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L'Italia vuole il Ponte sullo Stretto coi soldi Ue, ma prima deve farlo inserire nella lista delle opere da fare
Plastico del progetto per il ponte sullo Stretto di Messina [foto: imagoeconomica]

L'Italia vuole il Ponte sullo Stretto coi soldi Ue, ma prima deve farlo inserire nella lista delle opere da fare

Il governo vorrebbe che l'Europa facesse la sua parte, ma la realizzazione non è prevista o nella strategia per le grandi reti Ten-T. Prima dei fondi va rivista quella. Un compito difficile, ma da Bruxelles c'è un'apertura a uno "studio di fattibilità"

Bruxelles – Ponte sullo stretto, l’Italia prova a rilanciare una partita che, a livello europeo, non è mai decollata. L’idea della grande opera che permetta il collegamento diretto tra Sicilia e resto della Penisola è entrata nel dibattito politico nazionale all’inizio degli anni Duemila, ma nonostante le tante parole spese da Silvio Berlusconi, negli anni dei suoi governi non è riuscito a far decollare la macchina. Adesso il ministro per i Trasporti, Matteo Salvini, è deciso a riportare in vita l’idea. Ha annunciato una missione a Bruxelles per il 5 dicembre per chiedere che “l’Europa faccia la sua parte”. Tentativo non semplice, perché tutto in salita. Ma non escluso a priori.

E’ vero che l’agenda dell’Ue per le grandi reti di trasporti (Ten-T) prevede un collegamento che vada dalla Scandinavia alla Sicilia. Si tratta del cosiddetto ‘Corridoio Scandinavo-Mediterraneo‘, ma a oggi il ponte sullo Stretto di Messina non risulta in alcun modo tra le componenti (anche perché le isole, in generale, sono penalizzate in questo programma Ue). Il ponte dunque non è previsto, non è inserito nella lista degli interventi da fare. “Il collegamento non figura nell’elenco dei collegamenti transfrontalieri e collegamenti da realizzare per il completamento della rete TEN-T“, il chiarimento è offerto dalla commissaria per i Trasporti, Adina Valean, nella risposta a un’interrogazione parlamentare in merito. Interrogazione risalente ad aprile 2021, con risposta di giugno dello stesso anno. Dunque, ottenere soldi per finanziare l’opera non sarà la missione di Salvini, che innanzitutto deve convincere a inserire l’opera nella strategia a dodici stelle. Comunque una base di lavoro c’è, perché, sempre Valean, riconosceva che “il collegamento tra la Sicilia e l’Italia continentale fa parte della rete transeuropea dei trasporti. Rientra già nel corridoio ‘Scandinavia-Mediterraneo’ e, in quanto tale, fa parte della rete considerata di importanza unionale“.

Da Bruxelles ricordano però che l’Italia ha già l’obbligo di prevedere il collegamento tra Sicilia e resto del Paese, ma il punto è che a oggi ciò deve essere garantito con soluzione diversa dal ponte a campata unica che adesso si ripropone. Vuol dire dover rinegoziare tutto quanto, di fatto ripartire da zero.

Questo non significa che la missione sia di quelle impossibili, ma da dicembre 2019 le regole del gioco sono cambiante, e non poco. Il varo del Green Deal ha posto una nuova attenzione alla sostenibilità, e il modo di concepire l’infrastruttura dovrà adeguarsi a nuovi obiettivi e requisiti. Se l’Italia vuole convincere la Commissione europea a riaprire gli accordi fin qui sottoscritti in termini di cantieri, deve essere in grado di riscrivere il progetto del ponte sullo Stretto.

Il tentativo non appare di quelli semplice. Funzionari della Commissione europea spiegano a Gea che l’attuale revisione della strategia Ten-T per le grandi reti di connessione “non prevede l’apertura dell’elenco delle priorità stabilite in un altro atto legislativo, il regolamento sul meccanismo per collegare l’Europa (Cef)”, che finanzia progetti di interesse comune relativi a reti e infrastrutture multi-modali inter-operabili e sostenibili. “Ciononostante – ammette lo stesso funzionario – un tale progetto potrebbe essere presentato per il finanziamento CEF per finanziare i relativi studi preparatori”.

Inoltre, che si tratti di ponte sullo stretto di Messina o altra opera, le regole prevedono che prima di prendere qualsiasi decisione di cofinanziare un progetto, è necessario eseguire “un’analisi approfondita” dei benefici economici e finanziari per valutarne il potenziale impatto. Ciò include la valutazione dei flussi e delle tendenze attuali del traffico, delle esternalità (ad esempio gli impatti ambientali) e dell’impatto su altri aspetti socioeconomici, da mettere in relazione con i costi del completamento delle opzioni tecniche individuate. Servirà dunque tempo.

(ultimo aggiornamento: 23 novembre 2022)

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