all’Italia: “Noi supportiamo chi ha un programma a sostegno dell’Europa, dell’Ucraina e dello Stato di diritto”.

Al summit del Ppe le domande sono tutte sulle possibili spaccature interne e sulla collocazione di Forza Italia sullo scacchiere internazionale, considerata la posizione emersa dal leader del partito Berlusconi nella riunione di Forza Italia alla Camera dei Deputati in occasione dell’elezione dei capigruppo non solo sui rapporti ancora stretti con l’autocrate russo, Vladimir Putin, ma anche sull’interpretazione dell’invasione dell’Ucraina e le accuse velate al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. A Bruxelles nessuno fa il nome di Berlusconi, segno che la stella del leader forzista potrebbe essere tramontata anche internamente alla famiglia europea e tutti gli occhi sono puntati sul coordinatore nazionale del partito Tajani, ben conosciuto a Bruxelles come eurodeputato (dal 1994 al 2008 e dal 2014 al 2022), presidente del Parlamento Ue (dal 2017 al 2019), Commissario europeo (dal 2008 al 2014) e vicepresidente del Ppe (dal 2019).

Sono qui per confermare la mia posizione personale, del leader del mio partito e di Forza Italia a favore della Nato, delle relazioni transatlantiche e dell’Europa e contro l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, è stata la dichiarazione lapidaria dello stesso Tajani facendo ingresso al summit del Ppe. “Voglio che la nostra credibilità e il nostro peso rimangano intatti, Forza Italia potrà dare un contributo importante” al prossimo governo e all’Europa, ha precisato ancora i coordinatore nazionale del partito: “Ho scambiato messaggi con l’ambasciata ucraina in Italia, ci hanno ringraziato per le parole di chiarimento”.

Se la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, la numero uno dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ha assicurato che “Tajani è un convinto europeista e convinto atlantista, lo conosco da molti anni”. La leader maltese si è detta anche “convinta” che il coordinatore nazionale di Forza Italia “lavorerà per tenere l’Italia al centro dell’Europa“, in linea con il supporto unanime all’Ucraina “che sono qui a rappresentare a nome dei 705 membri del Parlamento Europeo”.

Preoccupazioni si levano invece dal premier della Croazia, Andrej Plenković: “Le parole di Berlusconi non contribuiscono certamente all’unità del Ppe, ho capito che l’audio è stato una fuga di notizie, sarà importante capirne di più“. Gli ha fatto eco l’ex-premier irlandese e oggi ministro del Commercio, Leo Varadkar: “Quanto abbiamo sentito è un problema, dovremo discuterne, ma ho piena fiducia in Tajani”.

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