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Crolla il 'no' di Berlino e l'Ue ritrova unità sul price cap. Mosca minaccia ripercussioni ma i prezzi del gas scendono

Crolla il 'no' di Berlino e l'Ue ritrova unità sul price cap. Mosca minaccia ripercussioni ma i prezzi del gas scendono

Il regolamento sul price cap adottato formalmente dal Consiglio Ue, mentre Mosca minaccia di dirottare il gas verso mercati non europei

Bruxelles – Sono “ragioni politiche” quelle che hanno spinto la Germania a votare a favore per l’introduzione di un meccanismo di correzione del mercato, alias un tetto al prezzo del gas per mitigarne i picchi. Ragioni politiche, non tecniche, che hanno spinto Berlino a superare tutti gli indugi, dopo mesi passati a frenare (e a far frenare anche Bruxelles) sul tanto divisivo tetto al prezzo del gas che per mesi ha occupato il dibattito politico europeo. Ragioni politiche che Berlino motiva in termini di necessità di riscoprire l’unità europea di fronte a crisi di portata storica. Lo era la crisi del Covid-19 – che ha convinto la Germania di Merkel a dire ‘sì’ a un’inedita forma di emissione di debito comune per pagare il fondo di ripresa Next Generation EU. E lo è anche il dover affrontare le conseguenze economiche, energetiche e politiche della guerra di Russia in Ucraina.

E come spesso accade a Bruxelles, una volta convinta la Germania si sono convinti anche tutti gli altri (o quasi). Dopo l’accordo politico tra i ministri dell’energia lunedì, il regolamento per introdurre il price cap è stato formalmente adottato dagli Stati membri Ue attraverso una procedura scritta che ha confermato tutte le indicazioni di voto che erano emerse lunedì al Consiglio Ue dell’Energia: solo l’Ungheria ha votato contro, mentre Austria e Paesi Bassi si sono astenuti. Per il via libera al regolamento del Consiglio era sufficiente la maggioranza qualificata, che si ottiene se sono soddisfatte contemporaneamente due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore (in pratica, 15 paesi su 27) e gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue. Questo significa che anche un voto contrario di Berlino non avrebbe spostato gli equilibri di una maggioranza che sul price cap ormai c’era da settimane, se non mesi. Ma è il peso politico del ‘sì’ tedesco che sposta gli orientamenti, anche se come fanno notare in tanti, il più delle volte Berlino ha solo bisogno di trovarsi di fronte a un rischio concreto di frammentare l’Unione europea, per poi tornare sui suoi passi e riscoprirla unita.

“La Germania rimane critica nei confronti dell’introduzione di un tetto al prezzo del gas. Tuttavia, sarebbe ancora più critica se l’Unione Europea non agisse unita oggi, per questo sosteniamo il meccanismo di correzione del mercato per ragioni politiche”, si legge tra le motivazioni di voto della Germania contenute nel documento del Consiglio che certifica l’adozione del regolamento. Il governo di Berlino avverte però che “i vari meccanismi di controllo dovrebbero essere applicati e rispettati con attenzione”. Il meccanismo di correzione del mercato su cui i governi hanno trovato un accordo si attiverebbe quando il prezzo del gas sul mercato di scambio di riferimento in Europa – il TTF olandese – supera i 180 euro per megawattora ed è superiore di 35 euro/MWh rispetto ai prezzi del gas naturale liquefatto per tre giorni lavorativi consecutivi (il cosiddetto spread su un insieme di indici di riferimento del mercato globale).

La misura di intervento sul mercato entrerà in funzione il 15 febbraio, dopo una valutazione preliminare da parte dell’Esma, l’autorità di vigilanza sui mercati dell’Ue, e dell’Acer, l’autorità di regolamentazione dell’energia. Intanto, però, solo con l’intesa politica raggiunta a inizio settimana, il prezzo del gas ha iniziato la sua discesa e oggi ha toccato i 85,37 euro per megawattora, in calo del 7,1% rispetto alla chiusura di ieri pomeriggio. La Commissione Europea non ha mai nascosto di aver acconsentito a introdurre un meccanismo di tale portata, sperando nel suo effetto di deterrenza, ovvero che spinga i prezzi a scendere senza dover essere mai applicato nella sostanza.

Il prezzo del metano per ora non sembra temere le ripercussioni della Russia, che oggi ha minacciato di reindirizzare il gas verso nuovi mercati, malgrado “il mercato europeo sia rilevante” per Mosca. Lo ha affermato il vice primo ministro russo Alexander Novak commentando la misura, sottolineando che “anche il mercato europeo sia rilevante per noi, e ora stiamo fornendo approvvigionamenti. C’è una domanda per il nostro gas, i nostri colleghi europei ci chiedono costantemente di aumentare” tramite l’infrastruttura esistente e funzionante dopo il sabotaggio del Nord Stream e “parte delle forniture passa passa attraverso l’infrastruttura ucraina”, ha detto Novak in un’intervista al canale Russia 24. “Ma dato lo stato d’animo politico generale e la volontà di ridurre la dipendenza dal volume delle forniture dalla Russia, ridistribuiremo questo volume ad altri mercati. Poiché il nostro gas è richiesto, è economico, abbiamo grandi riserve di gas e svilupperemo queste aree “, ha aggiunto Novak. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha tagliato all’Europa l’80 per cento delle sue forniture, quelle in arrivo tramite gasdotto Nord Stream che arriva direttamente in Germania.

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