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Green deal e giustizia sociale, delegazione del Cese in arrivo a Sharm el-Sheik per la Cop27
[Photo by MOHAMMED ABED / AFP]

Green deal e giustizia sociale, delegazione del Cese in arrivo a Sharm el-Sheik per la Cop27

Il Comitato economico e sociale europeo organizzerà una serie di eventi collaterali alla Cop27, per chiedere un ruolo più rilevante delle organizzazioni della società civile nell'azione climatica di istituzioni internazionali e governi

Bruxelles – Un linguaggio più concreto sulla dimensione sociale del cambiamento climatico e un ruolo più rilevante delle organizzazioni della società civile, per garantire che nel percorso verso gli obiettivi climatici non venga trascurata la giustizia sociale. Questo l’appello del Comitato Economico e Sociale Europeo (Cese) e della sua delegazione alla COP27 a Sharm el-Sheik, che da sabato 12 novembre terrà una serie di eventi collaterali alla kermesse mondiale sul clima, per incalzare istituzioni internazionali e governi a rafforzare le proprie ambizioni climatiche.

“Il Comitato esorta i Paesi sviluppati ad aumentare i loro contributi finanziari per il clima”, dichiara il Cese, in riferimento alla discussione in agenda a Sharm el-Sheik sul fondo “Loss&Damage”, destinato ai Paesi che stanno già subendo danni e perdite irreversibili a causa dei cambiamenti climatici.

Il focus scelto per la COP egiziana è “together for implementation” (insieme nell’implementazione), ecco perché il gruppo ad hoc del Comitato economico e sociale che parteciperà ai lavori insisterà sul ruolo della società civile organizzata nell’imprimere maggiore forza all’azione dei governi. Con un occhio di riguardo alla sua componente giovanile: oltre a sei membri del Cese, farà parte della spedizione anche la rappresentante giovanile, Sophia Katharina Wiegand.

In preparazione alla conferenza sul clima, lo scorso 26 ottobre il Cese ha adottato la risoluzione “Affrontare insieme una minaccia esistenziale: parti sociali e società civile per l’attuazione di un’ambiziosa azione per il clima” in cui, oltre a chiedere alle istituzioni europee di aggiornare i contributi nazionali (Ndc) stabiliti a Glasgow, propone la creazione di “Commissioni per una transizione giusta” a livello nazionale e regionale, per affrontare le sfide sociali insite alla transizione verde.

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