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Consiglio energia alla prova del 'price cap' sul gas. Ministri Ue a confronto su acquisti comuni e rinnovabili

Consiglio energia alla prova del 'price cap' sul gas. Ministri Ue a confronto su acquisti comuni e rinnovabili

La soglia troppo alta per attivare il tetto automatico proposto dalla Commissione europea non piace ai governi. Il ministro Pichetto: "Proposta Ue insufficiente"

Bruxelles – Da un lato, misure per gli acquisti congiunti di gas, solidarietà energetica e la promessa di dar vita a un indice complementare al TTF di Amsterdam per il gas naturale liquefatto (GNL). Dall’altro, la diffusione delle energie rinnovabili tagliando i tempi di autorizzazione. I ministri europei dell’energia si riuniranno domani (24 novembre) a Bruxelles in un Consiglio straordinario dell’energia con l’obiettivo di concordare sulle ultime due proposte legislative avanzate dalla Commissione europea per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, ma guadagnare anche terreno comune sull’idea di introdurre a livello europeo un ‘meccanismo di correzione del mercato’ per affrontare i picchi di prezzo del gas.

Dopo settimane, se non mesi, di pressioni da parte dei governi, la Commissione europea ha avanzato ieri la proposta legislativa con i dettagli per fissare un prezzo massimo “di sicurezza” da applicare in automatico sulle transazioni sul mercato olandese di fronte a picchi di prezzo. Il meccanismo, nell’idea di Bruxelles, scatterebbe in automatico quando sono soddisfatte due condizioni contemporaneamente: quando il prezzo del gas sul TTF supera i 275 euro per megawattora (MWh) per un periodo di due settimane e quando i prezzi del gas sul TTF sono superiori di 58 euro rispetto al prezzo di riferimento del GNL per 10 giorni consecutivi nelle due settimane di scambi. Le condizioni per attuarlo in automatico sono talmente difficili da realizzare, che il meccanismo potrebbe non entrare in funzione mai e lo ammette la stessa Commissione europea.Gli episodi di picco di prezzo del gas verificatesi ad agosto “erano di natura simile a quelli” che la Commissione europea prevede di “affrontare con il meccanismo di correzione del mercato”, proposto ieri dall’Esecutivo comunitario “ma non avrebbero effettivamente fatto scattare la correzione”, ha chiarito un portavoce dell’esecutivo comunitario. Ad agosto, il mese che viene preso come riferimento per il picco, i prezzi si sono avvicinati ai 310 euro/MWh ma non sono mai andati oltre la soglia dei 275 euro/MWh per un periodo consecutivo di due settimane, il che rende improbabile che a queste condizioni il cap sia attivato realmente. “L’abbiamo progettata per anticipare e scoraggiare eventi simili in futuro, rispettando anche le salvaguardie stabilite dal Consiglio europeo in termini di sicurezza dell’approvvigionamento e della domanda di gas”, ha chiarito il portavoce.

In particolare, è la soglia di prezzo così alta per far scattare il meccanismo di correzione del mercato ha attirato subito le critiche delle Capitali, soprattutto quelle che più in questi mesi hanno insistito perché la Commissione presentasse una proposta legislativa per il price cap. Per l’Italia, la proposta della Commissione Ue non “è sufficiente”, ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un’intervista a SkyTg24 alla vigilia della riunione con gli omologhi europei. Insufficiente perché “rischia di stimolare la speculazione invece di arginarla. Domani valuteremo rispetto alle modalità quali posizioni prendere, ma così com’è la proposta non è di nostra soddisfazione”, ha motivato. Toni duri quelli usati anche dalla ministra spagnola per la transizione ecologica, Teresa Ribera, che ha definito la proposta una “presa in giro” e ha annunciato il suo rifiuto alla riunione di domani perché il tetto “genera l’effetto opposto a quello desiderato, provoca un maggiore aumento artificiale dei prezzi, mettendo a rischio tutte le politiche di contenimento dei prezzi”.

La soglia dei 275 euro/MWh è stata stabilita dopo varie indecisioni da parte della Commissione, scelta accuratamente alta in parte perché la Commissione europea spera di non attivare mai il meccanismo (ha chiaramente dichiarato che vuole usare lo strumento come ‘deterrente’ per abbassare in automatico il prezzo del gas) in parte perché sa che nei negoziati gli Stati membri abbasseranno la cifra. La maggior parte dei governi sposa l’idea di un limite di prezzo che si aggira tra i 150-180 euro per megawattora. A detta dell’esecutivo comunitario però la proposta è un tentativo di andare incontro a posizioni distanti in seno al Consiglio, avvicinando gli animi. Tra chi, come la Germania e i Paesi Bassi, il tetto non lo vuole proprio e chi, come l’Italia e altri 15 Stati membri, il price cap lo ha richiesto a più riprese nel corso di tutta la crisi energetica.

