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Qatar, terremoto al Parlamento europeo: arrestata per corruzione una vice presidente greca, il suo compagno e un ex parlamentare italiano

Qatar, terremoto al Parlamento europeo: arrestata per corruzione una vice presidente greca, il suo compagno e un ex parlamentare italiano

L'inchiesta è partita la scorsa estate .Coinvolti alcuni assistenti parlamentari. L'Eurocamera: "Pronti alla massima collaborazione con gli inquirenti". Indagini ancora in corso

Aggiornamento 11 dicembre: La vicepresidente (S&D) del Parlamento europeo Eva Kaili, di nazionalità greca, è stata arrestata questa domenica per mandato della giustizia belga, dopo che lo scorso venerdì era stata posta in stato di fermo. Anche il suo compagno, Francesco Giorgi, assistente parlamentare di un altro deputato, è stato tratto in arresto, così come l’ex deputato Pier Antonio Panzeri e il segretario generale di Non c’è pace senza giustizia Niccolò Figà Talamanca. Liberato invece, sotto condizioni, il sindacalista Luca Visentin.

Eva Kaili

Le decisioni di trasformare i fermi in arresti sono state assunte dalla magistratura di Bruxelles allo scadere delle 48 ore di fermo entro le quali si deve decidere tra l’arresto e la liberazione. L’accusa per Kaili è di corruzione, riciclaggio di denaro e partecipazione a un’organizzazione criminale, come riferiscono due testate belghe, il quotidiano Le Soir e il settimanale Knack.

Il padre di Kaili, fermato venerdì con una valigia piena di contanti mentre usciva da un hotel di Bruxelles, è stato rilasciato. 

Intanto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha ritirato tutte le deleghe e i poteri che Kaili aveva in quanto una dei 14 vice presidenti dell’Eurocamera.

Aggiornamento costante: nella serata di venerdì nel quadro dell’inchiesta è stata fermata anche una dei 14 vice presidenti del Parlamento europeo, a seguito di una perquisizione nel suo appartamento. Si tratta della greca Eva Kaili, esponente socialista e compagna di uno degli assistenti parlamentari fermati questa mattina, Francesco Giorgi.

Il fermo è stato possibile perché in seguito alla perquisizione sarebbe stata colta in flagranza di reato: gli inquirenti avrebbero trovato alcune buste contenenti danaro. 

Kaili si era distinta recentemente per numerose prese di posizione, anche in interventi in Aula, particolarmente in favore del governo del Qatar, descritto come un Paese con una nuova generazione “di persone molto intelligenti e con un alto livello di istruzione”, “che ci ha aiutato” e che “ha già fatto l’impossibile” per la difesa dei diritti umani. Il suo partito, il Pasok, l’ha già espulsa. 

Altre perquisizioni a uffici e residenze di europarlamentari sembra siano in corso. Sono stati posti sotto sequestro i locali di lavoro degli assistenti degli eurodeputati socialisti belgi Marie Arena e Marc Tarabella. A quanto affermano i due parlamentari questi assistenti avrebbero in passato lavorato con Panzeri, e per questo sarebbero sotto indagine. Sabato sera, però, in presenza del deputato, la polizia ha perquisito anche l’abitazione di Tarabella, a Bruxelles. Non è però stato deciso un fermo nei suoi confronti. 

Venerdì era stato fermato anche il segretario generale della Ong Non c’è pace senza giustizia, Niccolò Figa’ Talamanca, che in passato avrebbe collaborato con l’Ong di Panzeri. 

In una nota diffusa in serata il gruppo dei socialisti e democratici S&D afferma che: “Siamo sconvolti dalle accuse di corruzione nelle istituzioni europee. Il Gruppo S&D ha tolleranza zero per la corruzione. Siamo i primi a supportare un’indagine approfondita e una divulgazione completa. Collaboreremo pienamente con tutte le autorità investigative. In questo spirito, non commenteremo pubblicamente i procedimenti giudiziari in corso”.

“Data la gravità delle accuse – continua la nota -, fino a quando le autorità competenti non forniranno informazioni e chiarimenti pertinenti, chiediamo la sospensione dei lavori su eventuali fascicoli e votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite programmate”.

Bruxelles – Un ex deputato europeo, il presidente della Federazione mondiale dei sindacati (Ituc), due assistenti parlamentari, tutti italiani, sono stati interrogati questa mattina dalla giustizia belga a proposito di un possibile reato di corruzione, che potrebbe essere stato realizzato a quanto sembra dal Qatar nel quadro della candidatura a sede dei Mondiali di calcio 2022.