A difendere la proposta è stata ancora oggi la commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, secondo cui i livelli di attivazione del price cap proposti dalla Commissione europea sono “sufficientemente elevati da ridurre al minimo i rischi e coerenti con la nostra intenzione di disporre di uno strumento che scoraggi episodi di picchi di prezzo molto elevati”, ha dichiarato di fronte all’Aula di Strasburgo. Domani si terrà il primo scambio di idee dei ministri sulla proposta, cui seguiranno i primi tentativi delle capitali di riscrivere in parte fatti e cifre del testo legislativo. I tempi sono troppo stretti e la materia controversa, per cui per un alto funzionario dell’Ue per quanto la presidenza ceca possa compiere “missioni impossibili”, è troppo “ottimista pensare di riuscire a chiudere” un accordo già domani. Ma il confronto di domani servirà alla presidenza ceca per “testare gli umori e la temperatura” sulla questione e capire in quale direzione andare, se rimettere la questione sul tavolo dei capi di stato e governo riuniti a Bruxelles il 15-16 dicembre.

Le altre misure al vaglio dei governi

Se sul price cap il dibattito sarà solo orientativo, dal Consiglio di domani si attende il via libera alle altre misure di emergenza proposte dall’Esecutivo europeo. Un via libera che dovrebbe arrivare senza troppe difficoltà. La prima proposta di regolamento del Consiglio è stata presentata dalla Commissione europea lo scorso 18 ottobre e si basa principalmente su tre pilastri: interventi per contrastare l’aumento dei prezzi del gas, una base giuridica per avviare nell’effettivo (e rendere obbligatori) gli acquisti congiunti di gas da parte delle imprese europee e nuove regole di solidarietà tra gli Stati membri di fronte al rischio di tagli all’approvvigionamento.

  • ACQUISTI CONGIUNTI DI GAS: La proposta della Commissione Ue prevede di rendere operativa la piattaforma europea di acquisti congiunti lanciata lo scorso 7 aprile ma mai entrata realmente in attività. La base giuridica per l’avvio degli acquisti comuni di gas prevede la partecipazione obbligatoria delle imprese degli Stati membri per soddisfare almeno il 15 per cento degli obiettivi di riempimento dello stoccaggio sotterraneo. Le imprese potranno formare un consorzio europeo di acquisto di gas, nel rispetto delle regole di concorrenza dell’Ue.
  • SOLIDARIETA’ OBBLIGATORIA: La Commissione Ue vuole introdurre regole predefinite di solidarietà tra gli Stati membri in caso di carenza di approvvigionamento del gas estendendo l’obbligo di solidarietà agli Stati membri senza collegamento diretto di gasdotti per coinvolgere anche quelli con impianti GNL. Al momento, sottolineano fonti di Bruxelles, ci sono solo 6 accordi di solidarietà in essere tra gli Stati membri (tra: Italia-Slovenia, Germania-Austria, Estonia-Lettonia, Lituania-Lettonia, Finlandia-Estonia), mentre l’esecutivo comunitario punta ad averne molti di più.
  • 40 MILIARDI DAI FONDI DI COESIONE: E’ in questo pacchetto che la Commissione europea ha proposto di utilizzare parte dei fondi non spesi della politica di coesione 2014-2020, per un valore di quasi 40 miliardi di euro, da utilizzare contro il caro energia.
  • INDICE GNL COMPLEMENTARE AL TTF E PRICE CAP: Tra le misure di intervento sul mercato per mitigare i prezzi del gas, la Commissione Ue prende atto del fatto che il TTF di Amsterdam, il mercato olandese plasmato sulle transazioni da gasdotto, non rispecchia più l’attuale andamento del mercato e quindi promette che entro il primo trimestre 2023 svilupperà un indice europeo complementare solo per i prezzi del gas naturale liquefatto (LNG). E’ in attesa del un nuovo parametro di riferimento che Bruxelles ha proposto un ‘meccanismo di correzione del mercato’ che si attiverebbe in automatico a determinate condizioni

La seconda proposta al vaglio dei governi è stata avanzata dalla Commissione europea lo scorso 9 novembre e riguarda l’accelerazione dell’iter di autorizzazione per le infrastrutture energetiche rinnovabili, per accelerarne la diffusione su larga scala. Nella proposta, la Commissione Ue si sofferma sulle tecnologie e tipi di progetti specifici che hanno il potenziale più elevato per un rapido dispiegamento: energia solare, ripotenziamento di impianti di energia pulita e pompe di calore su cui propone di abbreviare le procedure di rilascio dei permessi di costruzione. Nello specifico, la Commissione europea ha proposto un termine massimo di un mese per la procedura di autorizzazione per le infrastrutture che riguardano l’energia solare e il relativo stoccaggio e le connessioni alla rete quando non sono installate su un terreno naturale; il periodo massimo è di 6 mesi per quanto riguarda il ripotenziamento delle centrali di energia pulita (il cosiddetto ‘repowering’); infine, per le pompe di calore, l’intero processo di installazione non deve superare i tre mesi. A quanto apprende Eunews, nell’ultima bozza di compromesso della presidenza della Repubblica ceca, gli Stati membri dovrebbero portare a tre mesi, invece che un mese solo, per il rilascio delle autorizzazioni dell’energia solare.

In quanto misure di emergenza e urgenti, tutte e tre le proposte legislative all’ordine del giorno della riunione di domani rientrano nel quadro della procedura prevista dall’articolo 122 del trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE) e dunque devono essere approvate dal Consiglio a maggioranza qualificata (quando il 55 per cento degli Stati membri vota a favore, 15 paesi su 27, e quando gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65 per cento della popolazione totale dell’UE).

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