La vicenda è stata resa nota dal quotidiano francofono Le Soir, il quale scrive di “un’ondata di perquisizioni nella mattinata di venerdì 9 dicembre, a seguito di un’inchiesta aperta a metà luglio 2022 su una presunta organizzazione criminale, infiltrata nel cuore del Parlamento europeo e sospettata di ingerenza nella politica, nel sindacato e di corruzione dal Qatar”. Le uniche due persone  delle quali si conoscono i nomi sono: Pier Antonio Panzeri, ex deputato europeo eletto nel Pd e poi passato dal 2017 in Articolo1 e Luca Visentini, sindacalista della Uil, ex presidente dei sindacati europei, e da tre settimane alla guida della Federazione mondiale dei sindacati. Secondo Le Soir i due sarebbero in stato di fermo. Abbiamo cercato di raggiungerli al telefono ma nessuno dei due risponde, e nessuno parla tra i loro collaboratori.

Dal Parlamento europeo si spiega che “non commentiamo indagini in corso. Non c’è ancora nessuna informazione diretta, ma abbiamo espresso la nostra disponibilità alla massima collaborazione con gli inquirenti“.

Nella giornata nella quale si giocheranno i quarti di finale del Mondiale, una nota del procuratore federale belga Michel Claise spiega che “la polizia giudiziaria federale ha effettuato 16 perquisizioni in diversi comuni di Bruxelles. In particolare a Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Bruxelles-Ville (il comune che dà il nome alla Città-Regione, capitale del Belgio, ndr). Queste perquisizioni sono state effettuate nell’ambito di un’ampia indagine per presunti atti di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio di denaro“. L’indagine dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (OCRC) è partita quattro mesi fa.

Gli inquirenti “sospettano che un Paese del Golfo abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo”, spiega la Procura federale ai giornalisti. L’avrebbe fatto “pagando ingenti somme di denaro o offrendo doni significativi a terzi che rivestono una posizione politica e/o strategica significativa all’interno del Parlamento europeo”. L’accusa non cita esplicitamente il Qatar, ma diverse fonti citate da Le Soir hanno specificato che si tratta dello stato ospitante della Coppa del Mondo.

La Procura federale ha dunque proceduto ad un “fermo per interrogatorio” di questo gruppo di quattro persone, cioè come indagati e in presenza di un avvocato, delle quali conferma solo gli anni di nascita “1955, 1969, 1971 e 1987”.  Nel 1955 è nato Panzeri, Visentin è del 1969. Entro 48 ore dovranno essere inviati davanti ad un giudice che dovrà decidere su eventuali mandati di arresto.

Panzeri, eurodeputato dal 2004 al 2019, è stato nella sua ultima legislatura presidente della Sottocommissione per i diritti umani (Droi) ed attualmente è presidente di Fight impunity, una Ong che promuove “la lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani” e la giustizia internazionale. Stamattina, secondo Le Soir, è stata anche perquisita la sede di Fight Impunity.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di seicentomila euro in contanti, che secondo il quotidiano Le Soir, che ha lavorato insieme ad un’altra testata,il settimanale Knack,  sono stati scoperti nella residenza di Bruxelles di Panzeri.

“Questa operazione era rivolta in particolare agli assistenti di parlamentari europei”, conclude la procura federale rispondendo alle domande di Le Soir. Durante le perquisizioni nelle loro residenze sono stati sequestrati apparecchiature informatiche e telefoni. Gli assistenti parlamentari lavorerebbero per i gruppi S&D (centrosinistra) e Ppe (centrodestra). Sarebbe coinvolto nelle indagini anche un funzionario del Parlamento.

LE REAZIONI

Parlano i parlamentari del gruppo dei Popolari (Ppe), che si dichiarano “scioccati” per l’indagine in corso. “Non c’è spazio per la corruzione in nessuna parte dell’Ue”, recita il messaggio affidato a Twitter, in cui si ribacisce che “le autorità hanno il nostro pieno sostegno”.

La truppa del Pd all’Europarlamento manifesta “sconcerto” per l’accaduto. Per la delegazione del Partito democratico in seno al gruppo dei socialdemocratici “si tratta di accuse e di questioni estremamente gravi su cui va fatta luce”, e in tal senso “confidiamo pienamente nel lavoro della magistratura e delle forze di polizia che stanno effettuando le necessarie verifiche”. Dal Pd l’auspicio che “la verità emerga presto e che sia difesa l’onorabilità della nostra istituzione”.

Per la delegazione del Movimento 5 Stelle “le notizie sulle presunte mazzette e regali da parte del Qatar per influenzare le decisioni del Parlamento europeo sono gravissime e inquietanti. Ai pentastellati “preoccupa il ruolo assunto nelle presunte condotte illecite di alcuni suoi dipendenti” nonché quello di esponenti politici e sindacalisti italiani.

Gli europarlamentari della Lega, di fronte a quelle che definiscono “accuse gravissime”, intendono inserire la questione nell’agenda dei lavori. “Al Parlamento europeo chiederemo di affrontare la questione in commissione speciale per le interferenze esterne e anche con un dibattito in Aula quanto prima”.

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